SPETTACOLO

Si trova al Porto Vecchio di Trieste, centinaia di piccole testimonianze

Magazzino 18, le memorie dell'esodo

Per gli esuli istriani e giuliano-dalmati si tratta della seconda cosa più importante dalla fine della guerra dopo l’istituzione della legge del “Ricordo” nel 2004. In questo magazzino tanti oggetti della quotidianità appartenuti agli esuli: sedie, fornelli, materassi, fotografie

Il Magazzino 18
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E’ il luogo del ricordo dell’esodo istriano giuliano-dalmata. E’ il luogo che testimonia una pagina dolorosa della storia italiana, quella degli esuli. Migliaia di esuli forzati a lasciare le proprie terre all’indomani negli anni a cavallo tra la seconda guerra mondiale e il dopoguerra. E’ il Magazzino 18, al Porto Vecchio di Trieste: non un  monumento commemorativo come ci si potrebbe immaginare, ma un magazzino con all’interno tante piccole testimonianze che appartengono alla quotidianità. Sedie accatastate l'una all'altra, macchine da cucire, fornelli, materassi, fotografie, giocattoli, lettere e quaderni. Tutti accomunati da due parole: "Servizio esodo".

Per gli esuli Magazzino 18 è la seconda cosa più importante dopo il Giorno del Ricordo
Beni comuni nello scorrere di tante vite: interrotto dalla Storia, dall’esodo. In questo luogo gli esuli– prossimi ad affrontare lunghi periodi in campo profughi o viaggi verso lontane mete nel mondo – lasciarono le loro proprietà, in attesa di rientrarne in possesso in futuro. Per gli esuli si tratta della seconda cosa più importante dalla fine della guerra dopo l’istituzione della legge del “Ricordo” nel 2004 

Con il trattato di Pace di Parigi del 1947 l’Italia cedette vasti territori dell’Istria e della fascia costiera, e circa 300 mila persone scelsero  di lasciare le loro terre natali destinate a non essere più italiane. Questo pur di rimanere italiani. Abbandonarono i propri beni per avventurarsi verso un'Italia disastrata piuttosto che restare, estranei, nella Jugoslavia di Tito, una terra di violenze e soprusi che non riconoscevano più. 

 
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