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SPETTACOLO

Girato nell'Aspromonte, per la critica è il nuovo Gomorra

«L’unica vera resistenza era la mia»: Francesco Munzi racconta il viaggio nel suo film 'Anime Nere'

Il film di Francesco Munzi è ispirato al libro di Gioacchino Criaco 'Anime nere'. Acclamato al festival del cinema di Venezia, è nelle sale dal 18 settembre. «Mi avevano detto che era un posto dove non si poteva fare nulla di buono, invece abbiamo trovato una grandissima accoglienza. La maggior parte degli abitanti ha sposato il progetto perché gli è sembrato di autoraccontarsi»

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«Mi fu sempre difficile spiegare che cos’è la mia regione. La parola Calabria dice alla maggioranza cose assai vaghe: paese e gente difficile». Lo scriveva Corrado Alvaro nel 1930, e dopo ottant’anni la difficoltà di raccontare quei luoghi non è cambiata. Francesco Munzi, con il suo Anime Nere, ha raccolto quella sfida, rompendo il silenzio che aleggia intorno alla Calabria e soprattutto all’Aspromonte. Il film, applaudito al festival di Venezia, ma soprattutto in Calabria, dove, in via del tutto eccezionale, si è tenuta l’anteprima nazionale, è stato girato quasi interamente ad Africo, nel cuore dell’Aspromonte.  

Raccontare la ‘ndrangheta senza nominarla mai
«La preparazione di questo film è durata molto. C’è stato un tempo “importante”. 
Munzi ha coinvolto alcuni abitanti di Africo mescolandoli al cast. Ha sovrapposto una storia immaginaria alla geografia dell’Aspromonte, cercando l’essenza di quei luoghi, sospesi tra arcaico e moderno, nelle vite silenziose di chi ci abita. Si è immerso nel loro mondo: «Come mi hanno accolto? È stata un’esperienza straordinaria. L’autore del libro, Gioacchino Criaco, mi ha introdotto nel paese. Lui è di Africo. Ho superato tutte le diffidenze che avevo. Mi avevano detto che era un posto dove non si poteva fare nulla di buono, invece abbiamo trovato una grandissima accoglienza. La maggior parte degli abitanti ha sposato il progetto perché gli è sembrato di autoraccontarsi. I ragazzi di Africo che hanno partecipato al film si sono appassionati, si sono divertiti. Questa è stato positivo, valore aggiunto al racconto di una storia molto nera»

Anime Nere riesce nell’impresa di raccontare la ‘ndrangheta senza nominarla mai. «Io parto da una famiglia che non è nemmeno di ‘ndrangheta, ma che la fiancheggia. Ho cercato di fare un lavoro sul dettaglio, cioè di raccontare il territorio di Africo, aderendo molto a quel luogo. Probabilmente raccontando il particolare, si riesce ad evitare di cadere nelle trappole degli stereotipi».

Il regista, con un passato da documentarista, ha scelto di far parlare il dialetto calabrese ai suoi personaggi. Chi vuol capire si deve affidare ai sottotitoli. Spiega Munzi: «Racconto di un mondo molto particolare che è l’Aspromonte, che ha un senso di identità molto forte, si sente altro. Il dialetto mi serviva come mezzo espressivo per raccontare questa alterità, questa differenza dall’Italia stessa. Non mi è sembrato di mettere un limite o di aggiungere una difficoltà semantica al film piuttosto mi sembrava un modo per coinvolgere ancora di più lo spettatore in questo suono misterioso che è il dialetto che diventa ad un certo punto un vero protagonista».
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