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ECONOMIA

Padoan: l'Italia ha bisogno strategia sviluppo

Ocse. Bene governo su riforme. Grazie al jobs act creati 850 mila posti di lavoro

Il rapporto - sottolinea - anche come sul fronte occupazionale è necessario fare di più per donne e giovani. Così come bisogna intervenire sulle competenze, molto basse per il 65% dei lavoratori nel nostro Paese. Capitolo istruzione: ancora netto il divario tra nord e sud. Pochi i laureati

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Gli ultimi governi hanno introdotto una serie di riforme ambiziose nel mercato del lavoro (2014, Jobs Act), nel sistema dell’istruzione (2015, La Buona Scuola) e dell’innovazione (2015, Piano Nazionale Scuola Digitale e, per il triennio 2017-2020, il Piano Nazionale per l’Industria 4.0). Queste riforme vanno nella giusta direzione e hanno il potenziale per generare quelle sinergie e complementarità tra le politiche di cui il paese ha bisogno per rompere l’attuale equilibrio di bassa produttività e basse competenze, e generare posti di lavoro produttivi e gratificanti, in tutto il paese.  E' quanto rileva l'Ocse nel rapporto 'Skills Strategy Diagnostic Report - Italy 2017 ' presentato oggi al Mef.

Con il jobs act creati 850 mila posti di lavoro
Le misure sul mercato del lavoro realizzate dal Governo italiano hanno permesso la creazione di "circa 850.000 posti di lavoro" e favorito l'aumento dei contratti a tempo indeterminato. La stima è contenuta nel Rapporto dell'Ocse sulle competenze in Italia che cita "l'insieme di riforme strutturali, compreso il Jobs act del 2015, che mirano ad affrontare le sfide sull'occupazione". Importante per le assunzioni stabili, afferma l'organizzazione parigina, anche "il taglio temporaneo dei contributi". L'Ocse inoltre auspica che diventi permanente l'abbassamento dei contributi sociali che gravano sui datori di lavoro per creare maggiore occupazione. 

Secondo il rapporto "il Jobs Act è una pietra miliare del recente processo di riforme". "Tra gli obiettivi chiave del Jobs Act c'è quello di ridurre la dualità del mercato del lavoro introducendo un contratto a tutele crescenti. Inoltre, il Jobs Act riduce l'incertezza sui costi dei licenziamenti, limitando le circostanze in cui è previsto il reintegro nei casi di licenziamento economico e specificando la cifra di compensazione dovuta  in caso di licenziamento senza giusta causa". L'Ocse ricorda poi che un altro elemento importante del Jobs Act è la creazione dell'Anpal, la prima agenzia nazionale che si occupa di politiche attive del lavoro. "Questi - nota l'Ocse - sono i passi avanti che rendono l'Italia più vicina a pratiche già applicate in altri paesi". 

L'Ocse avverte però che il referendum del 2016 ha modificato il progetto iniziale per l'Anpal "di centralizzare la responsabilità per la realizzazione delle politiche attive per il mercato del lavoro (Palm) in Italia", che restano condivise tra Stato e regioni. Per cui "potrebbero emergere in futuro alcuni problemi di collegamento".

Sul piano nazionale Industria 0,4%, l'Ocse dà un giudizio positivo, anche se rileva che la sfida principale sarà quella che dovranno affrontare i centri di eccellenza per il trasferimento tecnologico per coinvolgere concretamente le imprese e promuovere concretamente gli incentivi previsti dall'industria 4.0.

Ok misure per occupazione, ma bisogna fare di più per donne e giovani
Incoraggiare una maggiore partecipazione da parte delle donne e dei giovani nel mercato del lavoro rileva l'Ocse Ed evidenzia come "tra i paesi membri, l'Italia è al quartultimo posto per percentuale di donne occupate. Dato preoccupante, molte donne non sono neanche alla ricerca di un posto di lavoro, ciò fa sì che l'Italia faccia registrare il terzo tasso di inattività più alto tra paesi membri dell'Ocse - si legge - In parte questo dato può essere spiegato dal fatto che le donne sono spesso percepite come le principali 'assistenti familiari'

I giovani, da parte loro, si legge nel rapporto, "devono affrontare una transizione difficile dalla scuola/università al mondo del lavoro. I giovani italiani hanno raramente accesso a servizi di orientamento che li aiutino a scegliere nella vasta gamma di possibili percorsi di formazione e carriera. Una parte significativa di giovani impiega troppo tempo a terminare gli studi".

