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CULTURA

I personaggi di Camilleri alla stregua dei paladini

Libri, Montalbano e Augello come Orlando e Rinaldo

Le gesta del commissario più famoso d'Italia sono diventate popolari tanto quanto lo erano quelle dei cavalieri di un tempo. Il libro di un semiologo  siciliano è dedicato alla "Storia di Montalbano"

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Salvo Montalbano e Mimì Augello come Orlando e Rinaldo? Sono come i paladini contro i saraceni? Sono di certo entrati nel folklore locale e globale e mediatico come è accaduto per le storie narrate nel teatro siciliano delle marionette. Le battaglie del commissario più famoso d'Italia  popolari quindi come quelle storiche dei paladini di Francia contro le orde saracene. 

È il punto di vista che sembra emergere dal libro del semiologo Gianfranco Marrone "Storia di Montalbano", edizioni del Museo Pasqualino. Oggi, al festival "Una marina di libri" di Palermo, la presentazione di questo studio che offre un'insolita chiave di lettura delle vicende dei personaggi narrati nella fortunata serie di volumi scritti da Andrea Camilleri, dalle quali sono state tratte le fiction di successo sulla Rai. 

"Lavorare su Montalbano da una parte mi ha dato modo di mettere alla prova i modelli d'analisi della semiotica su uno spettro abbastanza ampio di testi - afferma Marrone - in costante dialogo fra loro (romanzi, film, fumetti, pietanze, itinerari turistici etc.), studiandoli ai loro diversi livelli (discorsivo, narrativo, valoriale) e dimensioni (pragmatica, cognitiva, passionale) del senso. Ne è venuta fuori una ricostruzione al tempo stesso puntigliosa e profonda di un universo sociale e antropologico, geografico e ideologico - quello camilleriano e montalbanesco - che fatica a porre una differenza, e a trovare un confine sensato, fra invenzione creativa ed esperienza vissuta, o, se si preferisce, tra finzione e realtà. Né si pone il problema di farlo".

Montalbano non è un personaggio come qualsiasi altro. Si sa. Ancor più per chi abita dalle sue parti, e si scontra giornalmente con situazioni, soggetti e problemi in qualche modo analoghi ai suoi, nel medesimo contesto "in cui egli opera, lavora, si deprime, gioisce, soprattutto si incazza - aggiunge il semiologo -. Difficile mettere del tutto fra parentesi, occupandosene, una qualche empatia nei suoi confronti, per mimesi o per catarsi, a seconda dei casi individuali e collettivi, umani e sociali. Il coté, diciamo così, scientifico  e quello, diciamo così, esistenziale, del resto, si intrecciano e si sostengono a vicenda. L'euforia ermeneutica incontra la disforia della provincia, e a suo modo la sostiene". "Questo libro è stato scritto in uno dei periodi più felici della mia vita - afferma Marrone - pieno di vagheggi e di loro realizzazioni, sia dal punto di vista personale che da quello professionale".

Marrone, saggista e scrittore, è professore ordinario di Semiotica nell'Università di Palermo. Tra i suoi scritti: Il sistema di Barthes (1994), Estetica del telegiornale (1998), C'era una volta il telefonino (1999), Corpi sociali (2001), La Cura Ludovico (2005), Il discorso di marca (2007), L'invenzione del testo (2010), Addio alla Natura (2011), Introduzione alla semiotica del testo (2011), Stupidità (2012), Figure di città (2013), Gastromania (2014), Semiotica del gusto (2016), Roland Barthes: parole chiave (2016), Prima lezione di semiotica (2018).
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