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ITALIA

Respinto ricorso Naga Onlus

Migranti. Tar: Ok a nuovi contributi per rinnovo permessi di soggiorno

Per il Tibunale amministrativo, "il contributo per il rilascio o il rinnovo del permesso non ha natura di imposta", è "collegato all'espletamento di un servizio reso dall'amministrazione su richiesta del cittadino straniero". Il decreto del governo colma vuoto normativo 

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È legittimo il decreto con il quale il Ministro dell'Economia, di concerto con il Ministro dell'Interno, il 5 maggio 2017 ha modificato il provvedimento di sei anni prima che aveva indicato gli importi del contributo per il rilascio del permesso di soggiorno. L'ha deciso il Tar del Lazio con una sentenza con la quale ha respinto un ricorso proposto da Naga Onlus-Associazione Volontaria di Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Cittadini Stranieri, Rom e Sinti, anche per chiedere di rimettere questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea o di sollevare questione di legittimità costituzionale della nuova normativa.

Complessa la questione che è stata sottoposta ai giudici amministrativi. Tutto parte nel luglio 2009 quando fu disposto che la richiesta di rilascio e di rinnovo del permesso di soggiorno dovesse essere sottoposta al versamento di un contributo (compreso fra un minimo di 80 e un massimo di 200 euro); questa previsione normativa ebbe una prima attuazione per il tramite del Dm dell'ottobre 2011. 

Il Tar nel 2014 dispose rinvio pregiudiziale davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione europea, perché fosse valutata la compatibilità della previsione normativa di imposizione del contributo con l'ordinamento dell'Unione; e la Cge a settembre 2015 accertò e dichiarò la normativa italiana non conforme al diritto dell'Unione e ai suoi principi.

Il vuoto normativo è stato quindi colmato con il decreto adesso impugnato in quanto Naga onlus ha sostenuto che lo stesso non risolva i profili di contrasto con il diritto comunitario già ravvisati dalla Corte di Giustizia, assumendo che l'impianto rimane il medesimo, mentre l'ammontare dei contributi imposti è ridotto della metà. 

Per il Tar, "il contributo per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno non ha natura di imposta", è "collegato all'espletamento di un servizio reso dall'amministrazione su richiesta del cittadino straniero e trova fondamento nell'espletamento di un'attività posta in essere dal Ministero dell'Interno per lo svolgimento dell'istruttoria necessaria alla verifica del possesso dei requisiti per l'ottenimento del titolo".

Porre, quindi, "il pagamento degli oneri dell'istruttoria a carico dei richiedenti rientra invero nella discrezionalità del legislatore, nei limiti della ragionevolezza e della proporzionalità, i quali nel caso di specie non paiono superati". In merito alla questione di costituzionalità, "con la rideterminazione del contributo in essere - scrive il Tar - lo Stato italiano non si è discostato dai dettami della sentenza della CGE ed anzi sembra aver comunque adempiuto alla sollecitazione pervenuta dal Consiglio di Stato; senza dunque che possano ravvisarsi le violazioni costituzionali prospettate dalla ricorrente".
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