Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/microcredito-donne-storia-emancipazione-india-afghanistan-df02d269-fccd-4c02-aed0-23ea2ae39ef9.html | rainews/live/ | (none)
MONDO

Il progetto pensato dagli italiani

Microcredito e donne, quando l'indipendenza costa pochi euro

Una Onlus di Milano ha aiutato in 12 anni migliaia di donne nel mondo a uscire dalla miseria con piccoli prestiti

Foto Fondazione Pangea (Ugo Panella)
Condividi
di Emma Farnè Povere e analfabete in Afghanistan, con almeno 3 figli a carico in India, disabili e marginalizzate a Calcutta. È la storia di centinaia di donne che con con pochi euro, dai 150 ai 300 prestati col microcredito e nella maggior parte delle volte restituiti hanno cambiato la loro vita. Hanno mandato i figli a scuola, imparato a scrivere, aperto un piccolo negozio. E sono diventate libere. Dietro a queste storie di emancipazione non ci sono grossi istituti di credito ma piccole organizzazioni, che operano in Paesi dove ottenere un prestito è impossibile. Una di queste è Pangea, una onlus di Milano attiva da molti anni.

Come funziona il microcredito
La microfinanza si insedia dove non arrivano le banche tradizionali: nelle richieste di credito di chi non può dare garanzie. Si tratta di persone povere che spesso vivono in Paesi di sviluppo. Se lavorano, nei casi migliori hanno piccole fattorie o negozietti ma non riescono a mantenersi. Nei casi peggiori hanno magari un'idea brillante, la voglia di emanciparsi ma nessuno che li può aiutare. Il microcredito è molto simile al prestito d'onore: pochi soldi dati sulla parola, col rischio che non tornino indietro. Ma il debito è quasi sempre ripagato. A ideare il principio, in chiave moderna, è stato Muhammad Yunus: Nobel per la pace nel 2006, ha fondato la Grameen Bank in India: "la banca dei poveri", con cui ha prestato denaro a oltre 5 milioni di persone nel mondo con bassi tassi di interesse.

Il progetto italiano 
Sulla scia di Yunus, ci sono oggi decine di ong che erogano microcrediti. Pangea di Milano ha scelto di aiutare le donne, spesso la catena più debole. Dal 2003, con prestiti tra i 150 e i 300 euro la fondazione ha aiutato oltre 40mila donne. Il prestito ha un tasso del 5% (basso, in confronto alla media di quelli erogati dalle banche), soldi che poi vengono reinvestiti in altri microcrediti. A Kabul, con prestiti di massimo 250 euro, donne sposate e con una media di 5 figli le donne hanno prima seguito corsi professionalizzanti (come da sarta o parrucchiera) e poi aperto piccole attività. In India, il target è stato quello delle donne fortemente discriminate: quelle fuori casta, o quelle costrette a prostituirsi. Ma anche quello delle donne disabili. Marginalizzate prima, ora in molte gestiscono piccole fattorie o negozi. 

Microcredito come forma di risparmio
La microfinanza non è pensata solamente per i Paesi in via di sviluppo ma sta prendendo piede anche in Italia. In questo caso si può anche investire in fondi che garantiscono progetti di microcredito: piccoli prestiti per chi è in difficoltà, o per cooperative sociali che hanno bisogno di ricapitalizzarsi (qui i dettagli). I soldi vanno vengono usati per progetti come questo: una casa di accoglienza per le persone disabili. O come quest'altra, un progetto per donne che non riescono a inserirsi nel mercato del lavoro.
Condividi