SCIENZA

Frutto Ogm super vitaminico

La super-banana che salverà il mondo

Il progetto, che secondo i suoi fautori potrebbe salvare milioni di vite umane, potrebbe diventare realtà in Uganda già nel 2020
 

Banane ugandesi
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di Stefano Lamorgese Non bastava Dani Alves e la sua banana anti-razzista, recente episodio controverso, sospeso tra marketing e spontaneità sportiva. Non bastavano i campioni del tennis che, sulle orme dell'ormai quasi dimenticato Michael Chang (campione del Roland Garros nel 1989), divorano una banana dopo l'altra per tener alto il livello degli zuccheri e del potassio nel sangue.

Ora arriva la super-banana arricchita di alfa- e beta-carotene, sostanze che il metabolismo umano è capace di trasformare in Vitamina A. Un frutto geneticamente modificato che dovrebbe cambiare il destino degli affamati. Presso la South Johnstone Research Station ne sono state già ottenute dieci chili, che ora sono oggetto di aalisi e studio presso la Iowa State University, negli USA.

Il principale promotore del progetto è James Dale, direttore del Centre for Tropical Crops and Biocommodities della Queensland University of Technology, in Australia.

Motivazioni
"La buona scienza può fare la differenza arricchendo i prodotti alimentari di base, come le banane ugandesi" spiega il professore, che ha ricevuto per questo obiettivo quasi 4 milioni di dollari dalla Bill and Melinda Gates Foundation. L'obiettivo è quello di riuscire a fornire ai produttori ugandesi le piante geneticamente modificate entro il 2020.

Le banane vitaminizzate
Le banane si consumano prevalentemente cotte e costituiscono una delle più importanti fonti alimentari della popolazione. Come nutrienti, però, sono particolarmente carenti di vitamina A e di ferro: ciò provoca, alla lunga, la morte di centinaia di migliaia di bambini, in tutto il mondo. E la cecità in almeno altri 300mila, ogni anno. Lo conferma anche l'Organizzazione mondiale della sanità, che dedica alla carenza di vitamina A un interessante capitolo del suo sito web.

Dubbi leciti
Magari il professor Dale ha ragione. Le sue intenzioni - non abbiamo alcuna informazione per metterlo in dubbio - sono generose e umanitari, come quelle di chi ne finanzia le ricerche. Il suo spirito è certamente quello dello scienziato. Va bene.

Però, è questo il dubbio più assillante, nei paesi tropicali (e poveri) molto spesso l'arrivo di prodotti geneticamente modificati e protetti da un brevetto posseduto da paesi stranieri (e ricchi), ha sconvolto la vita degli agricoltori, minato la loro capacità di sussistenza e alla fine ha impoverito tutti. Tranne i possessori del brevetto, ovviamente.

Speriamo che stavolta la banana arancione (sì, il betacarotene la renderà molto meno giallo-crema di quelle tradizionali) mantenga tutte le sue promesse...
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