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ITALIA

Sentenza del Tribunale di Ferrara

Alpino morì dopo vaccino, ministero deve risarcire

Il giovane alpino sarebbe morto per i troppi vaccini somministrati durante il servizio militare che gli avrebbero causato il tumore. La sentenza del Tribunale di Ferrara condanna in primo grado il ministero della Salute che ora dovrà indennizzare la famiglia Finessi. La mamma a Rainews.it: "Anche la Difesa deve riconoscere i suoi errori"

Francesco Finessi
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di Roberta Rizzo Un ragazzo colpito da una leucemia fulminante che lo uccide a soli 22 anni. Una famiglia che per 11 anni lotta per dimostrare che dietro quella malattia c’era un’overdose di vaccini, somministrati in maniera errata mentre svolgeva il servizio di leva, che gli hanno azzerato il sistema immunitario scatenandogli il linfoma non Hodgkin. Il Tribunale di Ferrara ha condannato in primo grado il ministero della Salute che dovrà indennizzare la famiglia di Francesco Finessi, giovane alpino scomparso il primo dicembre del 2002. È una sentenza storica: per la prima volta un tribunale italiano riconosce il nesso di causalità tra la leucemia e le vaccinazioni eseguite senza l’adeguata anamnesi e in tempi troppo brevi.

La mamma: "Lo hanno ucciso"
La cronaca di questa triste storia ha inizio nel 2001 mentre Francesco svolgeva il servizio di leva a Merano. È lì, spiega la mamma, Santa Passaniti, a Rainews.it, che gli vengono somministrati i primi vaccini. Il Morupal, il famoso trivalente (contro morbillo, parotite e rosolia) e il siero antitifo, il Neotyf: il primo ritirato dal commercio nel 2006, il secondo sospeso solo un anno più tardi, nel 2002, perché considerato dannoso. Ma c’è di più. Il medico sul libretto vaccinale - dice - al posto della data di somministrazione mette solo un asterisco incomprensibile.

"Era il giorno del suo compleanno quando fece il secondo vaccino"
Così, spiega la signora Passaniti “Quando Francesco, finito il CAR, passa nella caserma di Belluno, l’ufficiale medico (Nicola Marchetti, condannato a 3 anni con la sentenza del 29 novembre 2013) non sapendo cosa volesse dire quell’asterisco chiama mio figlio, solo lui di tutte le reclute, e gli fa ripetere il Neotyf, l’anti-tifo. Tutto questo a soli tre mesi dal congedo”. Era il 2 aprile 2001, il giorno del compleanno di Francesco. “Questo medico, quel giorno lì, a mio figlio ha regalato la morte”. Francesco, infatti, comincia a star male subito dopo la seconda vaccinazione anti-tifo. E inizia quel calvario di visite mediche, chemioterapie, trapianti che in meno di un anno lo porterà alla morte.

Strage di militari
Da anni la famiglia Finessi lotta anche per gli altri casi simili a quelli di Francesco “giovani esposti al rischio di vaccinazioni inutili – spiega Santa Passaniti – in questi anni i militari con patologie tumorali sono stati 3.600. Più di 3.000 non sono mai andati in missione nei Balcani e non sono mai entrati in contatto con l’uranio impoverito (portatore di molti tumore ndr). Ma si sono ammalati lo stesso. Dev’essere per forza un’altra la causa”. L’ipotesi più probabile resta quella legata ai numerosi vaccini. Santa Passaniti lo ha fatto presente anche quando è stata chiamata a parlare davanti alla commissione d’inchiesta parlamentare sui casi di morte e malattie gravi che hanno colpito i militari all’estero e in patria.

Dopo tanta sofferenza che significato ha questa sentenza?
“Significa tanto - spiega Santa - anche se vorremmo che a riconoscere l’errore fosse anche il ministero della Difesa. Perché Francesco era un militare di leva, cioè un ragazzo che ha prestato servizio perché chiamato dallo Stato e lo Stato deve rispondere perché questo ragazzo non c’è più. La nostra vittoria arriverà quando potrò chiedere al ministero di portare una corona d’alloro sulla lapide di mio figlio”.
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