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ITALIA

Le indagini sulla morte di Mario Cerciello Rega

Carabiniere ucciso, sopralluogo in stanza d'albergo dei due americani. A Roma il padre di Lee Elder

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C'è anche l'elenco dei turni di presenza in servizio della Stazione Farnese tra gli atti acquisiti dai pm della Capitale nell'ambito dell'indagine relativa all'omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. Un'acquisizione, assieme ad altri documenti, che ha come obbiettivo quello di certificare la presenza in turno di Cerciello dalle 24 alle 6 di mattina del 26 luglio scorso insieme con il collega Andrea Varriale. I due, secondo quanto accertato dagli inquirenti di piazzale Clodio, erano in servizio in borghese nella zona di Trastevere. 

Foto Hjorth, abuso d'ufficio e rivelazione
Abuso d'ufficio e rivelazione del segreto d'ufficio. Questi i reati per i quali procede la procura di Roma in relazione alla foto che ritrae, Chistian Gabriel Natale Hjorth, il 19enne americano accusato di concorso nell'omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega, bendato e ammanettato dentro la stazione dei carabinieri di via In Selci. Al momento, secondo quanto si apprende, sarebbe indagato un militare dell'Arma.

Sopralluoghi in hotel dei 2 americani
Sono stati svolti alcuni accertamenti da parte dei Carabinieri nella stanza dell'hotel romano dove hanno alloggiato i due americani, Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjort, accusati a vario titolo dell'omicidio con 11 coltellate (di cui Finnegan Lee è reo confesso) del vicebrigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega. Nei giorni scorsi nella camera erano stati trovati l'arma del delitto, nascosta nel controsoffito, e un flacone di psicofarmaco utilizzato da Finnegan Lee.

Presenti anche i legali di Elder Finnegan Lee e Christian Gabriel Natale Hjort, con i consulenti di parte, al sopralluogo tecnico in corso nella camera dell'hotel di Roma, dove avevano alloggiato i due americani che hanno preso parte all'omicidio del vicebrigadiere dei Carabinieri, Mario Cerciello Rega. L'atto istruttorio è necessario per "fissare" il luogo dove i due hanno soggiornato prima e dopo il delitto e dove hanno nascosto (in un controsoffitto) il coltello che ha colpito 11 volte e ucciso il militare.

Il padre di Elder a Roma
"La prima cosa che vorrei sapere è quale è la prassi burocratica per poter rivedere in carcere mio figlio". Questa l'unica frase che Ethan Elder, il padre di Finnegan Lee Elder, il giovane americano che ha ucciso il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ha pronunciato durante il suo transito all'aeroporto di Fiumicino, durato circa un'ora.

Il padre visita Hjorth a Regina Coeli
"L'incontro con Gabriel questa mattina al carcere di Regina Coeli è stato commovente ma molto duro per entrambi. Non si da pace per quello che è successo". Lo afferma Fabrizio Natale, padre di Christian Gabriel Natale Hjorth arrestato per l'omicidio Cerciello, tramite il suo avvocato Francesco Petrelli. L'uomo ha incontrato stamane il figlio in carcere, insieme al legale che difende il ragazzo.

Difensore: Elder non ha precedenti penali
"Elder non ha precedenti penali". Lo ha detto l'avvocato Roberto Capra, legale di Finnegan Lee Elder, il 19enne americano che ha accoltellato a morte il vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega. L'avvocato Roberto Capra ha aggiunto "lo abbiamo visto questa mattina, è molto provato. Sugli accertamenti tecnici di questa mattina al momento non possiamo dire nulla". 

Brugatelli: chiamai 112 perché minacciato, avevo paura 
"Queste righe le scrivo innanzitutto per rendere onore all'uomo valoroso che, con il suo lavoro di carabiniere, ha salvato la mia vita e purtroppo perso la sua. Ai familiari del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, alla sua giovane moglie, vanno le mie sincere condoglianze". Inizia così il comunicato diffuso da Sergio Brugatelli attraverso il suo legale di fiducia, Andrea Volpini. "In questi giorni e notti passate pensando alla tragedia che ha distrutto la famiglia del carabiniere che mi ha salvato la vita - scrive Brugatelli - ho letto e sentito dai media sulla vicenda curiose e false ricostruzioni che proseguono anche dopo la conferenza stampa degli inquirenti. Non mi addentrerò nei fatti della notte tra il 25 e il 26 luglio, ma desidero chiarire che non sono un intermediario di pusher né, tanto meno, un informatore delle forze dell'ordine".

E ancora: "Se dopo il furto subito ho chiamato il 112, senza aspettare l'indomani per sporgere denuncia, come mi era stato in un primo momento consigliato dai carabinieri, è stato perché ho avuto paura. Quando ho chiamato il mio numero di cellulare, chi ha risposto non ha solo preteso denaro e droga per riconsegnare le mie cose. Mi hanno minacciato, dicendo che sapevano dove abitavo e sarebbero venuti a cercarmi. Nel borsello rubato - specifica - oltre al documento d'identità, c'erano anche le chiavi della casa dove vivo con mio padre, che è molto malato, mia sorella e mio nipote. Ho avuto paura che potessero far del male a me e soprattutto a loro, e per questo ho chiesto aiuto al 112. Le stesse minacce che avevano rivolto a me, sono state ripetute poco dopo, quando, con il telefono in viva voce, ho richiamato di fronte ai carabinieri il mio numero di cellulare". Secondo Brugatelli "il resto è storia nota, alla quale non voglio aggiungere altro, a parte tutto il mio dolore e rispetto, per la vita di un giovane eroe finita troppo presto. Chiedo ai giornalisti, anche in segno di rispetto per la vittima, di smetterla con richieste di interviste che non ho intenzione di rilasciare".

