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MONDO

Dall'Iraq del 2003 ad oggi

ISIS, lo Stato Islamico: origini, obiettivi e finanziamento

Fondato da al Zarqawi il movimento si chiamava al Qaeda in Iraq. Passato sotto il controllo del sanguinoso al Baghdadi lo Stato Islamico sta prendendo sempre più terreno costringendo i cristiani a fuggire dalle loro case

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In arabo è conosciuto come Daesh, in Occidente ha conquistato le prime pagine dei giornali prima con due acronimi – ISIS, Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, e ISIL, Stato Islamico dell’Iraq e del Levante – e poi semplicemente come IS, Stato Islamico.

La fondazione
Fondato da Abu Musab al Zarqawi, il movimento inizia ad operare con una serie di attentati nel 2003, dopo l’invasione americana dell’Iraq allora guidato da Saddam Hussein. Un anno dopo viene sancita l’affiliazione ad al Qaeda, tanto che il gruppo prende il nome di AQI, al Qaeda in Iraq: una mossa che permette ad al Zarqawi di rafforzarsi e a bin Laden di mantenere una posizione in Iraq. Dopo l’uccisione di al Zarqawi nel 2006 dai bombardamenti americani la leadership passa nelle mani di Abu Omar al Baghdadi e – dopo la sua morte, nel 2010 – da Abu Bakr al Baghdadi.

La fase discendente e la dottrina Petraeus
Nel 2007 il movimento vive una fase discendente, in parte dovuta alla strategia che il generale americano Petraeus applica in Iraq: collaborazione con le principali tribù sunnite locali, insofferenti nei confronti di al Qaeda. Nel 2011 AQI riprende forza e nel 2013 si ribattezza ISIL, vedendo nella guerra siriana la possibilità di espandersi appunto nel Levante e rifondare il Califfato.

La rottura con al Qaeda
Il divorzio tra al Qaeda e ISIS si consuma nel febbraio del 2014 e scrive la parola fine ad un matrimonio di interesse più che ad una storia di ideologia condivisa. Lo scontro tra “casa-madre” e affiliata ha come teatro la Siria: al Baghdadi disobbedisce ad al Zawahiri – leader di al Qaeda dopo l’uccisione di bin Laden ad Abbottabad il 2 maggio 2011 – che gli imponeva di lasciare il Paese ad al Nustra per focalizzarsi sull’Iraq. Il no di ISIS – che ha come progetto il Califfato dell’Iraq e del Levante e quindi vuole includere la Siria – segna la spaccatura. Nelle aree sotto il suo potere ISIS apre scuole e controlla che il cibo distribuito sia halal. Ma soprattutto si distingue per la brutalità - amputazioni, decapitazioni, le crocifissioni di Raqqa che fanno il giro del mondo - in particolare contro i cristiani, costretti a lasciare le loro terre per sfuggire alla morte.

Chi è al Baghdadi
Awwad Ibrahim Ali al-Badri al-Samarrai è il vero nome di Abu Bakr al Baghdadi, il leader assoluto di ISIS dal 2010. Dal 2005 al 2009 al Baghdadi è in carcere a Camp Bucca, in mani americane, con l’accusa di terrorismo. Poi, nel 2009, come parte del passaggio di consegne, il governo iracheno prende il controllo della base e decide di liberarlo. Entrato a pieno titolo nella lista dei terroristi delle Nazioni Unite, secondo alcuni al Baghdadi ha radicalizzato il proprio pensiero a Camp Bucca. La taglia sulla sua testa è di 10 milioni di dollari.

Circa 10 mila affiliati: si parla di 3 mila stranieri
Non sono dati certi, ovviamente, ma stime. Secondo gli analisti i membri di ISIS sono tra i 7 e i 10 mila: si contano ex affiliati di al Qaeda, ex baathisti e militari dell’era Saddam. Come ha sottolineato sulla CNN uno dei massimi esperti di jihadismo in Siria e Iraq, Charles Lister, il numero di combattenti è insufficiente a mantenere il controllo delle città finite nelle mani dell’ISIS e da qui è nata un’alleanza con alcune tribù sunnite e gli ex bahatisti. L’obiettivo comune, in questo caso, è rovesciare il premier sciita Nuri al Maliki, le cui rappresaglie e violenze settarie hanno esasperato il Paese. A differenza di altri movimenti, ISIS conta anche su molti giovani musulmani arrivati dall’estero: Cecenia in prima fila ma anche Europa, da Francia e Gran Bretagna. Secondo l’Economist sarebbero oltre 3 mila. I combattenti di ISIS sembrano essere i più pagati, si parla di uno stipendio di 600 dollari.

Le fonti di finanziamento
Fino allo scorso anno, riporta il Guardian, si potevano fare donazioni internazionali bancarie. Ora il ricchissimo Stato Islamico di Baghdadi si finanzia principalmente con attività illegali e contrabbando. Il petrolio, prima di tutto: ISIS si è assicurato nel 2012 il controllo dei giacimenti nell’est della Siria che vende al nemico, il regime di Assad. Lo stesso vale per il gas - secondo alcuni analisti il giacimento di Deir Ezzor, in Siria, da solo frutta decine di migliaia di dollari a settimana – e per l’energia, dato che controlla numerose centrali elettriche. Ugualmente in Iraq: dopo la presa di Mosul, ISIS avrebbe sottratto 430 milioni di dollari alla Banca Centrale, oltre a numerosi lingotti d’oro. E poi ci sono i donatori: il premier iracheno al Maliki ha accusato sia i sauditi sia il Qatar di finanziare l’armata di al Baghdadi. Ultima fonte di rastrellamento di denaro, essendo costituito come uno stato, una sorta di raccolta parallela di tasse dalla popolazione dei territori che man mano conquista.
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