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MONDO

La guerra contro l'autoproclamato califfato

Libia, Italia all'Onu: pronti ad assumere ruolo guida

Al Consiglio di Sicurezza Egitto e Libia chiedono la fine dell'embargo delle armi al governo di Tobruk. Si allontana però l'ipotesi militare in favore di una soluzione diplomatica della crisi

Raid egiziani sulla Libia
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New York Una soluzione diplomatica, con l'ipotesi dell'intervento armato straniero che si allontana, e la fine dell'embargo al governo di Tobruk. Questi i temi sul tavolo del Consiglio di Sicurezza Onu, riunito a New York per discutere della crisi libica. La minaccia è quella dell'autoproclamato Stato islamico, che vuole fondare un califfato su territorio libico. Proprio per combattere i jihadisti, la Libia chiede nel suo intervento la fine dell'embargo delle armi al governo di Tobruk, in modo che questo possa essere sostenuto nella lotta all'estremismo dell'Isis. Dal 2011 infatti, una commissione del Consiglio di sicurezza vigila l'applicazione dell'embargo imposto e l'importazione di armi può avvenire solo tramite approvazione. 

La revoca dell'embargo armi a Libia
A parlare durante la riunione al palazzo di vetro è il ministro degli Esteri libico: per Mohamed Dayri la fine dell'embargo "ci aiuterebbe a rafforzare le nostre capacità militari", ha detto Mohamed Dayri, che ha anche chiesto aiuto alla comunità internazionale. Su questo tema, ci sarebbe una bozza di risoluzione preparata dalla Giordania che autorizzerebbe anche l'assistenza internazionale nella lotta al terrorismo. L'Egitto invece preme per una risposta militare (e già ha compiuto raid in territorio libico).

L'inviato Onu: "Fiducia in accordo politico"
L'inviato Onu per la Libia, Bernardino Leon ha invece "fiducia che un accordo politico possa essere raggiunto presto. Le differenze tra le parti non sono insormontabili", ha aggiunto l'inviato Onu collegato a New York in videoconferenza. La fornitura di armi solo a una delle due parti allontanerebbe infatti la possibilità di una soluzione politica. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi chiede invece alla comunità internazionale di unirsi ai raid. "Non c'è scelta", ha detto, se non quella di creare una coalizione globale per combattere gli estremisti islamici in Libia. Tuttavia, in sede di consiglio di sicurezza, la Libia ha specificato che non chiede un intervento straniero, ma ha sottolineato l'importanza della fine dell'embargo delle armi.

Italia pronta a ruolo di stabilizzazione
Nel suo intervento alla riunione,il Rappresentante Permanente italiano Sebastiano Cardi ha invece detto che l'Italia è pronta a contribuire alla stabilizzazione della Libia attraverso il dialogo sponsorizzato dalle Nazioni Unite; l'Italia è anche pronta ad assumere un ruolo guida nella cornice dell'iniziativa Onu: 




In giornata il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ha lanciato il suo appello in Parlamento: "La situazione si aggrava, il tempo a disposizione non è infinito", pur ribadendo che "l'unica soluzione alla crisi libica è quella politica". Anche il ministro della Difesa Roberta Pinotti specifica che: "Senza un quadro di legittimità internazionale l'intervento per dare una mano alla Libia non ci può essere". 

Ecco una mappa del conflitto nel Paese:



"Sirte liberata"
Quanto ai raid, le brigate di Misurata, che sostengono il governo "parallelo" di Tripoli, hanno annunciato su Twitter che una loro unità chiamata "Forza 166" sarebbe riuscita a liberare Sirte dai jihadisti dell'Isis. Notizia smentita dai tweet dei seguaci del 'Califfato' nero secondo cui sarebbero gli uomini di al Baghdadi a essere in "cammino" per liberare Misurata. Ecco una traduzione del tweet:




Egitto attacca via terra
L'Egitto invece ha fatto incursione a Derna e - secondo quanto riportano i media egiziani - hanno ucciso "155 combattenti dell'Isis e catturato altri 55 militanti". L'offensiva del Cairo è scattata dopo la decapitazione dei 21 cristiano-copti da parte dell'autoproclamato Stato islamico. Secondo Lybia Herald, altri 35 egiziani sarebbero stati rapiti in diverse aree dalla Libia dai miliziani dell'Is o da gruppi legati allo Stato islamico.  

Intanto sulle coste italiane intanto arrivano molti migranti in fuga dalla Libia, spesso vittima di un business che sfrutta la tratta degli umani:



"Libia come ponte per l'Europa"
Arriva poi dal Regno Unito un allarme per l'Europa: secondo i piani di un esponente della propaganda jihadista, che si fa chiamare Abu Arhim al-Libim, letti dal Telegraph, i terroristi dell'Isis sarebbero intenzionati ad usare la Libia come ponte verso l'Europa, infiltrando i loro uomini sui barconi che arrivano sulle coste dell'Italia e di altri Paesi del Mediterraneo.  
 
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