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SCIENZA

Studio sulle allergie in Canada

Inquinamento e allergie: pericolo per i più piccoli

Le madri forniscono ai bambini uno scudo durante la gestazione. Ma, dopo la nascita, l'esposizione agli agenti atmosferici inquinanti stimola l'insorgenza di reazioni allergiche. Uno studio canadese puntualizza il problema.

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di Stefano Lamorgese Uno studio del Canadian Healthy Infant Longitudinal Development (CHILD) - un contest di ricerca che raggruppa la maggior parte dei centri pediatrici universitari canadesi - dimostra che l'esposizione agli agenti inquinanti atmosferici durante il primo anno di vita fa aumentare significativamente il rischio dell'insorgenza di allergie alimentari (ma anche a muffe, pesticidi e animali domestici) nell'età adulta.

Pubblicata da Environmental Health Perspectives (Perinatal Exposure to Traffic-Related Air Pollution and Atopy at 1 Year of Age in a Multi-Center Canadian Birth Cohort Study), la ricerca parte dalla constatazione dell'incremento delle allergie, un fenomeno che non colpisce solo il Canada, ma la popolazione globale, come risulta evidente dai dati disponibili nel sito della World Allergy Organization, alla quale aderiscono i principali centri mondiali di ricerca sulle allergie.

Secondo Michael Brauer, coordinatore della ricerca e docente presso la "School of Population and Public Health" dell'Università canadese di British Columbia, "è la prima volta che si individua una correlazione diretta tra l'inquinamento atmosferico e l'ipersensibilità agli allergeni nel primo anno di vita".

Le madri come "filtro"
Uno degli elementi più interessanti desumibili dalla ricerca è che - se i bambini entro l'anno di età risultano effettivamente a rischio - non è stata individuata alcuna relazione tra la loro salute e l'esposizione agli agenti inquinanti delle loro madri. Come a dire: il corpo materno funziona come "scudo" per il feto.

I fratelli e gli animali domestici
Se sembra proprio vero che i bambini più piccoli esposti all'inquinamento atmosferico rischiano tanto (a Vancouver più del 23% della popolazione totale presenta casi di ipersensibilità), altrettanto non si può dire di quelli che convivono con altri fratelli (oppure con animali) entro le mura domestiche. Chi convive con un fratello (o un cugino) quasi della medesima età, oppure con un gatto o un cane in casa, non risulta affetto - almeno dal punto di vista del calcolo statistico - da particolari casi di ipersensibilità allergica.

Il metodo della ricerca
Lo studio del CHILD, finanziato da AllerGen NCE e dai Canadian Institutes of Health Research (CIHR), ha coinvolto più di 3500 famiglie con prole entro l'anno di età. Sono stati esaminati i dati clinici di 2477 bambini, e si è tenuto conto della loro esposizione ad agenti allergenici alimentari e ambientali nonché del tempo da loro trascorso al di fuori delle mura domestiche.
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