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POLITICA

Ue: "Questione bilaterale tra Roma e Tripoli"

Memorandum Italia-Libia. Di Maio: "Si può migliorare, ma funziona". 20 parlamentari: "Va sospeso"

Il ministro degli esteri spiega che si intende lavorare "per modificare in meglio i contenuti, con particolare attenzione ai centri e alle condizioni dei migranti". Il premier Conte: "Non va gettato a mare". Il 6 novembre informativa del ministro dell'Interno Lamorgese

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A sollevare la questione, ieri il segretario del Pd, Nicola Zingaretti - che dai microfoni di 'Circo Massimo' -aveva chiesto "di cambiare il memorandum con la Libia". Appello che non è rimasto inascoltato. Poche ore dopo 20 parlamentari, di diverse formazioni politiche, si sono rivolti all'esecutivo per sospendere gli accordi con Tripoli. Tra le priorità, chiedono di aprire un nuovo negoziato con il Governo di Unità Nazionale libico e con l'Unione Europea "per definire un piano di evacuazione umanitaria di tutte le persone attualmente detenute nei centri governativi e non, sotto il coordinamento dell'Unhcr".


Ong al governo: "Non si rinnovi memorandum con Libia"
Dello stesso avviso le Ong che chiedono di non rinnovare il memorandum e ricordano come il  2 novembre, in mancanza di un intervento del governo, scatterà la proroga automatica, per la durata di altri tre anni.  In una nota poi spiegano: "La guerra in corso in Libia ha aggravato ulteriormente la già tragica situazione, denuncia la nota: i migranti rinchiusi nei centri di detenzione muoiono sotto le bombe, come accaduto a Tajoura, oppure di fame e di sete, quando i gestori dei centri fuggono di fronte all'avanzata della fazione opposta. Le Nazioni Unite, il Consiglio d'Europa e la Commissione europea nonché la stessa magistratura italiana hanno più volte affermato che la Libia non può in alcun modo essere considerata un Paese sicuro e dunque le persone che tentano di fuggire non possono essere rimandate in quel Paese".

Di Maio: "Memorandum si può migliorare, ma funziona"
Pronta la replica del ministro degli esteri, Luigi Di Maio che spiega come il governo lascerà passare la scadenza del 2 novembre ma che si intende lavorare "per modificare in meglio i contenuti, con particolare attenzione ai centri e alle condizioni dei migranti. Questo - ha aggiunto - avverrà nell'ambito delle norme del memorandum, che ci permettono di riunire la commissione Italia-Libia e provare a migliorare il memorandum per migliorare le condizioni di vita di quelle persone. Credo che lo possiamo fare in un'ottica di collaborazione ma nessuno può smentire che grazie a quel memorandum siamo passati da 170 mila sbarchi a 2200 sbarchi in due anni. Quindi sta funzionando".

Il ministro dell'Interno Luciana Lamorgese intanto terrà un'informativa alla Camera sul memorandum Libia mercoledì prossimo, 6 novembre. Ieri aveva ricordato - incalzata dai cronisti - che la scelta o meno di cambiare l'accordo era una "scelta politica".

Conte: "Va migliorato, ma no gettato a mare"
L'Italia chiederà delle modifiche al memorandum con la Libia. Un memorandum che ha posto le basi per una cooperazione per contrastare l'immigrazione clandestina, ii traffico di esseri umani non può essere gettato al mare, ma ci sono ampi spazi per migliorarlo e rimediare a qualche aspetto che non si è rilevato soddisfacente. Inoltre c'è una situazione nuova in Libia, un conflitto armato sul terreno". 

Ue: "Questione bilaterale tra Roma e Tripoli"
Il Memorandum d'intesa Italia-Libia per la Commissione Europea "è una questione bilaterale" tra Roma e Tripoli. Lo sottolinea la vice portavoce capo dell'esecutivo Ue Natasha Bertaud, durante il briefing con la stampa a Bruxelles.

Minniti: "Non mi pento del patto con la Libia, ma ora va cambiato"
"Ho agito come uomo delle istituzioni democratiche al servizio degli interessi del Paese. E sono un militante vecchio stile che si ispira al principio 'fedeli alla linea'. Sono fedele alla linea, ma non fino al punto della auto-soppressione fisica. Gli otto articoli di quel Memorandum non sono le Tavole della Legge. Non è immodificabile. Resto però dell'avviso che non lo si possa cambiare in maniera unilaterale. Dobbiamo tentare delle modifiche concordate. Cercare di riprendere per i capelli, con un estremo tentativo, il processo di stabilizzazione della Libia abbandonato dal governo precedente. Se le modifiche non vanno avanti, tireremo un bilancio. Alla Libia dobbiamo dire che non la lasciamo sola, ma che saremo molto più esigenti". Lo afferma l'ex ministro dell'Interno Marco Minniti in un'intervista a 'La Repubblica' parlando del memorandum stipulato con la Libia.

"Io ho trattato esclusivamente con le autorità del governo libico - continua - E mi sono inoltre adoperato per sostituire alla moneta cattiva del traffico di migranti la moneta buona della cooperazione nonché del ritorno in Libia dell'Onu. Per questo ho voluto incontrare anche i capitribù del deserto meridionale e i quattordici sindaci delle città più coinvolte nel traffico. Non siamo ipocriti. Ciò comporta di mettere le mani in situazioni delicate, ambigue. In Libia c'è la guerra civile. Ci si imbatte in personaggi dal passato non limpidissimo. Le diverse fazioni arruolano chiunque le aiuti a combattere l'avversario, col pericolo di finire ostaggi delle posizioni più estreme".

Quanto a Rahman al-Milad, detto Bija, riconfermato comandante della Guardia costiera di Zawyah, nonostante sia conosciuto come criminale e già trafficante, Minniti ha spiegato: "Non ho mai incontrato Bija. Leggo sui giornali che è venuto in Italia per un viaggio di formazione organizzato dall'Oim. Ma non so più di questo. Non ho mai autorizzato accordi che sacrificassero l'etica e i diritti umani".
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