MONDO

Li salvava dall'avvelenamento

Kiev, arsi vivi 75 cani di Andrea Cisternino, fondatore del canile modello

Da una parte i dog hunters - uccidono i cani randagi a colpi di veleni artigianali e ne postano le foto sui loro siti - dall'altra lui, il fotoreporter romano Andrea Cisternino. Loro lo minacciano, lui continua a lavorare nel suo canile fondato a Kiev per mettere un argine a questa barbarie contro gli animali. Loro gli bruciano il canile, lui non si ferma: è già al lavoro per riaprire il suo ostello per randagi. 

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Le ciotole del suo canile sono nere, le lamiere accartocciate. Il silenzio odora di bruciato e rende ancora più tragica la morte dei suoi 75 cani, arsi vivi dalla furia incendiaria di chi li odia. Siamo in Ucraina, a Kiev, nel canile "Rifugio Italia" fondato dal fotografo animalista romano Andrea Cisternino per accogliere i cani randagi, dare loro una casa e soprattutto una protezione. Perchè Cisternino quei cani li salva dai dog hunters, i cacciatori di cani, che odiano i cani randagi e si organizzano sul web per localizzarli e ucciderli con mix di veleni di cui si scambiano le formule. Come spiega nel dettaglio questo articolo uscito qualche mese fa sul Guardian, associazioni come l'austriaca Vier Pfoten avevano già provato a mettere un freno alle uccisioni di cani isitiuendo un'unità mobile per vaccinarli e castrarli ma le minacce l'hanno costretta a sospendere il programma. Cisternino invece no, lo ha scritto su Facebook quando negli occhi "aveva ancora i corpi dei nostri poveri cani carbonizzati": io non mi arrendo.

L'incendio del canile 
Andrea Cisternino ha aperto il suo Rifugio Italia nel 2014, a Kiev, una sorta di ostello per cani randagi, per salvarli più che dalla strada da chi li vuole uccidere. Il suo lavoro è stato subito oggetto di minacce, di insulti, di boicottaggi. E siccome lui non si è fermato ora hanno alzato il tiro: un incendio doloso, l'intera struttura data alle fiamme, bruciati vivi 75 cani. "Un gesto di inaudita barbarie", come lo hanno definito i vertici della Lega del Cane.

Soldiarietà da tutto il pianeta
Social network, telefono, visite a quel che resta del canile, presidi in mezzo mondo. Provato ma senza nessuna intenzione di arrendersi Cisternino ha annunciato sulla sua pagina Facebook che nonostante il dolore non si fermerà - "Mi sembra ancora non sia vero ma ho negli occhi i poveri corpi dei nostri cani carbonizzati, i cuccioli sono morti vicini, ho pianto troppo oggi, però vi chiedo di non insultare il popolo ucraino solo per pochi delinquenti, grazie" - e anzi ha chiesto di non attribuire a tutti gli ucraini la crudeltà di pochi. 

Le iniziative a sostegno del canile
A Milano c'è stato un presidio davanti al Consolato dell'Ucraina, venerdì ci sarà una fiaccolata e mezza Italia si sta organizzando. C'è ovviamente un conto corrente per fare una donazione con lo scopo di ricostruire il canile. A Kiev in molti hanno telefonato per chiedere come dare una mano al fotoreporter amante dei cani. Ma quasi tutta la mobilitazione è avvenuta sulle piazze virtuale: su Twitter con #AndreaCisterninononseisolo, su Facebook con più di una pagina a lui dedicata (oltre alla sua), sui giornali che ne hanno raccontato la storia. E su change.org perchè la solidarietà virtuale si trasformi in impegno reale. 

Chi sono i dug hunters
Andrea Cisternino era stato insultato e minacciato. Persino seguito. Il suo rifugio per cani randagi non piaceva ai cosiddetti dog hunters, i cosiddetti cacciatori di cani. Li odiano e si organizzano sul web per eliminarli: si scambiano informazioni per localizzarli e soprattutto per sopprimerli con il veleno. Si scambiano le ricette e poi postano sui loro siti di riferimento le foto o i video. La loro crudeltà si è acuita a ridosso degli europei di calcio 2012, con l'obiettivo di "ripulire le strade" anche se il governo all'epoca aveva esplicitamente cercato di bloccare questa campagna dei dog hunters. All'epoca si erano scoperte anche alcune fosse comuni di cani avvelenati, come si vede nel video qui sotto.






 
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