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ITALIA

Sequestrati beni per decine di milioni di euro

'ndrangheta, blitz in Lombardia: scoperta banca clandestina

L'inchiesta su presunti appartenenti alla 'ndrangheta operanti in Brianza è stata condotta dalla polizia e coordinata dalla Dda milanese.Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società. Tra le vittime alcuni dirigenti di serie A

Polizia
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Una vera e propria banca clandestina, in cui venivano riciclati i proventi delle estorsioni e dell'usura, grazie ad un'ampia rete di società ma anche alla collusione di imprenditori e di impiegati postali e bancari. L'hanno scoperta a Seveso (Monza) gli investigatori della Polizia, nell'ambito delle indagini che hanno portato ad una serie di arresti nei confronti di presunti appartenenti alla 'Ndrangheta operanti in Lombardia che avevano assunto anche la reggenza della 'locale' di Desio.

Tra gli imprenditori finiti nella morsa dell'organizzazione ci sono anche il vice presidente esecutivo del Genoa Antonio Rosati e il dg della Spal Giambortolo Pozzi e l’ex presidente della Nocerina, Giuseppe De Marinis. In particolare Pozzi avrebbe ottenuto da alcuni degli indagati prestiti per 130 mila euro con tassi da usura. Nell’ordinanza il gip spiega che, da Pozzi, gli indagati "ottenevano il rilascio di 36 cambiali per un importo complessivo di 198 mila euro e, per il rilascio delle cambiali, la stipula di un compromesso di vendita (simulata) del suo appartamento". I dirigenti sportivi fanno parte di una lunga lista di imprenditori diventati vittime.

I capitali accumulati, hanno inoltre accertato gli inquirenti e gli investigatori, oltre ad essere esportati in Svizzera e a San Marino venivano reimpiegati dall'organizzazione attraverso l'acquisizione di attività economiche nel settore edilizio, negli appalti e nei lavori pubblici, nei trasporti, nella nautica, nelle energie rinnovabili e nella ristorazione. Secondo gli inquirenti, inoltre, i membri dell'organizzazione avevano anche organizzato una raccolta di denaro per sostenere i familiari di 'ndranghetisti detenuti.

In Lombardia e in altre regioni italiane la polizia ha arrestato 30 persone mentre sono state effettuate diverse perquisizioni e sequestri di beni mobili, immobili e società per un valore totale di decine di milioni di euro. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, riciclaggio, usura, estorsione, corruzione, esercizio abusivo del credito, intestazione fittizia di beni e società. L'organizzazione, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbe più volte fatto ricorso all'intimidazione e alla violenza mentre in più occasioni sarebbe intervenuta per pacificare i dissidi sorti all'interno della stessa 'locale' di 'ndrangheta o con altre organizzazioni criminali.

Il sistema
Giuseppe Pensabene, il presunto capo del clan della 'ndrangheta radicata in Brianza, era "una sorta di 'Banca di Italia'". Lo scrive il gip di Milano Simone Luerti nell'ordinanza di custodia cautelare riportando le parole di uno degli arrestati. Il "dato nuovo e preoccupante" dell'inchiesta che oggi ha smantellato una cosca della 'ndrangheta radicata in Brianza, ha spiegato il gip,  "è rappresentato dal fatto che i fenomeni di compenetrazione tra mafia e impresa" storicamente "confinati nelle ben note aree geografiche dell'Italia meridionale" non solo si sono estesi "in Lombardia e al nord in genere (e questo è un dato risalente nel tempo), ma soprattutto" vivono grazie a "un intenso e disinvolto connubio tra forme evolute di associazioni mafiose e imprenditori calabresi e lombardi, pronti a fare affari illegali insieme come se niente fosse".
 
Nomi noti
All’interno dell’inchiesta sono finiti poi anche alcuni nomi noti, come quelli di due dirigenti di squadre di serie A, vittime dell’organizzazione, e di un politico locale lombardo a cui la ‘ndrangheta avrebbe portato voti. Domenico Zema, ex assessore in un comune della Brianza e uno dei presunti capi della locale di 'ndrangheta di Desio, avrebbe infatti portato "voti" a favore dell'ex assessore regionale lombardo Massimo Ponzoni, "braccio destro di Formigoni". Lo sostiene in una telefonata intercettata Giuseppe Pensabene, il presunto boss della cosca arrestato oggi nell'ambito dell'inchiesta della Dda di Milano.
Mentre, nei panni delle vittime, ci sono anche il vice presidente esecutivo del Genoa Antonio Rosati, e il dg della Spal Giambortolo Pozzi tra gli imprenditori finiti nella morsa dell'organizzazione della 'ndrangheta smantellata. 

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