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MONDO

I legali della Ong: "Ministro ci ha diffamati, quereliamo"

Migranti. Sea Watch verso Lampedusa dopo ultimatum di Salvini: "Sbarchi a Tripoli o ne risponderà"

"Le autorità hanno assegnato ufficialmente il porto libico come più vicino", spiega in un tweet il ministro dell'Interno. "Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine" replica Sea Watch. Intanto, Serraj mette in guardia: "Rischio terrorismo e immigrazione se continuerà guerra in Libia"

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Linea dura del ministro dell'Interno, Matteo Salvini che nel nuovo braccio di ferro con la Sea Watch intima: "Dovete sbarcare a Tripoli". E in un post sui profili social spiega: ''La nave illegale, dopo aver imbarcato 53 immigrati in acque libiche, si trova ora a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa, a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta. Le autorità libiche hanno assegnato ufficialmente Tripoli come porto più vicino per lo sbarco. Se la nave illegale Ong disubbidirà, mettendo a rischio la vita degli immigrati, ne risponderà pienamente''.



Sea Watch verso Lampedusa
Dopo aver cambiato rotta più volte, come ha indicato il monitoraggio radar, la Sea Watch è diretta verso nord, ovvero verso Lampedusa. Il primo cambio di rotta, verso la Tunisia, aveva già causato l'irritazione del Viminale, che si aspettava invece che Sea Watch approdasse a Tripoli come concordato con le autorità libiche. 

Fonti Viminale: "Inutili sofferenze per gli immigrati"
"Inutili sofferenze per gli immigrati a bordo della Sea Watch: da ore - senza motivo - sono fermi in mezzo al Mediterraneo. C'e' preoccupazione per le persone a bordo, tra cui alcuni bambini che potrebbero sbarcare al più presto come richiesto dalla stessa Sea Watch". Lo riferiscono fonti del Viminale. 

La ong: "Non sbarcheremo i naufraghi in Libia"
"Tripoli non è un porto sicuro. Riportare coattivamente le persone soccorse in un Paese in guerra, farle imprigionare e torturare, è un crimine. È vergognoso che l'Italia promuova queste atrocità e che i governi Ue ne siano complici" dice Sea Watch. Alla Guardia costiera libica che indicava alla nave Tripoli come porto, Sea Watch ha risposto picche.

In una comunicazione postata su twitter e diretta un paio d'ore fa alla Marina libica, il capitano della Sea Watch fa presente che la nave "batte bandiera olandese ed è obbligata ad aderire alle leggi olandesi e internazionali riguardanti la ricerca e soccorso di persone in mare". E secondo le norme, "noi siamo obbligati a trasportare le persone soccorse in un posto sicuro"; ma un posto dove "le persone soccorse sono sotto una fondata minaccia di persecuzione o maltrattamento non può essere considerato un porto sicuro secondo la legge internazionale del mare". Dunque, aggiunge, "non possiamo sbarcare le persone soccorse in un porto libico né indirettamente a un'altra nave diretta in Libia".

A Tripoli, prosegue il comandante della Sea Watch 3, "dopo lo sbarco i migranti vengono portati nei centri di detenzione dove essi affrontano arbitraria e illimitata detenzione, dove i diritti umani di base non sono rispettati e dove è ampiamente documentato che essi sono esposti ad alto rischio di abuso, incluso maltrattamenti, tortura, lavori forzati, sfruttamento sessuale".   Il capitano chiede dunque che sia fornita un'opzione di sbarco che assicuri "la salvezza dei migranti, senza ulteriormente prorogare il loro viaggio in mare".

Il ministro replica: Sea Watch li sta sequestrando
"Sea Watch non vuole portarli in Libia? Allora spieghi perché ha chiesto a Tripoli un porto sicuro. E perché, dopo la risposta positiva, ha atteso per ore davanti alla costa africana. Aveva il via libera allo sbarco, l'atteggiamento della Sea Watch sembra un vero e proprio sequestro di persona per motivi politici. Polemizza col Viminale sulla pelle degli immigrati" dice il ministro dell'Interno, replicando alla ong tedesca.

Sea Watch: "Diffamati da Salvini, quereliamo"
Prima ancora che fosse assegnato ufficialmente Tripoli come porto per lo sbarco dei 53 migranti, i legali della Ong, Alessandro Gamberini e Leonardo Marino, hanno annunciato una querela per diffamazione nei confronti di Salvini. "A seguito del soccorso di 53 naufraghi da parte della Sea-Watch 3 - spiegano gli avvocati - il ministro Salvini ha rilasciato, ancora una volta, innumerevoli dichiarazioni diffamatorie a mezzo stampa insultando la Ong e l’operato della sua nave; operato che si sostanzia, sempre, in legittima attività di soccorso e salvataggio. Occorre precisare che le autorità libiche non hanno dato alcuna indicazione alla nave della ONG da noi rappresentata la quale ha rispettato la vigente normativa internazionale che, come oramai noto, vieta il trasbordo e lo sbarco in territorio libico".

"Il ministro - continuano Gamberini e Marino - sa bene che fare rientrare chi fugge da guerre, violenze e soprusi in un paese che non è qualificato come 'Porto Sicuro', in costante guerra civile, costituisce una gravissima violazione dei diritti umani, del diritto del mare e del diritto dei rifugiati".

"Utilizzare l’importante ruolo istituzionale di capo del Viminale - spiegano - in assenza di elementi oggettivi a supporto delle proprie asserzioni, costituisce violazione delle proprie competenze e lascia, peraltro, perplessi sull'attenzione e le energie che il Ministro ripone sull'attività svolta dalle Ong che oggi ha soccorso solamente 53 naufraghi quando, ricordiamo, ogni giorno arrivano decine e decine di persone a bordo di barche fantasma nonché, come nelle ultime settimane, di navi militari e mercantili. Inoltre, l'esito delle indagini rivolte sull'operato delle Ong smentisce categoricamente il Ministro dell’Interno. Pertanto, in qualità di difensori della ong Sea-Watch, i sottoscritti annunciano una querela per diffamazione a mezzo stampa nei confronti del Ministro dell’Interno Matteo Salvini". 

"Gli abusivi della Ong mi querelano??? Uuuhh, che paura. Per gli scafisti e i loro complici, i porti italiani sono e rimangono chiusi" ribatte sui social Salvini. 

Serraj: "Rischio terrorismo e immigrazione se continuerà guerra a Tripoli"
 ''Se la guerra continuerà a Tripoli ci saranno sicuramente conseguenze, a partire dall'immigrazione illegale''. Lo ha detto il primo ministro libico Fayez al-Serraj. ''Non sarà possibile controllare il flusso dei migranti verso l'Italia - ha proseguito al-Serraj - Tutti i migranti vorranno cercare un posto sicuro e saliranno sui 'barconi della morte' per cercare di raggiungere i porti più vicini in Europa''. Ma non solo: secondo il premier libico, ''c'è anche il rischio terrorismo. Se la guerra continuerà oltre centomila sfollati lasceranno Tripoli e non saranno controllati''.

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