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ITALIA

La fotografia al momento dell'uscita delle ordinanze

Dentro il labirinto delle cooperative di Mafia Capitale: dalla 29 Giugno a La Cascina

Il procuratore Pignatone sottolinea che "l’esplosione del fatturato delle cooperative che facevano capo a Salvatore Buzzi si registra con la giunta Alemanno", ma è ugualmente vero che durante le elezioni i boss dell'organizzazione si dicono tranquilli  perché vantano candidati amici in entrambi gli schieramenti
 

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di Silvia Balducci Eravamo abituati a cooperative vicine ad uno schieramento o  un altro. A politici che ricambiavano favori elettorali in modo più o meno esplicito. Mafia capitale ha ribaltato la prospettiva. Ci ha raccontato  le trame di cooperative in grado di fare affari con un sindaco e anche con quello di colore opposto. In grado di accordarsi in blocco per disertare una gara e imporre le loro condizioni. Di comprarsi con 10 mila euro al mese un esponente del Tavolo Nazionale sull'accoglienza dei migranti per assicurarsi i loro business.

Certo il procuratore di Roma Giuseppe Pignatone ha sottolineato più volte che "l’esplosione del fatturato delle cooperative che facevano capo a Salvatore Buzzi si registra con la giunta Alemanno" quando c’era "una influenza sulle nomine di vertice delle società partecipate dal Comune". Ma è ugualmente vero che durante le elezioni Buzzi e Carminati si dicono tranquilli  perché vantano candidati amici in entrambi gli schieramenti.
 
29 GIUGNO
Non si può che cominciare dalla più grande delle cooperative romane. Con un fatturato annuo da 60 milioni di euro la 29 Giugno guidata da Salvatore Buzzi  - l’ex detenuto redento che con le sue cooperative offre un futuro di reinserimento – fa affari su servizi amministrativi, accoglienza, ambiente, verde pubblico e pulizia. Tra i suoi clienti persino l’Università Roma tre.

Del gruppo – oggi in amministrazione controllata -  fa parte il consorzio Eriches 29 a sua volta partecipato da altre cooperative (al 24 per cento da coop Dioniso e al 42% da altre).  Poi ci  sono Oml srl (partecipata al 10 per cento da Formula sociale e al 60 da Marco Clemenzi), Consorzio raccolta differenziata 3 (partecipata al 33 per cento da Formula Ambiente), Crd Immobiliare (partecipata al 33 da Formula Ambiente e al 33 da Cosp Tecnoservice), Crisalide srl (partecipata al 50 da Casa Comune 2000) e Sarim srl

Il business dell’accoglienza è praticamente tutto nelle mani della Eriches: 
- Il campo nomadi che ospita 1.100 persone a Melara, Castel Romano;
- Il centro di accoglienza immigrati in Via Silicella 10b in Roma, per 180 immigrati e richiedenti asilo, tramite convenzione con Roma capitale;
- 9 Centri di Accoglienza per 491 profughi e richiedenti asilo in emergenza umanitaria nell’ambito del progetto SPRAR Comune di Roma. I centri sono dislocati nei Comuni di Anguillara Sabazia, Tivoli, Ciampino e Marcellina;
- un centri per minori stranieri non accompagnati (MISNA) in via del Frantoio  a Roma; 
 - 5 centri di accoglienza per n. 300 richiedenti asilo in convenzione con la Prefettura di Roma;
- un centro di accoglienza per Senza Fissa Dimora a Castelverde che ospita 51 persone in convenzione con il Dipartimento delle Politiche dei Servizi Sociali e della Salute del Comune di Roma;
- un centro per madri con bambino “Casa di Elettra” che ospita 20 persone in convenzione con il Dipartimento delle Politiche dei Servizi Sociali e della Salute del Comune di Roma;
- l’Ostello di Ciampino “Il Casale dei Monaci”;
- il servizio di emergenza alloggiativa in favore di persone sfrattate, in graduatoria per l’ottenimento di un alloggio di edilizia residenziale pubblica. Attualmente le persone destinatarie de servizi sono 550. Il consorzio per la gestione del servizio  mette a disposizione 135 appartamenti dislocati nel Comune di Roma.