Sul fronte dei salari inoltre l'Ocse sottolinea che le retribuzioni nel nostro Paese sono legate all'età e all'esperienza del lavoratore e non alle performance individuale caratteristica che disincentiva nei dipendenti un uso intensivo delle competenze sul posto di lavoro.

6% addetti ha competenze basse
Circa il 6% dei lavoratori possiede competenze basse rispetto alle mansioni svolte, mentre il 21% è sottoqualificato". E' quanto sottolinea l'Ocse.  Ma sorprendentemente, malgrado i bassi livelli di competenze che caratterizzano il paese, si osservano numerosi casi di lavoratori che hanno competenze superiori rispetto a quelle richieste dalla loro mansione, il che riflette la bassa domanda di competenze in Italia. Secondo l'Ocse i lavoratori con competenze in eccesso sono l'11,7%, quelli sovraqualificati il 18%. Inoltre il 35% dei lavoratori è occupato in un settore che non è correlato ai propri studi.Il rapporto dell'Ocse osserva che "più di 13 milioni di italiani hanno competenze di basso livello" e che si tratta in gran parte di "lavoratori più anziani, e immigrati", "concentrati nelle imprese più piccole, in settori meno progrediti e nelle regioni meno sviluppate". Inoltre, "circa il 39% di chi ha un'età tra i 25-65 anni possiede competenze di basso livello, sia di lettura sia matematiche, solo il 14% partecipa alla formazione per adulti". "Milioni di questi lavoratori adulti - osserva l'Ocse - lavoreranno ancora per decenni e avranno difficoltà ad adattarsi ai futuri cambiamenti della societa'". 

Scuola. Divari tra studenti del nord e sud. Pochi i laureati
"L'Italia, negli ultimi anni, ha fatto notevoli passi in avanti nel miglioramento della qualità dell'istruzione", ma forti sono le differenze nelle performance degli studenti all'interno del Paese, "con le regioni del Sud che restano molto indietro rispetto alle altre", tanto che "il divario della performance in 'Pisa'(gli standard internazionali di valutazione) tra gli studenti della provincia autonoma di Bolzano e quelli della Campania equivale a più di un anno scolastico". Così l'Ocse. Gli esperti e i professionisti del settore scuola hanno ripetutamente rilevato che in Italia molti giovani non possiedono buone competenze matematiche e non hanno una conoscenza approfondita della lingua inglese".

Se è vero che le scuole italiane vengono considerate "inclusive" e con "un buon livello di qualità", spiega ancora l'Ocse, resta "la necessità di migliorare le competenze di base come del resto quelle trasversali, tecniche e digitali delle nuove generazioni". La riforma della "Buona Scuola"  - dice il rapporto - può essere annoverata tra i "passi avanti nell'affrontare le sfide" sulle competenze in Italia. Infine nota dolente, il numero dei laureati nel nostro Paese, molto al di sotto della media degli altri Paesi Ocse: 20% (tra i 25 e i 34 anni) rispetto al 30%.

Padoan: l'Italia ha bisogno di strategia sviluppo
 "I risultati positivi ottenuti in questa legislatura devono essere da stimolo a fare di più, l'Italia ha bisogno di mettere ulteriormente a fuoco una strategia di sviluppo". Lo ha detto il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, nel corso della presentazione del rapporto dell'Ocse. "Le competenze sono al centro di una strategia di lungo termine", ha aggiunto Padoan.  E facendo cenno alla manovra: "Le risorse sono limitate ma ci sono margini importanti che vanno usati con oculatezza".
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