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MONDO

Rapporto presentato alla vigilia del Forum di Davos

Oxfam. Paperoni sempre più ricchi, mentre 10 mila persone al giorno muoiono perchè senza cure

Il Rapporto evidenzia come la disuguaglianza della ricchezza continua ad attestarsi su livelli drammaticamente elevati. Nel lasso di tempo preso in considerazione (marzo 2017-marzo 2018), continua a salire il numero dei nuovi miliardari: ci sono 165 Paperoni in più, ossia uno ogni due giorni e dal 2008 ad oggi, nonostante la crisi finanziaria, sia il numero dei miliardari che il valore complessivo della loro ricchezza è pressocchè raddoppiato

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Ci sono 1.900 miliardari al mondo, e tra marzo 2017 e marzo 2018 la loro ricchezza è aumentata di oltre 900 miliardi di dollari (+12%), ossia di oltre 2,5 miliardi al giorno. Contemporaneamente, 3,4 miliardi di persone - ossia la metà dell'umanità - faticano ad affrancarsi dalla povertà estrema e vivono con meno di 5,5 dollari al giorno. E' quanto si evince dall'ultimo rapporto Oxfam "Bene pubblico o ricchezza privata?" che fotografa le acute disuguaglianze sociali ed economiche e dà conto del loro impatto sulla riduzione della povertà estrema.

Governi in ritardo nell'adottare misure efficaci per contrastare disuguaglianze
Diffuso oggi alla vigilia del meeting annuale del Forum economico mondiale di Davos, il rapporto rivela come il persistente divario tra ricchi e poveri comprometta i progressi nella lotta alla povertà, danneggi le nostre economie e alimenti la rabbia sociale in tutto il mondo. Lo studio mette inoltre in evidenza le responsabilità dei governi, in ritardo nell’adottare misure efficaci per contrastare questa galoppante disuguaglianza. Servizi essenziali come sanità e istruzione infatti continuano a essere sotto-finanziati, la lotta all’elusione fiscale ristagna, mentre le grandi corporation e i super-ricchi contribuiscono fiscalmente meno di quanto potrebbero.  L’enorme disuguaglianza che caratterizza il nostro tempo, inoltre, colpisce soprattutto donne e ragazze

In continuo aumento il numero dei nuovi miliardari
Il rapporto evidenzia come sia in continuo aumento il numero dei nuovi miliardari: ci sono 165 Paperoni in più, ossia uno ogni due giorni e dal 2008 ad oggi, nonostante la crisi finanziaria, sia il numero dei miliardari che il valore complessivo della loro ricchezza è pressocchè raddoppiato.

"Per sconfiggere la povertà bisogna combattere le disuguaglianze"
E' calata invece, dell'11%, la ricchezza della metà più povera del Pianeta. La conclusione del Rapporto è chiara: per sconfiggere la povertà bisogna combattere queste disuguaglianze. Il Report evidenzia che l'anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari possedevano l'equivalente della "ricchezza" della metà più povera del Pianeta. Insomma, si legge, "una concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi" che dimostra "l'iniquità sociale e l'insostenibilita' dell'attuale sistema economico".

"L'Olimpo della ricchezza": rappresentazione estrema del divario patrimoniale
Un dato, quello sull'"Olimpo della ricchezza", che è la rappresentazione estrema del divario patrimoniale registrato lo scorso anno: a metà 2018 l'1% più ricco deteneva infatti poco meno della metà (47,2%) della ricchezza aggregata netta, contro un magro 0,4% assegnato alla metà più povera della popolazione mondiale, 3,8 miliardi di persone.

Se i miliardari aumentano, i poveri non riescono ad uscire dalla loro situazione: una persona vive in condizioni di povertà estrema quando possiede una capacità di consumo giornaliero inferiore a 1,90 dollari, a parità di potere d'acquisto del 2011. E se tra il 1990 e il 2015 venne registrata una drastica riduzione di persone ridotte all'indigenza, ora invece la povertà estrema é in forte crescita soprattutto nei contesti più vulnerabili del globo, come l'Africa subsahariana.

