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ITALIA

20 anni dopo

Caso Alpi-Hrovatin, Boldrini: "Governo renda pubblici gli atti"

Il presidente della Camera ha annunciato di aver chiesto al Governo "se permangono le esigenze di segretezza sugli atti dei servizi segreti relativi all'omicidio di Ilaria Alpi. Analoga richiesta è stata avanzata per gli armadi della vergogna" 

La presidente della Camera Laura Boldrini
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Togliere il segreto su tutti i documenti trasmessi a Montecitorio dai servizi di sicurezza sull'uccisione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, assassinati in Somalia esattamente venti anni fa. E' l'appello promosso da Articolo 21 che la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha annunciato di aver girato al presidente del Consiglio, al Procuratore nazionale antimafia e ad altri soggetti.

Le parole di Boldrini
"Ringrazio i promotori di questa iniziativa perché esprime fiducia nelle istituzioni. Per parte mia - ha aggiunto durante una cerimonia di commemorazione alla Camera - garantisco che farò di tutto per essere all'altezza di questa fiducia, esercitando in modo pieno le mie prerogative. E' bene ricordare però che gli atti trasmessi dai servizi sono arrivati alle Commissioni parlamentari già sottoposti al vincolo di segretezza. Non posso dunque essere io, né l'Ufficio di presidenza della Camera, a decidere autonomamente di togliere il segreto. Quello che posso fare e che certamente farò è chiedere al Governo, e per suo tramite ai servizi, se ancora permangono esigenze di segretezza su questi fatti".

"L'armadio della vergogna"
Analoghe richieste, ha poi sottolineato la presidente della Camera, sono state avanzate per quanto riguarda il cosiddetto 'Armadio della vergogna', la documentazione rinvenuta anni fa negli archivi del Tribunale di Roma sui crimini commessi dai nazifascisti. "Documentazione sulla quale - ha affermato Boldrini - aveva lavorato la Commissione d'inchiesta attivata nella quattordicesima legislatura. Per incredibile che possa sembrare, siamo ancora alle prese con segreti apposti per fatti avvenuti 70 anni fa". Anche in questo caso si tratta di atti che erano giunti già secretati alla Commissione parlamentare, e dunque non può essere la presidenza della Camera a rimuovere i 'sigilli'. Boldrini ha perciò inviato nei giorni scorsi alcune lettere di interpello al presidente del Consiglio della magistratura militare, al presidente del Tribunale di Roma e al presidente del Consiglio "affinché valutino se gli atti possano finalmente essere messi a disposizione dell'opinione pubblica".
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