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TECH

Politecnico di Milano il mercato italiano vale 5 miliardi

Internet of Things, 70% delle nuove auto "native digitali"

Internet of Things cresce a ritmi sostenuti anche nel 2018. Quasi metà del mercato italiano è costituito da contatori intelligenti (per obbligo di legge) e automobili connesse: due macchine su tre immatricolate nel 2018 sono originariamente collegate a internet. Sul piano industriale il 58% delle fabbriche ha avviato un progetto IoT, ma la diffusione non aggancia le piccole e medie imprese

 

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Cresce a ritmo sostenuto il mercato italiano dell’Internet of Things: il valore nel 2018 è di 5 miliardi di euro, con un aumento del 35% rispetto al 2017, in linea con quello degli altri Paesi occidentali, dove oscilla fra il +25% e il +40%. Ecco alcuni dei dati ricavati dal rapporto prodotto dall'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano.

Contatori intelligenti e auto connesse
Sono le soluzioni di misurazione e gestione (Smart Metering e Smart Asset Management per le utility) il principale segmento di crescita dell’Internet of Things. Da sole coprono il 28% del mercato italiano per un valore di 1,4 miliardi di euro nel 2018 e un aumento complessivo del +45%. Una crescita indotta,  per effetto soprattutto degli obblighi di legge che hanno portato all’installazione, nel 2018, di 4 milioni di contatori del gas connessi e 5,2 milioni di contatori elettrici intelligenti di seconda generazione.

Il secondo settore più sviluppato è costituito dalle Smart Car, le auto connesse a internet, che valgono poco più di 1 miliardo e rappresentano il 21% del mercato ( la crescita in questo caso è del 37%). Grazie ai 14 milioni di veicoli connessi, che rappresentano ormai un terzo del parco auto circolante in Italia. Automobili e mezzi commerciali che sono nel 69% dei casi dotati di box Gps/Gprs per la localizzazione e la registrazione dei parametri di guida per abbattere i costi delle polizze assicurative, ma c'è da registrare che principalmente le auto "native digitali"  sono aumentate del 31% e che il 70% dei veicoli immatricolati in Italia nel 2018 è dotato di sistema di connessione alla rete cellulare via sim o di bluetooth fin dalla produzione.

Poche Pmi
Il 95% delle imprese ha sentito parlare almeno una volta di soluzioni IoT per l’Industria 4.0, ma il reale livello di conoscenza è ancora limitato (con un punteggio di 6,5 su 10) e insufficiente fra le piccole e medie imprese (5 su 10). Anche il livello di diffusione dei progetti cambia a seconda della dimensione aziendale: il 58% del campione ha avviato almeno un progetto di Industrial IoT nel triennio 2016-2018, ma la percentuale sale al 73% fra le medie e grandi aziende e scende al 29% fra le piccole. Secondo Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio Internet of Things, "le aziende devono ancora comprendere come analizzare al meglio i dati raccolti e riuscire a costruire su di essi servizi a valore aggiunto, anche se stanno nascendo alcuni progetti interessanti”.

Crescita continua
Secondo le previsioni dell’Osservatorio, la crescita del mercato italiano IoT continuerà anche nel 2019, prevalentemente nei segmenti Smart Metering, Smart Car, Smart Home e Industrial IoT. Nei prossimi mesi saranno installati altri 4 milioni di smart meter gas e 5,8 milioni di contatori elettrici di seconda generazione. Inoltre, a partire dalla fine del 2020 anche i 'contabilizzatori di calore' di nuova installazione dovranno essere gestibili da remoto e dal 2027 l’obbligo riguarderà tutti i contatori in uso.

E’ prevista una crescita significativa anche delle Smart Car, che da marzo 2018 -  per le nuove omologazioni - devono avere obbligatoriamente l’eCall, l’allerta automatica per attivare servizi di soccorso in caso di incidente. E' prevista anche la crescita di servizi abilitati dalla connettività, come la manutenzione preventiva basata sul monitoraggio dei componenti e l’integrazione degli smart speaker nelle auto, che consentiranno agli utenti di interagire con il proprio veicolo tramite la voce. Non molte novità invece sulla guida autonoma, ancora in fase sperimentale: Modena e Torino sono tra le prime città che, nel corso del 2018, hanno permesso alle aziende di iniziare a testare anche in Italia queste soluzioni.

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