Il consorzio Formula Ambiente, invece, ha commesse per la pulizia delle strade anche in Emilia Romagna: Forlì, Bologna, Ravenna, Cesena, Cesenatico.
 

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Grafica riprodotta in linea con quella pubblicata sul sito della 29 Giugno




LA CASCINA
La cooperativa bianca legata a Comunione e Liberazione e vicina al Nuovo Centro Destra viene travolta dalla seconda tranche di indagini. Il 4 giugno scorso il gip di Roma ha disposto l’arresto di quattro manager del gruppo con l’accusa di turbativa d’asta e corruzione. Tra loro anche l’ad Salvatore Menolascina immortalato in barca insieme all’ex ministro dei Trasporti Maurizio Lupi.
 
A luglio è arrivata anche l’interdittiva per mafia disposta da un decreto del prefetto Gabrielli su tutte le società del gruppo “in virtù della gravità dei fatti oggetto di indagine e delle esigenze di tutela della legalità”. Interdittiva che vale dunque per Vivenda, Villa dell’ombrellino, Casa della solidarietà, Domus Caritatis, Tre Fontane, Osa Major e Mediterranea.

Recentemente il quotidiano la Repubblica ha sollevato il caso della cooperativa Senis Hospes con sede legale a Potenza, sfuggita all’interdittiva. La Senis Hospes continuerebbe a fare affari sui migranti, gestendo l’accoglienza di circa 7 mila migranti al giorno, nonostante avesse – secondo il quotidiano - un legame con la Cascina. Legame che sarebbe dimostrato anche da cartelloni pubblicitari e banner che la indicano tra le controllate del gruppo, esposti durante il Meeting di Comunione e Liberazione del 2014.

La Cascina/1



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Grafica dal sito del gruppo la cascina





La Cascina/2


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Grafica dal sito del gruppo la Cascina


Dall’ordinanza. Secondo il gip, Luca Odevaine avrebbe ricevuto da quattro manager della Cascina -  Salvatore Menolascina Domenico Cammisa, (responsabile dell’area sud e quindi anche degli affari legati al centro di Mineo), Francesco Ferrara (consigliere e vice presidente del cda della Cooperativa di Lavoro la Cascina) e Carmelo Parabita – "la promessa di una retribuzione di 10.000 euro mensili, aumentata a euro 20.000 mensili dopo l'aggiudicazione del bando di gara del 7 aprile 2014". Inoltre la coop bianca "di concerto" con quelle rosse di Buzzi avrebbe "turbato una gara per l'individuazione dei centri in cui accogliere 1278 migranti già presenti a Roma e altri 800 in arrivo".
 
Il colpo grosso la Cascina lo fa aggiudicandosi la gestione dei migranti del Cara di Mineo (oltre tre mila posti). Si tratta di tre gare truccate in tre anni diversi, agosto 2011, dicembre 2012 e aprile 2014.

L’ordinanza. "I contenuti degli accordi corruttivi sono dimostrati in maniera incontrovertibile da una pluralità di intercettazioni ambientali, che hanno consentito da un lato di registrare incontri diretti tra Odevaine e gli esponenti del gruppo La Cascina, nel corso dei quali sono stati concordati i dettagli dell’accordo corruttivo, la consegna di somme di denaro in esecuzione degli accordi, la alterazione delle gare in corso per favorire il gruppo La Cascina, e dall’altro di acquisire la narrazione che del contenuto di tali accordi fa lo stesso Odevaine a diversi suoi interlocutori".
 
 A Roma, invece, tra il 2012 e il 2013 la Domus Caritatis si aggiudica grazie alle proroghe dell’amministrazione oltre 10 milioni e mezzo di euro per "dare assistenza e ospitalità a persone con disagio sociale" in vari centri tra via di di Pietralata, Via  Segrè, Via di Colleverde, Via Canonico, Via Toraldo, Via Porrino, Via Aquilanti e Via Arzana.

