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CULTURA

L'intervento conclusivo della Presidente della Rai a "Donna è..."

"Dobbiamo credere in questa battaglia e portarla fino in fondo"

Anna Maria Tarantola: "Non abbiamo sentito lamentele, ma analisi approfondite e proposte concrete, pragmatiche Dai vari interventi è emersa innanzitutto una forte, chiara e condivisa affermazione della necessità di perseguire l’equilibrio di genere come strumento per stimolare la crescita e il benessere delle famiglie, delle imprese, dei paesi".

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di Anna Maria TarantolaRoma Siamo giunti al termine di questo importante convegno che ci ha visti impegnati in due giornate intense, mai noiose, ricche di testimonianze, di storie di vita, di coraggio e di spunti di riflessione. Due giornate dedicate al confronto e alla condivisione di pensieri e di idee che spero potranno essere il volano per nuovi progetti ed impegni futuri.
Desidero ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione e al successo di questo convegno, tutti gli intervenuti e, in modo particolare, tutte le relatrici e i relatori che hanno affrontato, con i racconti delle proprie esperienze e le personali riflessioni, il non facile, ma più che mai attuale tema della disparità di genere. 
Abbiamo visto confrontarsi sulla tematica professionalità e sensibilità diverse: dal mondo dell’accademia a componenti del mondo della cultura e della scienza; da imprenditrici capaci di interpretare nuovi modelli di business, alle rappresentanze imprenditoriali; dal mondo dell’economia a quello dei media. Relatrici e relatori che, come avete sentito, sono stati capaci di analizzare la situazione attuale nei suoi molteplici aspetti e di interpretare, anche con chiavi di lettura non convenzionali, le implicazioni e le prospettive che comportano questo gap di genere e gli strumenti a disposizione affinché la società intera cambi e possa conoscere una nuova fase di sviluppo e di evoluzione. Non abbiamo sentito lamentele, ma analisi approfondite e proposte concrete, pragmatiche
Dai vari interventi è emersa innanzitutto una forte, chiara e condivisa affermazione della necessità di perseguire l’equilibrio di genere come strumento per stimolare la crescita e il benessere delle famiglie, delle imprese, dei paesi. È un punto importante che conferma la validità del nostro claim “Donna è…crescita”.
Il dibattito ha fatto emergere conferme, esigenze, proposte.

CONFERME:
-    la quota di donne nel mondo del lavoro e nelle posizioni di vertice aziendale, mediamente, è ancora molto bassa rispetto a quella degli uomini, così come nella politica, nel mondo della scienza e della tecnologia; le donne sono sotto-remunerate;
-    questa sottorappresentazione, specie ai vertici aziendali e/o in posizioni decisionali, comporta un costo per la società: si tratta della perdita del valore aggiunto che le donne sono in grado di portare quale contributo personale e differenziato rispetto agli uomini;
-    la politica e la legislazione hanno attuato azioni migliorative nei confronti della parità di genere, ma sul fronte della relativa piena e concreta attuazione c’è ancora molto da fare;
-    la percentuale di ragazze che si impegnano negli studi e nella formazione è in crescita e, in molti paesi e in molti campi, ha già superato quella maschile; le ragazze si laureano prima e meglio ovunque, tuttavia persistono gli stereotipi legati al fatto che certe materie, certi compiti, certi campi sono ritenuti idonei soltanto al mondo maschile. Per questo, scarsa è la presenza femminile nelle facoltà scientifiche e tecnologiche; 
-    gli stereotipi sono ancora presenti, pervasivi e influenzano il ruolo e la presenza delle donne nel mondo del lavoro;
-    la conoscenza economico-finanziaria è molto bassa, specialmente da parte delle donne; 
-    il tempo dedicato dalle donne ai lavori domestici è ancora elevato anche perché la maggioranza degli uomini considerano i lavori di cura un implicito dovere che la donna deve assolvere; 
-    rilevante è il ruolo del sistema audiovisivo perché, nonostante la diffusione del web, la tv è ancora lo strumento più pervasivo.
Non possiamo negare che, rispetto al passato, abbiamo raggiunto dei risultati che un tempo si considerava impossibile da ottenere o quasi. Ma permangono esigenze da colmare nel breve tempo affinché si possa arrivare a risultati soddisfacenti. 

