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ITALIA

XXIV Giornata del ricordo e dell'impegno

Migliaia di giovani in piazza: "Tenere alta attenzione, perchè le mafie hanno paura del rumore"

Nel corso della giornata vengono letti i circa 1000 nomi di vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. Don Ciotti: "Politica dia strumenti a magistratura e forze dell'ordine. Ci vogliono leggi più forti"

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Numerose le manifestazioni che si svolgono oggi su territorio nazionale organizzate da Libera, in occasione della XXIV Giornata del ricordo e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di tutte le mafie, a cui partecipano anche gli studenti.

Nel corso delle manifestazioni saranno letti i circa 1000 nomi di vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché, con rigore, hanno compiuto il loro dovere. 

La piazza principale è Padova, per portare l'attenzione sul fenomeno mafioso a Nordest. La Rete degli Studenti Medi e l'Unione degli universitari hanno aderito alle piazze e soprattutto a quella di Padova, coinvolgendo studenti da tutto il Triveneto, organizzando assemblee nelle scuole e nelle università e lanciando una piattaforma (www.studenticontrolemafie.it) per sensibilizzare ed informare gli studenti medi e universitari.



Don Ciotti: "Dobbiamo alzare la voce"
"C'è gente che ha deciso di metterci la faccia e far capire da che parte sta. In questo momento nel nostro paese dobbiamo alzare la voce mentre tanti scelgono un prudente silenzio". Lo ha detto don Luigi Ciotti durante la manifestazione per le vittime della mafia. "Le mafie - ha ricordato don Ciotti - sono presenti in tutto il territorio nazionale, come dice il rapporto che è stato fatto dal parlamento. Si sono rese più flessibili e reticolate, sonoloro che fanno rete e crescono nelle alleanze. Soprattutto - haaggiunto - sono diventate imprenditori e imprenditrici. Nonpossiamo dimenticare questa area grigia di commistione tralegale e illegale". 

"Leggi più forti e categoriche" per combattere la mafia. Ha detto. "La mafia - ha aggiunto - è un avversario difficile dascoprire ma dobbiamo essere riconoscenti al lavoro di magistratura e forze di polizia. Non dobbiamo lasciarli soli e la politica deve dare strumenti: ci vogliono meno leggi e più legge nel nostro Paese. Ci vogliono leggi più forti e categoriche".   Per don Ciotti infine "ci vuole una risposta di cittadini responsabili che si assumano la loro parte di responsabilità. La democrazia chiede a ciascuno di noi di fare la sua parte".

"La mafia è un avversario difficile da scoprire ma dobbiamo essere riconoscenti al lavoro di magistratura e forze di polizia. Non dobbiamo lasciarli soli e la politica deve dare gli strumenti: ci vogliono leggi più forti e categoriche. Ci vuole una risposta di cittadini responsabili che si assumano la loro pare di responsabilità. La democrazia chiede a ciascuno di noi di fare la sua parte". E' l'appello lanciato oggi da don Luigi Ciotti a margine del suo intervento alla manifestazione organizzata da 'Libera' a Padova.





"Nel Nord Est - dichiara Giammarco Manfreda, coordinatore della Rete degli Studenti Medi- il fenomeno mafioso è spesso sottaciuto, quando non negato. E' per questo che abbiamo deciso di fare luce nei luoghi del sapere su questa questione, per scalfire la retorica dannosa che vorrebbe il quel territorio intoccato dalla criminalita' organizzata".

"La lotta contro il fenomeno mafioso - aggiunge Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell'Unione degli Universitari - deve partire dai luoghi del sapere, dai giovani, da chi pagherà il conto in futuro e lo sta già in realtà pagando oggi. Non possiamo lasciare che i giovani credano che il problema dell'Italia siano i migranti, quando in realta' lo sono i mafiosi. Per questo abbiamo lavorato per raggiungere tutti gli studenti e per portarli in piazza a Padova e in tutte le altre piazze di Libera d'Italia".



Sempre oggi a Novara il raduno regionale di Libera, in occasione della 24a Giornata della Memoria e dell'Impegno in ricordo di tutte le vittime delle mafie: Novara è una delle sedi regionali, mentre a Padova, come abbiamo ricordato, si tiene l'incontro nazionale. E proprio il collegamento con la città veneta permetterà ai novaresi di ascoltare in diretta il discorso di don Ciotti.




Fava: "Tenere alta attenzione, perchè le mafie hanno paura del rumore"
"Occorre tenere alta l'attenzione, perché le mafie hanno paura del rumore. Anche a Novara, perché anche il Novarese è infiltrato dalle mafie: lo evidenziano le molte operazioni condotte dalle forze dell'ordine e dalla magistratura - osserva la referente di Libera Piemonte, Maria Josè Fava - Attraverso il 21 marzo a Novara vogliamo quindi raccontare un territorio solo apparentemente poco interessato da fenomeni mafiosi, ma al contrario per nulla immune, e richiamare l'opinione pubblica alla giusta attenzione, senza dover attendere operazioni di polizia o fatti di sangue".

Libera nata nel 1995 come rete nazionale di persone impegnate nel sociale
Nel 1995 nacque Libera, come rete nazionale di persone, di associazioni, di gruppi laici e religiosi, di scuole e università, di realtà impegnate nel sociale e nelle accoglienze, nella cultura, nello sport, nella formazione e nell'animazione giovanile, di sindacati e di organizzazioni professionali: tutti uniti dal collante e spinti dalla linfa vitale della memoria, come dimensione di identità ed impegno civile e responsabile, nella denuncia e nella proposta di percorsi educativi e culturali.

Partendo dalla premessa che una comunità senza memoria è una comunità smarrita e senza orizzonti di speranza e fiducia.Libera ha fortemente voluto sin dalla sua nascita che ci fosse una giornata – il 21 marzo, primo giorno di primavera - per ricordarle tutte le vittime innocenti delle mafie.

I numeri della lotta
Una ricerca di Libera - dal titolo BeneItalia - ha censito finora 777 soggetti diversi impegnati nella gestione di beni immobili confiscati alla criminalità organizzata, ottenuti in concessione dagli enti locali, in ben 17 regioni su 20. Dai dati raccolti attraverso l’azione territoriale della rete di Libera emerge che poco più della metà  delle realtà sociali è costituito da associazioni di diversa tipologia (408) mentre le cooperative sociali sono il 25% (189). Tra gli altri soggetti gestori del terzo settore, ci sono 9 associazioni sportive dilettantistiche, 27 associazioni temporanee di scopo, 10 consorzi di cooperative, 48 realtà del mondo religioso (diocesi, parrocchie e caritas), 21 fondazioni, 13 gruppi dello scoutismo ed infine 13 istituti scolastici di diversi ordini e gradi.

La regione con il maggior numero di realtà sociali che gestiscono beni confiscati alle mafie è la Sicilia con 204 soggetti gestori, segue la Lombardia con 151, la Campania con 124, la Calabria con 110 seguita dalla Puglia con 71 e il Lazio con 46. Numeri che dimostrano come questo strumento così importante nel contrasto culturale e sociale alle mafie ed alla corruzione, abbia generato un moltiplicatore di iniziative per la promozione educativa, la creazione di forme di economia solidale e di lavoro degno e per l'accoglienza delle persone più fragili ed emarginate. Nel Sud come nel centro e nel nord Italia.
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