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MONDO

Obama: "Pronti ad azioni militari"

Iraq: jihadisti alle porte di Baghdad. Il governo: siamo in guerra contro i terroristi

Alle stelle il prezzo del petrolio dopo la crisi irachena. Non si ferma l'avanzata delle brigate qaediste. Teheran promette sostegno al governo di al-Maliki. Lavrov: questa è la prova del fiasco dell'invasione di 11 anni fa. Il governo di Baghdad: intensifichiamo il dispiegamento di forze, siamo in guerra contro i terroristi

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I miliziani dello Stato Islamico dell'Iraq e del Levante, l'Isis, sono a 100 km dalla capitale irachena. A maggioranza sciita, Baghdad è un obiettivo decisamente più rischioso per i qaedsiti che incontrerebbero la resistenza oltre che dell'esercito anche delle milizie sciite. Mentre le milizie avanzano, il governo prepara la difesa: "Il piano - ha spiegato il portavoce del ministero dell'Interno - consiste nell'intensificare il dispiegamento di forze e aumentare gli sforzi di intelligence e le tecnologie, siamo in guerra contro i terroristi, la situazione può essere considerata eccezionale".

Obama: pronti ad azioni militari
Una situazione sempre più difficile che spinge il presidente americano Obama ad affermare che gli Stati Uniti sono "pronti ad azioni militari quando sono minacciati gli interessi della sicurezza nazionale" anche se fono ad ora ha smentito l'utilizzo di truppe di terra. "L'Iraq - ha aggiunto - avrà bisogno di ulteriore assistenza da parte degli Stati Uniti".

Evacuata la base Usa di Balad
Mentre i jihadisti avanzano verso Baghdad, decine di americani - sia civili sia contractors - sono stati evacuati dalla base militare di Balad, uno dei più grandi centri di addestramento del Paese. Finora, fa sapere il Dipartimento di Stato, sono partiti tre aerei. 

Isis: imporremo la Sharia a Mosul
Secondo molti analisti se l'Isis riuscisse a mantenere il controllo su Mosul sarebbe un passo importante per il raggiungimento del suo obiettivo, la costituzione di uno stato islamico fino alla Siria, una delle azioni più eclatanti post 11 settembre. L'Isis ha fatto sapere che a breve implementerà una versione restrittiva dela Sharia, Mosul e nelle altre regioni delle quali detiene il controllo: le donne dovranno rimanere a casa "per modestia", ai ladri verranno tagliate le mani e ai sunniti impiegati nell'esercito e nelle forze di polizia verrà imposto di lasciare oppure di essere uccisi. Ad oggi, come sottolinea l'ex ambasciatore iracheno alle Nazioni Unite, Feisal Israbadi, la rapida caduta di Mosul e Tikrit prova che le milizie hanno ottenuto il favore della popolazione, a maggioranza sunnita. 

Peshmerga riconquistano Kirkuk
Sul campo le milizie kurde dei Peshmerga sono riuscite a riprendere il controllo della ricca città petrolifera di Kirkuk, da cui l'esercito era fuggito, e affermano di essere in grado di non lasciare entrare nessun jihadista nella città nel nord-est dell'Iraq da tempo contesa tra kurdi e arabi. I qaedisti hanno risposto con un attentato, fallito, contro jafaar Mustafa, capo dei Peshmerga. 

Al-Maliki non raggiunge il quorum per lo stato di emergenza
Nei palazzi del potere, sempre più fragile, il premier filo-iraniano Nuri al-Maliki ha chiesto al Parlamento di dichiarare lo stato di emergenza, che gli avrebbe permesso di aumentare i poteri e la presa sul Paese, ma l'assemblea non ha raggiunto il quorum. 

Lavrov: invasione di 11 anni fa "è stata un fiasco"
Mentre Gran Bretagna e Francia affermano che spetti alle autorità irachene il compito di contenere il terrorismo, da Mosca - con le parole di Sergei Lavrov - arriva un attacco agli Stati Uniti: "La rapida avanzata delle milizie - ha detto - prova che l'invasione dell'Iraq di 11 anni fa è stata un fiasco".

Da Teheran promessa di aiuti
Da parte sua l'Iran ha promesso che aiuterà l'Iraq a combattere il terrorismo e l'offensiva dei qaedisti anche se dal premier Hassan Rohani non sono arrivati dettagli sul tipo di sostegno militare che sarebbe disposto a mettere in campo. 
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