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POLITICA

Il ministro della Difesa

Missioni, Guerini: confermare presenza in teatri operativi

Audizione davanti alle commissioni riunite al Senato per il ministro della Difesa Guerini, al Copasir per il presidente del Consiglio Conte e informativa al Senato per il ministro degli Esteri Di Maio 

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Per il 2020 "è necessario confermare la nostra presenza nei principali teatri operativi (Iraq, Afghanistan, Libano, Libia, ndr) per tutelare gli interessi strategici nazionali, adempiere agli obblighi internazionali e dare risposta a specifiche richieste di assistenza".

Lo ha affermato il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, parlando delle missioni all'estero davanti alle commissioni riunite Difesa al Senato. "In particolare - ha ricordato il ministro - non è ipotizzabile una ulteriore riduzione di personale in Afghanistan (dove oggi sono presenti 783 militari, ndr) e incrementare invece la nostra presenza nel Sahel, in funzione antiterrorismo, e nella regione mediorientale, soprattutto nell'area dello stretto di Hormuz".

Decreto missioni
Parliamo di "uno scenario in forte evoluzione, che ha subito una forte accelerazione nelle ultime settimane. La costruzione del decreto missioni inevitabilmente dovrà tenere conto dell'evoluzione del quadro", ha aggiunto il ministro della Difesa.

"Italia ha addestrato 76503 tra militari e agenti"
Il ministro Guerini ha inoltre reso noto che il contributo italiano "all'addestramento e alla formazione del personale iracheno e curdo è particolarmente significativo: ad oggi abbiamo addestrato 76.503 militari e operatori di polizia, che rappresentano il 23% del totale di quanto fatto dalla Coalizione" (329.304 unità). "Credo che la Nato possa rappresentare la dimensione futura dell'intervento internazionale in Iraq, sostituendosi progressivamente alla coalizione" anti Isis, "replicando il modello attuato in Afghanistan". Così il ministro della Difesa, Lorenzo Guerini, sull'Iraq.

'Sponsor' in Libia
È fonte di "estrema preoccupazione - secondo il ministro Guerini - "il perdurare delle ostilità in Libia, dove la situazione sul terreno "è caratterizzata dal continuo supporto degli sponsor internazionali dei due schieramenti contrapposti che contribuisce ad alimentare la convinzione dei rispettivi leader di poter prevalere militarmente sulla controparte".

"L'annuncio di Ankara dell'invio di truppe a supporto del Governo di accordo nazionale - ha osservato Guerini - è alla base della recente accelerazione del Lybian national army del generale Haftar che, consapevole delle difficoltà riscontrate per avanzare verso il centro di Tripoli, ha diversificato la propria manovra, sfruttando l'appoggio di forze locali che hanno cambiato sponda di appartenenza".   

"La tenuta a tempo indeterminato del cessate il fuoco - ha proseguito il ministro - rimane l'obiettivo primario per lo sviluppo di un dialogo politico intralibico che conduca finalmente alla cessazione definitiva delle ostilità. In questo senso - ha aggiunto - la presenza di Haftar alla Conferenza di Berlino ha sicuramente un valore positivo".

"Nessuna minaccia diretta al nostro contingente"
"Non risultano sussistere minacce dirette al nostro contingente" in Libia. Lo ha affermato il ministro della Difesa Lorenzo Guerini davanti alle commissioni riunite Difesa a Palazzo Madama. In Libia attualmente, "nell'ambito della missione Miasit, operano 240 militari - ha ricordato il ministro - su una presenza massima autorizzata di 400. E continua il supporto sanitario all'ospedale di Misurata che, dall'inizio dell'intervento, ha garantito 24 mila prestazioni sanitarie".

Il premier al Copasir
È durata due ore stamane a palazzo San Macuto l'audizione del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte al Copasir. Al centro dell'audizione la Libia e la situazione in Medio Oriente. Ieri il Copasir ha audito anche il direttore dell'Aise Carta.

Di Maio al Senato
Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio al Senato ha detto che in Libia l'Italia non interverrà militarmente. "La Libia sovrana, unita e in pace resta la priorità assoluta dell'Italia" ha aggiunto Di Maio nell'informativa a Palazzo Madama.

Missione Ue contro interferenze in Libia
"La Ue, su impulso dell'Italia, ha avviato una riflessione per una missione di monitoraggio del cessate il fuoco in Libia, nel quadro della legalità internazionale sancita dall'Onu e su richiesta delle autorità libiche; sarebbe un passo importante per evitare interferenze straniere e dare un ruolo di primo piano alla Ue nella crisi". Così il ministro degli Esteri Luigi Di Maio nella sua informativa al Senato.

Guardian: 2mila combattenti siriani a Tripoli inviati dalla Turchia
Intanto il Guardian scrive che duemila combattenti siriani sono partiti dalla Turchia o arriveranno a breve per combattere in Libia. Il giornale cita a conferma della notizia fonti di tutti e tre i Paesi. L'impiego dei combattenti siriani fa seguito all'intervento deciso da Ankara a sostegno del premier libico Fayez al Serraj, impegnato contro il rivale Khalifa Haftar.

Secondo il Guardian, un iniziale contingente di 300 uomini della seconda divisione dell'Esercito nazionale siriano (Sna), un gruppo di ribelli anti Assad finanziato dalla Turchia, ha lasciato la Siria il 24 dicembre, attraverso il confine militare di Hawar Kills, seguito da un gruppo di altri 350 combattenti il 29 dicembre. In seguito, sono stati trasportati in aereo a Tripoli, dove sono stati dislocati sulle linee di difesa a est della capitale libica.

Altri 1.350 uomini hanno attraversato il confine con la Turchia il 5 gennaio. Alcuni sono già stati dispiegati in Libia, mentre altri sono ancora impegnati nell'addestramento in una struttura militare nel sud della Turchia. Altri combattenti che fanno parte della Legione islamista Sham, scrive ancora il Guardian, starebbero per essere trasferiti in Libia.

Una fonte ha riferito al Guardian che i siriani potrebbero essere inquadrati in una divisione che porta il nome dell'eroe della resistenza libica Omar al-Mukhtar, giustiziato dagli italiani nel 1931. I combattenti avrebbero firmato un contratto di sei mesi direttamente con il governo di accordo nazionale (Gna) di al Serraj, per un compenso di 2mila dollari al mese. Si tratta di una somma considerevole rispetto alle circa 450-550 lire turche che percepivano in Siria.

A tutti è stata promessa la cittadinanza turca, un espediente spesso usato da Ankara per cooptare combattenti. La Turchia si fa invece carico delle spese mediche per i feriti ed è responsabile del rimpatrio delle salme in Siria. Il Guardian conferma che sarebbero almeno quattro i combattenti siriani già caduti sul fronte libico, anche se le loro unità hanno riferito che sarebbero morti nei combattimenti in Siria contro le unità curde. Sia Ankara che Tripoli hanno ripetutamente negato la presenza di combattenti siriani in Libia.
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