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ECONOMIA

Rapporto Fim-Cisl

Lavoro. Giovani: i sindacati sono utili, ma devono rinnovarsi. Bocciata la politica

 Questa l'opinione di un campione di 2.000 giovani tra i 20 e i 34 anni 

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L'incapacità della classe politica è la causa principale dei problemi dei giovani italiani che chiedono alle organizzazioni sindacali di cambiare: "I sindacati - secondo le nuove generazioni - sono stati utili in passato ma non possono più esserlo se non si rinnovano". Questa l'opinione di un campione di 2.000 giovani tra i 20 e i 34 anni secondo quanto si legge nell'indagine statistica su "Giovani, lavoro e rappresentanza" dell'Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con la Fim Cisl.

Rispondendo al quesito se "l'incapacità della classe politica determina la difficile condizione dei giovani", il 62,6% si è detto "molto d'accordo" e il 34,5% "abbastanza d'accordo". A questo si aggiunga che il 56,1% è "abbastanza d'accordo" e il 36% è "molto d'accordo" nell'attribuire il disagio giovanile a "la carenza di forme di rappresentanza collettiva". E qui entra il gioco il sindacato al quale le nuove generazioni chiedono di cambiare. Il 47,3% degli intervistati è convinto che  "I sindacati sono stati utili in passato ma non possono più esserlo se non si rinnovano".

Le riserve nei confronti delle forze sociali hanno differenti motivazioni 
Secondo lo studio, "le riserve nei confronti delle attuali forze sociali hanno differenti motivazioni per i giovani intervistati". C'è chi pensa (13,6%), che i sindacati non siamo mai stati utili e non possano esserlo neanche adesso. Chi, all'opposto, li considera positivamente senza riserve (il 18,2%) e, poco più di uno su cinque (20,9%) li ritiene oggi utili ma con attenzione rivolta alle generazioni più mature e ai pensionati. Insomma, dallo studio emerge, nel complesso, "una domanda di rappresentanza che non trova soddisfazione da parte de giovani".

La risposta secondo gli intervistati, può arrivare o da nuove forme o da un forte rinnovamento di quelle esistenti. Il sindacato può potenzialmente rispondere a questa sfida se riesce a superare limiti e criticità intrinseche nel cogliere le istanze dei giovani, nel mettersi in sintonia con le loro sensibilità e aspettative, ma anche nel coinvolgerli in posizioni di responsabilità. Il rischio, altrimenti, non è solo quello della marginalizzazione di una generazione, ma anche della crescita di frustrazione, sfiducia, perdita di senso di appartenenza sociale e deriva verso forme e forze che sanno intercettare ed esprimere solo rabbia e rancore.

I giovani vogliono guadagnare abbastanza per non dipendere dai genitori
"La preoccupazione per uno stipendio adeguato ha inoltre superato - si legge - il desiderio di poter svolgere un'attività che consenta di realizzarsi". Insomma, "quello che oggi i giovani cercano è prima di tutto un lavoro che consenta loro di guadagnare abbastanza per non trovarsi intrappolati in una lunga dipendenza da genitori e un rinvio continuo nella progettazione del proprio futuro. I giovani vorrebbero inoltre una flessibilità a loro favore, che consenta loro  di scegliere come crescere nella professione, anche cambiando lavoro".

L'immigrazione preoccupa poco meno della metà degli intervistati (46%)
L'immigrazione preoccupa poco meno della metà degli intervistati (46%) mentre le nuove tecnologie sono fonte di timore per circa il 60% degli intervistati. Il timore per la concorrenza degli immigrati risulta pari al 64,4% per chi ha solo la scuola dell'obbligo e si dimezza (32,8%) tra i laureati. Rilevante, anche se un po' più ridotta, la relazione del titolo di studio con la percezione  del rischio di posti di lavoro persi a causa dei processi di automazione legati all'innovazione tecnologica: si  passa dal 55,1% di persone abbastanza o molto preoccupate tra i laureati al 64,3% per chi ha un titolo di studio più basso. Il timore, invece, versa il ricambio generazionale bloccato in alcuni settori per estensione della permanenza al lavoro delle generazioni più anziane, risulta abbastanza traversale alle varie categorie sociali.
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