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ITALIA

L'inchiesta

Operazione "Labirinto", interrogatori al via. M5S chiede le dimissioni di Alfano

Oggi a Rebibbia i primi interrogatori nell'ambito dell'operazione Labirinto. I capigruppo in parlamento del movimento 5 stelle chiedono le dimissioni immediate del ministro dell'Interno Angelino Alfano. Il vice del Csm Legnini: "Nulla a che vedere con l'inchiesta"

Carcere di Rebibbia (La Presse)
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Oggi a Rebibbia, gli interrogatori di garanzia di alcuni tra i 24 indagati finiti in carcere o agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta "Labirinto", che ha acceso i riflettori sull'incrocio pericoloso tra politica e imprenditoria: al centro faccendieri che pilotavano le nomine di "manager amici" in grandi enti, come Poste, Enel, Inps, in cambio di appalti milionari. I traffici del gruppo si spingevano fino al tentativo di entrare nel sistema che gestisce a livello informatizzato gli atti delle procure italiane. La vicenda rischia di avere ripercussioni anche a livello politico. Dopo il fratello, anche il padre del ministro dell'interno Angelino Alfano spunta nelle intercettazioni della procura capitolina. Avrebbe presentato 80 curricula per assunzioni in una societa del gruppo Poste.

M5S chiede le dimissioni di Alfano
Poste Italiane SpA, sta per 'Poste Italiane Società per Alfano'? Le intercettazioni telefoniche inchiodano letteralmente il ministro degli Interni del Governo Renzi. Tra il padre che invia 80 curriculum alle Poste e l'assunzione del fratello del ministro nella stessa società, dovrebbe rassegnare oggi stesso le dimissioni". Lo dichiarano i capigruppo M5S di Camera e Senato Laura Castelli e Stefano Lucidi. "Tra l'altro il caso dell'assunzione del fratello di Alfano fu denunciato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle il 18 settembre 2013 in una interrogazione a prima firma Andrea Coletti che non ha mai avuto risposta", continuano Castelli e Lucidi. "Chiediamo le immediate dimissioni del ministro degli Interni, se vuole per chiederle siamo pronti ad inviare una raccomandata senza ricevuta di ritorno tramite "Poste Società per Alfano"..." concludono i capigruppo M5S.

Gli 80 curricula a segretaria Pizza
Il padre di Angelino Alfano avrebbe spedito una ottantina di curricula all'attenzione delle Poste. Il fatto sarebbe riferito in una conversazione tra la segretaria di Raffaele Pizza, uno dei principali indagati dalla Procura di Roma nella vicenda di corruzione, ed una sua amica. Della conversazione si dà traccia nella richiesta di arresto della Procura inoltrata al gip Giuseppina Guglielmi nell'ambito dell'indagine "Labirinto".

Reazione di Alfano: "Indegno"
"Oggi la barbarie illegale arriva a farmi scoprire, dalle intercettazioni tra due segretarie, che un uomo di ottant'anni, il cui fisico è da tempo fiaccato da una malattia neurodegenerativa che non lo rende pienamente autosufficiente, avrebbe fatto 'pressioni' presso le Poste per non so quale fantastiliardo di segnalazioni". È la risposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano. "Le due signore che parlano, anche insultandomi, non so chi siano, ma quell'uomo lo conosco bene perché è mio padre ed è indegno dare credito e conto a ciò che i magistrati avevano scartato dopo avere studiato - ha aggiunto Alfano -. Nel frattempo, il contenuto reale dell'inchiesta giudiziaria passa in secondo ordine in spregio ai tanti uomini dello Stato che a quella inchiesta si sono applicati".


Accertamenti della GdF
È stata a suo tempo oggetto di accertamenti e verifiche investigative la nomina di Alessandro Alfano, fratello del ministro dell'Interno, a dirigente di Postecom (società dei servizi internet di Poste Italiane). Una nomina che nel 2013 scatenò diverse polemiche politiche perché sarebbe avvenuta senza concorso e senza selezione e su cui ha svolto una serie di approfondimenti il nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza che indagava su un giro di tangenti per la gestione illecita di appalti pubblici e su flussi finanziari irregolari per quasi 13 milioni di euro. E anche se non è stata l'unica nomina monitorata dagli investigatori, quella di Alessandro Alfano, non contestata formalmente dagli inquirenti, è servita in particolare anche per misurare il grado di credibilità di Raffaele Pizza, l'uomo d'affari che in una conversazione intercettata del gennaio del 2015 con un collaboratore del titolare del Viminale, si è attribuito il merito di quella assunzione. 

Il "sodalizio criminoso"
Il dato che più ha allarmato gli inquirenti è in ogni caso il livello di influenza del sodalizio criminoso che poteva arrivare "ad altissime cariche istituzionali" decidendo nomine in società ed enti e a chi affidare gli appalti. Il gruppo che contava sui rapporti tenuti da Pizza (finito in carcere), da suo fratello Giuseppe (indagato), già sottosegretario nel governo Berlusconi e proprietario del simbolo della Nuova Dc, e dal parlamentare Antonio Marotta di Ap (Ncd-Udc), anche lui indagato, anche se i pm ne hanno sollecitato l'arresto, poteva arrivare ovunque, dalle Poste all'Inps, dall'Inail all'Agenzia delle Entrate. È lo stesso gip Giuseppina Guglielmi, nelle oltre 500 pagine di ordinanza di custodia cautelare, a rappresentare un esempio di questo potere di influenza quando descrive "il collegamento di Pizza con i 'proprietari' della società CAD IT, nonchè con importanti referenti di Poste dell'epoca, in particolare con Massimo Sarmi (amministratore delegato pro-tempore)".

Legnini: nulla a che vedere con indagine Roma
"Non ho nulla a che vedere con le vicende oggetto dell'indagine romana, né conosco né ho mai parlato con alcuno degli indagati". Lo ha detto il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Giovanni Legnini, a margine del plenum del Csm, ai giornalisti che gli chiedevano un commento su quanto riportato su alcuni quotidiani sugli sviluppi dell'indagine Labirinto. "Del resto - ha continuato Legnini - il Csm non aveva e non ha alcun ruolo sull'appalto del trattamento informatizzato degli atti processuali, trattandosi di competenza esclusiva del ministero della Giustizia. Il che è quanto mi sono limitato a dire a chiunque mi abbia parlato del tema", ha concluso.

Alfano: "Uso politico di scarti di inchiesta"
Ieri il titolare del Viminale aveva commentato: "Siamo di fronte al ri-uso politico degli scarti di un'inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrati hanno studiato, ritenendolo non idoneo a coinvolgermi in alcun modo, viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me, bensì terze e quarte persone che parlano di me. Persone, peraltro, che non vedo e non sento da anni".

"L'inchiesta racconta comportamenti e metodi che, se confermati, sono anni luce distanti dalla mia visione delle cose, del mondo e dell'essere cittadino della Repubblica. Io rimango fermo - conclude Alfano - a quanto valutato da chi l'inchiesta l'ha studiata e portata avanti e ha ritenuto di non coinvolgermi. Il resto appartiene al lungo capitolo dell'uso mediatico delle intercettazioni. Ma questo è un discorso ben noto a tutti, che si trascina da anni, diventando ormai una vera e propria telenovela legislativa".
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