Il gip scrive: "Sono due i fattori che generano la necessità di realizzare turbative di gare pubbliche nel settore dell’emergenza alloggiativa nella seconda parte del 2014: la relazione ispettiva del MEF, che aveva segnalato pesanti criticità in relazione agli affidamenti diretti con riferimento a Eriches 29 e Domus Caritatis; l’insediarsi a livello amministrativo di un dirigente poco malleabile, Barletta, che aveva imposto regole fino ad allora non applicate".

Le intercettazioni dimostrano come "da quel momento Buzzi e i responsabili delle cooperative maggiormente rappresentative in ambito romano, affrontavano la criticità facendo cartello e dividendosi le gare". Facevano in modo che le gare andassero deserte. In un colloquio tra Buzzi e Ferrara, vicepresidente de La Cascina: Buzzi dice di aver già parlato con Roman, Gabriella (Errico, cooperativa Un Sorriso, ndr) ed Eta Beta e lo informa che “erano tutti a posto”. Sottolinea che “avrebbe cercato di contattare Fabrizio Amore tramite “Scozzi” (Angelo Scozzafava, l’ex assessore alle Politiche sociali del comune, ndr) e gli spiega che “l’unica soluzione consisteva nel fare in modo che la gara andasse deserta". Ferrara commenta preoccupato: "Quello (Aldo Barletta, ndr) sta dicendo a tutti che fa fuori tutte le cooperative". Buzzi lo tranquillizza: "E va bè… vedemo se gliela fa’, mica semo tanto orfani, eh".
 


COOP DEPOSITO LOCOMOTIVE SAN LORENZO
In un caso l’emergenza abitativa romana si lega con i problemi finanziari di una cooperativa che si trova in possesso di 14 appartamenti invenduti. Ma di questo di interessa subito un funzionario della Regione Lazio, Magrini, mettendosi in collegamento con l’ex assessore alla Casa del comune Ozzimo. Affari che si fanno anche grazie ll’intermediazione di Salvatore Buzzi, amico del Presidente di Locomotive San Lorenzo, Santino Dei Giudici.
 
Dall’ordinanza. "Se l’emergenza utilizzata come strumento di corruzione è l’emergenza alloggiativa a Roma, l’emergenza che costituisce il primum movens dell’illecito è quella finanziaria esistente nella Società Cooperativa Deposito locomotive di Roma San Lorenzo, oberata di debiti, assillata dalla necessità di dover pagare cambiali, con asset invenduti costituiti da 14 appartamenti in zona Case Rosse – Settecamini. La connessione tra emergenza finanziaria della cooperativa , di carattere eminentemente privatistico, ed emergenza alloggiativa a Roma, di carattere eminentemente pubblicistico, emerge già dalla prima delle conversazioni rilevanti, nella quale Magrini, funzionario apicale della Regione Lazio, nello stesso contesto comunicativo, rappresenta a Buzzi di aver parlato con Ozzimo della possibilità di finanziamenti dalla regione al comune e, immediatamente dopo, accenna al tema degli appartamenti invenduti delle case rosse, che creano una situazione di difficoltà alla cooperativa, al Presidente della quale (Santino Dei Giudici) sono molto legati".

Alla fine si raggiunge un accordo che coinvolge 29 Giugno, Comune e Regione, salvando la Coop Deposito Locomotive San Lorenzo.

In una riunione a via Pomona, sede della 29 Giugno, Buzzi  "spiegava ad Emanuela Bugitti, Alessandra Garrone, Carlo Bolla e Massimo Carminati, di aver pattuito con Ozzimo d’impegnare 150.000 euro per salvare la Cooperativa in oggetto, ed in cambio Ozzimo, attingendo ai fondi che Magrini avrebbe dirottato dalla Regione a Roma Capitale, avrebbe rinnovato alle cooperative di Buzzi “la convenzione per il 2014 a 24 euro” sull’emergenza alloggiativa".
 
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