SCIENZA

Donna giapponese curata grazie ad un sistema esperto

L'intelligenza artificiale risolve un problema medico di difficile soluzione

Il sistema esperto Watson
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Sono bastati 10 minuti a Watson, il sistema esperto dotato di intelligenza artificiale ideato da Ibm, per risolvere un mistero clinico e salvare la vita di una donna. L'impresa è avvenuta a Tokyo, e dopo l'intervento del 'supercomputer', che ha suggerito anche la  terapia, la paziente è migliorata.
 
Il sistema è stato interrogato sul caso di Ayaco Yamashita, una donna di 66 anni a cui era stata diagnosticata nel gennaio 2015 una leucemia mieloide acuta. Alla diagnosi erano seguiti i trattamenti standard, che però si sono rivelati infruttuosi nel migliorare la salute della donna. A questo punto i medici hanno deciso di consultare Watson, che ha investigato a partire da oltre 20 milioni di cartelle cliniche e studi scientifici del suo database. Secondo il computer la donna aveva un tipo di leucemia diverso, più raro, a cui corrispondeva un trattamento non ancora tentato. "Abbiamo somministrato il farmaco – racconta Arinobu Tojo, uno dei medici -, e la donna è migliorata, fino ad essere  dimessa lo scorso settembre. da allora ha continuato a migliorare".
 
Divenuto famoso per aver vinto il telequiz usa Jeopardy nel 2011, Watson è stato 'allenato' soprattutto per applicazioni mediche. in particolare il programma dedicato all'oncologia è stato sviluppato insieme al Memorial Sloan Kettering di New York, ed è già utilizzato in diversi centri statunitensi per aiutare i medici a formulare diagnosi e decidere trattamenti, mentre il caso descritto a Tokyo è una 'prima volta' per l'intelligenza artificiale nel continente asiatico.
 
Nel destino di Watson ci sarà comunque presto un po’ di Italia. Grazie a un accordo da 150 milioni di dollari stipulato da governo e Ibm lo scorso marzo il primo centro di eccellenza europeo della ‘divisione salute’ del programma dovrebbe sorgere nei prossimi anni a Milano nell'area dell'expo.
 
In questo campo i concorrenti di Ibm sono diversi e comprendono le principali aziende informatiche mondiali. Il mese scorso anche Google ha annunciato una partnership con un centro ricerche britannico specializzato in malattie degli occhi per l'utilizzo di Deepmind, la propria intelligenza  artificiale. L'accordo prevede che Deepmind analizzi un milione di referti medici di visite agli occhi per creare un programma in grado di diagnosticare autonomamente condizioni come la retinopatia diabetica o la degenerazione maculare senile.
 
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