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ITALIA

Migranti

Sea Watch3 verso l'Italia: "Navighiamo in tempesta, con onde di 7 metri ". Salvini: "Porti chiusi"

"I nostri ospiti a bordo soffrono molto il freddo - in un tweet la Ong - Abbiamo bisogno di un riparo, di un porto sicuro al più presto". Il ministro dell'Interno: "Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire. Ma la nostra linea non cambierà. Ci pensino Malta, Olanda e Bruxelles". Di Maio: a Sea Watch supporto medico, ma prua a Marsiglia. Appello di 20 Ong a Italia e Ue: subito un porto sicuro per la Sea Watch

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"Sul nostro mare si sta abbattendo un ciclone mediterraneo, fenomeno meteo piuttosto raro con onde di 7 metri, pioggia e vento gelido. Sea Watch sta navigando in questa tempesta cercando un riparo". L'ennesimo grido d'allarme è stato lanciato - con un tweet - dall'equipaggio della Sea Watch3 che oramai - da 6 giorni - vaga tra Malta e Lampedusa con 47 migranti senza poter approdare. 

La Ong - sempre tramite un tweet - 19 ore fa aveva già lanciato l'allarme: "Condizioni meteo in netto peggioramento. Nella giornata di oggi è prevista una tempesta. Le persone a bordo stanno soffrendo molto il freddo".

Salvini: ennesima provocazione
L'imbarcazione - a quanto si apprende - dopo non aver ricevuto nessuno ok da La Valletta allo sbarco - si starebbe dirigendo verso l'Italia. Ma il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, mette in guardia la Ong: "Ennesima provocazione in vista. Dopo aver sostato per giorni in acque maltesi, la nave olandese si sta dirigendo verso l'Italia. Ribadisco che la nostra linea non cambia, nè cambierà. Nessuno sbarcherà in Italia. Pronti a mandare medicine, viveri e ciò che dovesse servire ma i porti italiani sono e resteranno chiusi". 

Il vicepremier ieri aveva già ammonito: "Ci pensino Malta, Olanda e, nel ruolo di regista, Bruxelles per la vicenda Sea Watch. E sul peggioramento delle condizioni meteo aveva aggiunto: "è necessario che Malta la accolga nel proprio porto, mentre l'Olanda - che chiede agli altri Paesi di far sbarcare gli immigrati - sia pronta a collaborare con La Valletta per gestire lo sbarco e l'accoglienza con la regia di Bruxelles". 



Di Maio: a Sea Watch supporto medico, ma prua a Marsiglia
"La nave Ong Sea Watch, che sta navigando verso la Sicilia, avrà da parte del governo italiano, qualora ne avesse bisogno, supporto medico e sanitario. Dopo di che, invito a puntare la prua verso Marsiglia e far sbarcare le persone sul suolo francese, anziché aspettare inutilmente nelle acque italiane per giorni". Lo afferma il vicepremier e ministro Luigi Di Maio su Facebook, ricordando che "come stabilito a giugno 2018 nel Consiglio europeo, le responsabilità dell'Europa sull'immigrazione sono condivise".

Appello della Ong all'Europa
La ong - battente bandiere olandese - chiama in causa “l’Unione Europea” che sta “bloccando l’ultima nave di salvataggio rimasta, mentre centinaia di persone muoiono nel Mediterraneo”. Il 22 gennaio - secondo quanto riferisce la SEa Watch3 -  “in base al regolamento SAR”, il capitano ha chiesto indicazione di un porto “di sicurezza” in cui sbarcare “il prima possibile”, ricordando come “non è responsabilità di Sea Watch” ma “delle autorità fornire una soluzione”.

Appello di 20 Ong a Italia e Ue: subito porto sicuro per la Sea Watch
"Subito un porto sicuro per la Sea Watch" per sbarcare i 47 migranti, "esseri umani", tra cui otto minorenni, in balìa del mare da sei giorni: l'appello arriva da 20 organizzazioni, che insieme chiedono all'Italia e all'Europa di "rispettare la legge", e "assumersi le proprie responsabilità". "Da sei giorni sulla nave Sea Watch, vi sono 47 persone, tra cui otto minorenni. Sono 47 esseri umani portati in salvo dal Mar Mediterraneo dove nei giorni scorsi hanno perso la vita centinaia di bambini, donne e uomini, e che ora sono ostaggio dell'ennesima disputa politica tra Stati: nessun Paese ha infatti risposto alla richiesta di un porto sicuro fatta dalla Sea Watch, in spregio di quanto previsto dalle norme internazionali e delle più elementari considerazioni di carattere umanitario", ricordano le organizzazioni che hanno firmato l'appello. E "chiediamo all'Italia e all'Europa che la legge sia rispettata e che queste persone vengano immediatamente fatte sbarcare in un porto sicuro, senza essere lasciate ulteriormente senza una destinazione". "Secondo il diritto internazionale del mare, infatti - ricordano le ong -  gli Stati hanno l'obbligo inderogabile di garantire l'approdo di persone in difficoltà in un luogo sicuro nel più breve tempo possibile. La salvezza e la tutela delle vite umane devono avere la precedenza assoluta: queste persone, soprattutto le più vulnerabili come donne e bambini, non devono subire ulteriori sofferenze e deve essere loro garantita l'assistenza umanitaria di cui hanno diritto e le cure di cui hanno bisogno".
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