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POLITICA

'Maternità agile'

Manovra: con nuovo congedo si potrà lavorare fino al parto

Lo prevede un emendamento della Lega contenuto nel pacchetto dedicato alle politiche delle famiglia e approvato dalla commissione Bilancio della Camera. Tra le altre misure: bonus asili nido e giorni di congedo per i papà

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Le lavoratrici potranno scegliere di lavorare fino al parto e godere dei cinque mesi di maternità direttamente dopo la nascita del bambino, a condizione che ci sia l'ok del medico. Lo prevede un emendamento della Lega contenuto nel pacchetto dedicato alle politiche delle famiglia e approvato dalla commissione Bilancio della Camera.

La norma si pone come alternativa a quanto previsto dall'attuale congedo maternità che vieta alle neomamme di lavorare durante i due mesi precedenti la data presunta del parto, durante i tre mesi dopo il parto e durante i giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Il nuovo schema è stato già ribattezzato 'maternità agile'.

Tra le altre misure a sostegno della maternità:

Bonus asili nido. Sale da 1.000 a 1.500 euro annui e viene esteso fino al 2021 il bonus per l'iscrizione agli asili nido pubblici o privati. A partire dal 2022 il bonus sarà determinato, nel rispetto del limite di spesa programmato e comunque per un importo non inferiore a 1.000 euro su base annua con Dpcm da adottare entro il 30 settembre 2021 alla luce del monitoraggio previsto per la misura.

5 giorni congedo papà. Nel 2019 i papà avranno diritto a 5 giorni di congedo per la nascita dei figli. La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento al ddl bilancio che proroga al prossimo anno la misura e aggiunge un giorno, rispetto al 2018.

Cgil: lavorare fino al parto non tutela donne
Un "colpo ai diritti delle donne e alle loro tutele" che va "immediatamente modificato". Così Loredana Taddei, responsabile politiche di genere della Cgil, a proposito dell'emendamento che fa "scomparire l'obbligo di astensione dal lavoro prima della nascita. Così non si garantisce la libertà alle lavoratrici, né tantomeno si tutela la salute della gestante e quella del nascituro". La proposta "mina la libertà delle donne, soprattutto di quelle più precarie e meno tutelate".
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