POLITICA

Intervista alla Stampa

Congresso Pd, Orlando a Renzi: "Così rischi il frontale"

Emiliano mette in guardia l'ex premier: "Andare al congresso senza conoscere quante federazioni sono commissariate e quanti circoli non sono in grado di rilasciare le tessere non vedo come si possa fare, è difficilissimo ed è una di quelle cose che fa aumentare il rischio di scissione". Bersani avverte: prima bisogna organizzare "un confronto" 

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Confronto piuttosto acceso tra le varie anime del Pd dopo che la direzione ieri ha dato via libera all'ordine del giorno della maggioranza che, approvando la relazione del segretario Matteo Renzi, impegna il presidente Matteo Orfini a convocare quanto prima l'assemblea (sabato o domenica) per dare il via alla fase congressuale. Un invito all'ex premier a una maggiore cautela, a una maggiore riflessione sul da farsi in un momento così delicato per il partito, arriva  dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, in una intervista a 'La Stampa'.

"Se vedi uno che sta facendo una curva parabolica che lo porta a un frontale, glielo dici di stare attento, no? Cosa c'è di strano, se uno sbaglia, glielo dico - spiega il Guardasigilli - Non sono convinto che andare subito al congresso sia un bene per il Pd. Non mi sono messo d'accordo con la minoranza, ma ho detto alla Direzione quello che penso. Ho dato i miei consigli, spero che le mie funeste previsioni non si avverino, ma conosco il partito". Si candiderà alla segreteria? "E' un problema che mi porrò soltanto quando inizieremo a discutere sulla proposta da fare al Paese", taglia corto Orlando in un'altra intervista a 'Repubblica'. Torna invece a parlare della possibile scissione, in vista del Congresso ad aprile, David Ermini. E lo fa dagli studi 'Agorà': "L'odore di scissione si sente, ma non da oggi". E aggiunge: "Il problema è che spesso Renzi è stato visto da molti come un intruso, in un sistema che non aveva capito cos'era il Pd di Veltroni". 

Non vede nessuna scissione la vice segretaria del Pd Debora Serracchiani che in una intervista a Radio anch'io su Rai Radiouno afferma: "credo ci sarà un congresso vero e un'assemblea nazionale nella quale il segretario dovrà dare le dimissioni. Abbiamo regole semplici e chiare che abbiamo già applicato". Poi spiega: "Il primo congresso è durato tre mesi, il secondo lo abbiamo fatto in un mese e mezzo, ma il tema vero è quale linea politica assumeremo, ogni candidato avrà la sua", ha sottolineato.

Anche Piero Fassino - sempre dai microfoni di Radio - anch'io si augura di non assistere a una scissione: "perchè si farebbe un danno al paese, consegnandolo alla destra o al M5S". E prosegue: "Poi non credo sia quello che chiedono gli italiani e non credo sia quello che chiede la nostra gente - ha aggiunto -. Io la conosco, non vuole che ci si divida".

Critico nei confronti di Matteo Renzi e della sua agenda politica continua ad essere Pierluigi Bersani che dice no a un congresso "cotto e mangiato" o a una mera "conta", prima bisogna organizzare "una riflessione, un confronto" perchè l'anticipo del congresso rispetto a giugno aprirebbe "un problema molto serio". E Roberto Speranza incalza, "a me non fa paura la scissione del futuro, a me fa paura la scissione che c'è già stata e se serve un congresso è non per evitare una nuova scissione ma per ricucire con un popolo".

"Molto d'accordo" con Bersani si è detto Enrico Rossi, governatore della Toscana e candidato alla segreteria. Il congresso non deve essere "soltanto una conta" perchè se invece sarà così un "pezzo di popolo rischiamo di perderlo e di regalarlo. Il congresso può essere un'occasione e bisogno trovarci d'accordo su tempi che diano il senso di un congresso aperto, di un Pd che vuole ripartire".

La linea della sinistra bersaniana si 'salda', in direzione, con quella del governatore della Puglia Michele Emiliano, che confermando la sua candidatura a segretario ammonisce a non affrettare i tempi: "Andare al congresso senza conoscere quante federazioni sono commissariate e quanti circoli non sono in grado di rilasciare le tessere non vedo come si possa fare, è difficilissimo ed è una di quelle cose che fa aumentare il rischio di scissione".

Adesso la partita si giocherà in assemblea, dove Renzi si dimetterà per anticipare i tempi, certo di avere ampiamente i numeri per ottenere il via libera al congresso. A quel punto sarà da vedere chi sarà in campo per sfidarlo e se la sinistra Dem deciderà lo strappo decisivo.
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