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TECH

Joi Ito aveva accettato donazioni dal finanziere

Si dimette il direttore del prestigioso Mit MediaLab, travolto dallo scandalo Epstein

Il presidente del Mit, Rafael Reif, ordina un'inchiesta indipendente sui rapporti finanziari del Media Lab e il miliardario Jeffrey Epstein, morto suicida in carcere in attesa del processo per abusi sessuali. Polemiche anche su Nicholas Negroponte, fondatore del Media Lab, che afferma: quei soldi andavano presi

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di Celia Guimaraes Il direttore Joichi (Joi) Ito si è dimesso dal prestigioso Media Lab del Mit di Boston, travolto dalle polemiche sulle donazioni ricevute da Jeffrey Epstein, il miliardario finanziare accusato di abusi sessuali su minori, suicidatosi in carcere il 10 agosto a New York mentre era in attesa del processo.

La prima ammissione
Ito aveva ammesso, nell'agosto scorso, di aver accettato da Epstein 525mila dollari per il laboratorio e oltre un milione per il suo fondo di investimenti, nonostante il miliardario fosse da tempo coinvolto in accuse di abusi sessuali su minorenni. I pubblici ministeri federali di New York stavano per processarlo per tratta sessuale e abusi sessuali su ragazze minorenni, che si sono protratti per diversi anni dai primi anni 2000. Nonostante ciò Joi Ito  aveva difeso la sua scelta di accettare le donazioni e il suo operato al Media Lab, rifiutandosi di dimettersi. Ci sono state prese di distanza dal direttore da parte di alcuni dei professori del Media Lab, che si sono dimessi, mentre altri hanno firmato una lettera in sostegno di Ito.

L'inchiesta del New Yorker
Ma la vera notizia non erano i 525mila dollari di donazioni: l'ha rivelata il 6 settembre il settimanale New Yorker, con un'inchiesta di Ronan Farrow, lo stesso giornalista che ha svelato il caso 'Me Too', che ha dimostrato come il  Media Lab, sotto la direzione di Ito, abbia avuto rapporti finanziari con Epstein molto più estesi rispetto a quanto emerso a metà agosto. Secondo il resoconto del magazine, ci sono molte e-mail che testimoniano come il finanziere, la cui frequentazione di esponenti della comunità scientifica era molto nota, sia stato per anni uno dei principali canali 'occulti', attraverso società di facciata, di finanziamento del Media Lab. 

La lettera del presidente
Poche ore dopo la pubblicazione del New Yorker e le dimissioni di Joi Ito, è arrivata una lettera alla comunità del Mit, la più prestigiosa istituzione di ricerca degli Stati Uniti, firmata dal suo presidente, Rafael Reif, in cui definisce le accuse del settimanale "profondamente inquietanti".

Il presidente del Mit annuncia quindi l'apertura di un'inchiesta, affidata ad uno studio legale, per ripercorrere i rapporti finanziari fra dipendenti del Media Lab e il finanziere Jeffrey Epstein. "Poiché le accuse sono estremamente gravi, richiedono un'indagine immediata, approfondita e indipendente". E sottolinea che "Joi Ito ha presentato le sue dimissioni come direttore del Media Lab e come professore e dipendente dell'Istituto. Come ho scritto nella mia precedente lettera, l'accettazione dei doni di Epstein ha comportato un errore di giudizio. Stiamo valutando attivamente il modo migliore per migliorare le nostre politiche, processi e procedure per riflettere pienamente i valori del Mit e prevenire tali errori in futuro. Il nostro processo di revisione interna continua, e ciò che impariamo da esso indicherà  il percorso da seguire".

"Prendi i soldi"
La vicenda ha travolto anche l'immagine pubblica di Nicholas Negroponte, il 75enne mitico guru di internet, che ha co-fondato il Media Lab nel 1985 ed è stato il suo direttore per 20 anni. Negroponte, in una infuocata riunione interna del Mit,  ha affermato di aver raccomandato a Ito di prendere i soldi di Epstein. "Se mettessi indietro l'orologio, direi ancora, prendili". E ha ripetuto, con ancora più enfasi: "Take it".
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