Il legale del derubato: non ricorda disse magrebini
"Non ricorda di aver detto subito dopo l'omicidio di Cerciello che gli aggressori fossero magrebini: l'unica cosa che ha detto in quel momento, in cui era sotto shock per quanto accaduto, che si trattava di persone con accento straniero". Così l'avvocato Andrea Volpini, legale di Sergio Brugiatelli, l'uomo a cui i due ragazzi americani arrestati, rubarono lo zaino. Il penalista, infine, annuncia che il suo assistito si costituirà parte civile per il furto subito e la tentata estorsione.

"Interrogati nel rispetto della legge"
Ieri in una conferenza stampa, il procuratore aggiunto di Roma, facente funzioni, Michele Giarritta Prestipino aveva sottolineato che "gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge. Gli interrogatori sono stati effettuati con tutte le garanzie difensive - aveva spiegato -, alla presenza dei difensori, dell'interprete e previa lettura di tutti gli avvisi di garanzia previsti dalla legge. Gli interrogatori sono stati anche registrati".

"Ringrazio l'Arma dei Carabinieri e la Procura che fin dalle prime ore dal delitto hanno lavorato senza sosta fianco a fianco raggiungendo un grandissimo risultato a meno di 24 ore dalla commissione del fatto. All'esito della prima fase, la Procura della Repubblica ha ritenuto di avere raccolto un quadro di gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati e in sussistenza di tutti i presupposti di legge ha disposto il fermo, poi convalidato dal gip che ha disposto la custodia cautelare in carcere innanzitutto in ordine al reato di concorso in omicidio", secondo Prestipino nell'inchiesta  "ci sono ancora aspetti da approfondire".

"Avviate indagini su foto bendato"
Il procuratore aveva sottolineato che la procura "indagherà con rigore" sulla vicenda della foto che mostra bendato in caserma uno dei due giovani americani. "Uno degli indagati è stato ritratto mentre si trovava seduto, ammanettato e bendato, e questo fatto è stato oggetto di tempestiva segnalazione da parte della stessa Arma dei carabinieri, i cui vertici hanno definito tale fatto grave e inaccettabile. La Procura ha avviato le indagini necessarie per accertare quanto accaduto e definire le responsabilità. La Procura di Roma procederà a questi accertamenti senza pregiudizi e con la determinazione e il rigore dimostrati in analoghe vicende e situazioni".

"Caduto servitore dello Stato, grave perdita"
"È caduto un uomo - aveva detto ieri Prestipino  - al quale va la nostra riconoscenza e il nostro rispetto. Era uno dei tanti carabinieri che lavorava in silenzio a prezzo di grandi sacrifici, orgoglioso della divisa che indossava e del lavoro che quotidianamente svolgeva". La morte del vicebrigadiere è "una perdita insanabile, un vuoto incolmabile, rimane l'esempio che ci deve guidare. L'omicidio resta un fatto drammatico e ineliminabile".

Gargaro: "Dispiacere per ombre sollevate sulla vicenda"
Sempre ieri disappunto "per le ombre e i presunti misteri sollevati in questi giorni, laddove è stata dimostrata la correttezza e la regolarità dell' intervento", era stato espresso da Francesco Gargaro, comandante provinciale dei Carabinieri. Esprimo "disappunto e dispiacere  per ombre e misteri sollevati sulla vicenda", aveva detto sottolineando la linearità dell'intervento effettuato la notte del 26 luglio che ha portato alla morte del vicebrigadiere.

"Cerciello Rega era senza pistola, comunque non c'è stato tempo"
"Cerciello aveva dimenticato la pistola, è stata probabilmente una dimenticanza, l'aveva lasciata in caserma, ma ciò non toglie che non aveva alcuna possibilità di reagire" - aveva detto Gargaro - "i due carabinieri intervenuti non hanno avuto il tempo di reagire. Varriale non avrebbe potuto tirarla fuori dopo, perché il soggetto era già in fuga e in quel caso sarebbe stato lui ad avere conseguenze. Non immaginavano di trovarsi di fronte una persona con un coltello di 18 centimetri, e non si aspettavano neanche di essere aggrediti nel momento in cui si qualificavano come carabinieri", aggiungendo che "si trattava di un servizio che a Roma si fa ogni giorno, o quasi". "L'aggressione è stata rapida. Nella zona c'erano 4 pattuglie nei paraggi che non dovevano essere visibili per non pregiudicare l'operazione. Pattuglie che sono intervenute dopo l'allarme dato".

Uno degli indagati nomina legale di CC del caso Cucchi
Christian Gabriel Natale Hjorth, il californiano in carcere assieme al connazionale Elder Finnegan Lee per l'omicidio del vicebrigadiere ha nominato l'avvocato Francesco Petrelli come nuovo difensore. Petrelli è l'attuale difensore del carabiniere Francesco Tedesco, imputato nel processo in corte d'assise sul pestaggio subito in caserma da Stefano Cucchi al momento dell'arresto la notte tra il 15 e il 16 ottobre del 2009.
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