ESIGENZE:
-    incrementare il numero delle donne nelle posizioni apicali e decisionali, perchè, come dimostrato da ricerche e monitoraggi, una maggiore presenza femminile ai vertici societari migliora i risultati economici delle imprese; più donne nel mondo del lavoro accrescono il PIL e riducono la povertà;
-    basare le politiche di assunzione e di promozione e di assegnazione sulla meritocrazia e non sulla appartenenza a un genere;
-    superare gli stereotipi e quelle barriere ancora presenti nelle culture tradizionali che impediscono alle donne di sviluppare le loro capacità in tutti i campi, dall’istruzione nei settori scientifici e innovativi, al mondo del lavoro, al nucleo familiare, anche proponendo modelli positivi;
-    incentivare la formazione femminile nel campo scientifico-economico e delle tecnologie, tenendo conto delle differenze tra uomo e donna, differenze che richiedono uso di linguaggi appropriati e tecniche di insegnamento mirate;
-    aumentare il numero di donne in politica come via per migliorare la democrazia, la qualità delle leggi, il welfare, il sociale, l’uso più efficiente dei fondi pubblici;
-    lavorare sulla cultura;
-    tenere sempre monitorati i mezzi di informazione principali utilizzati dalla popolazione per informarsi: essendo consapevoli che i media hanno un potere sull’intera comunità, è fondamentale assicurare che i messaggi veicolati siano sempre corretti, mai diffamatori e che garantiscano una corretta rappresentazione delle donne. 

AZIONI DA ATTIVARE:
-    incentivare politiche legislative economico e finanziarie che prevedano l’introduzione di meccanismi che possano favorire una maggiore presenza femminile sia nel mondo politico, sia nel mondo del lavoro (e, quindi, anche in quei settori che per troppo tempo sono stati implicitamente riservati al solo universo maschile);
-    incentivare politiche legislative che tutelino le donne nel loro lavoro domestico; 
-    assicurare una competizione equa tra uomini e donne in tutti i campi, ad esempio, incentivando le imprese a munirsi di policy di genere;
-    attivare progetti formativi ad hoc per le donne, affinché acquisiscano maggiore consapevolezza delle potenzialità intrinseche che possiedono e del beneficio che potrebbero portare alla società intera;
-    cooperare a livello internazionale attivando partnership con altri paesi al fine di affrontare la tematica delle disparità in tutte le sue sfaccettature, dal paese più avanzato al meno evoluto. Questo perché una migliore condizione delle donne nei paesi avanzati può aiutare il processo di evoluzione anche in tutti gli altri stati;
-    evitare l’autocompiacimento: una volta raggiunti dei risultati accettabili non si deve pensare di essere arrivati alla soluzione del problema. È necessario tenere monitorata la situazione delle pari opportunità per evitare di ricadere in una situazione di squilibrio;
-    analizzare le best practices, alle quali ispirarsi con la consapevolezza che non è detto che le soluzioni attuate in un paese siano vincenti anche in altri. Ogni paese deve fare analisi e monitoraggio al fine di individuare le modalità più consone per il raggiungimento dell’equilibrio di genere;
-    assicurare e migliorare la visibilità alle donne tramite la televisione non solo in termini di quantità, ma soprattutto di qualità;
-    investire nella scuola, nell’università, nella ricerca, nella cultura, proponendo sempre modelli femminili positivi. Le università devono “istituzionalizzare” l’attenzione alla cultura di genere.

Per concludere, è emerso con grande evidenza che un paese che non utilizza tutta la risorsa femminile non è un paese democratico. L’uguaglianza di genere è un diritto ed è la cosa giusta da fare e anche la più intelligente, perché:
-     comporta crescita della produttività, migliora la situazione economica familiare e le prospettive future dei figli;
-    comporta benefici alle istituzioni, alle policy e allo Stato in generale;
-    apre prospettive positive alle future generazioni.

Il messaggio che abbiamo ricevuto è che dobbiamo credere in questa battaglia per l’equilibrio di genere e portarla fino in fondo. Non tanto, e non solo per le donne, ma per il Paese e il mondo intero. Se vogliamo crescere dobbiamo aprire i cancelli ai più meritevoli, dobbiamo costruire una società in cui tutti possano concorrere per il migliore dei posti e in cui il capitale umano di una donna non valga la metà di quello di un uomo. 
Spiace che ancora una volta nell’aula, affollata, brilli l’assenza degli uomini. La vera parità, come molte relatrici hanno detto, la raggiungeremo quando gli uomini si sentiranno coinvolti e parteciperanno alle varie iniziative di genere.
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