Tra le ragioni di questi squilibri, il Rapporto individua l'iniquità nella distribuzione del surplus globale di reddito tra i diversi decili della popolazione mondiale: se il gap fra i più ricchi e i più poveri rimanesse inalterato, almeno 500 milioni di persone continuerebbe a vivere nel 2030 sotto la soglia simbolica di 1,90 dollari al giorno. Sono attualmente 2,4 miliardi le persone oggi a restare nella condizione di estrema povertà. 

10 mila persone al giorno muoiono per il costo delle cure
In questa situazione, servizi essenziali come sanità e istruzione continuano a essere sotto-finanziati, la lotta all'elusione fiscale ristagna mentre le grandi corporation e i super-ricchi contribuiscono fiscalmente meno di quanto potrebbero. Globalmente, infatti, nel 2015 solo 4 centesimi per ogni dollaro raccolto dal fisco proveniva dalle imposte sul patrimonio e l'imposizione fiscale a carico dei percettori di redditi più elevati delle grandi imprese si è significativamente ridotta negli ultimi decenni.

Nei Paesi ricchi ad esempio, in media, l'aliquota massima dell'imposta sui redditi delle persone fisiche è passata dal 62% nel 1970 al 38% nel 2013. Vale a dire che tenendo conto di imposte dirette e indirette, in paesi come il Brasile  o il Regno Unito, il 10% dei più poveri paga, in proporzione al reddito più tasse rispetto al 10% più ricco.

Se l'1% dei più ricchi pagasse lo 0,5% in piu' in imposte sul proprio patrimonio, Oxfam sostiene che si avrebbero risorse sufficienti per mandare a scuola 262 milioni di bambini e salvare la vita a 100 milioni di persone nel prossimo decennio. Nel mondo infatti 10 mila persone al giorno muoiono per il costo delle cure. Nei paesi in via di sviluppo un bambino di una famiglia povera ha il doppio delle possibilità di morire entro i 5 anni, rispetto ad un suo coetaneo benestante.

Gli uomini possiedono il 50% in più della ricchezza delle donne 
In un paese come il Kenya, un bambino di una famiglia ricca frequenterà la scuola per il doppio degli anni rispetto a un bambino proveniente da una famiglia senza mezzi.  C'è inoltre un'altra profonda disuguaglianza ed è quella di genere: nel mondo gli uomini possiedono il 50% in più della ricchezza delle donne e controllano oltre l'86% delle aziende. Anche il divario retributivo, pari al 23% vede le donne in posizione arretrata. Secondo le stime di Oxfam, se tutto il lavoro di cura non retribuito, non contabilizzato oggi dalle statistiche ufficiali, svolto dalle donne nel mondo fosse appaltato ad una sola azienda, questa realizzerebbe un fatturato di 10 mila miliardi di dollari all'anno, ossia 43 volte quello di Apple, la più grande azienda al mondo.

Il Rapporto sottolinea ad esempio che negli Usa gli uomini single bianchi possiedono una ricchezza 100 volte superiore a quella delle donne single ispaniche. "Le persone in tutto il mondo sono arrabbiate e frustrate. - conclude Elisa Bacciotti, direttrice delle campagne di Oxfam Italia - Ma i governi possono apportare cambiamenti reali per la vita delle persone assicurandosi che le grandi aziende e le persone più ricche paghino la loro giusta quota di tasse, e che il ricavato venga investito in sistemi sanitari e di istruzione a cui tutti possano accedere gratuitamente. A partire dalle tantissime donne e ragazze che ne sono spesso tagliate fuori. I governi possono ancora costruire un futuro migliore per tutti, non solo per pochi privilegiati. E' una loro responsabilità".

Jeff Bezos il più ricco del mondo
E' il fondatore e amministratore di Amazon l'uomo più ricco del Pianeta: nel marzo scorso, Jeff Bezos poteva contare su un patrimonio netto di 112 miliardi di dollari.  Appena l'1% di questa somma, evidenzia il report, corrisponde all'ammontare di spesa sanitaria dell'Etiopia, un Paese in cui vivono 105 milioni di persone. Il Rapporto ricorda che il manager si sta cimentando nell'investimento di viaggi spaziali perche' non sa come spendere tutto questo denaro. 

Italia: 72% ricchezza in mano ai 20% più agiati
L'Italia non fa eccezione rispetto al resto del Pianeta: nel nostro Paese ci sono forti disuguaglianze di ricchezza, e la tendenza è al rialzo. Ad esempio, il 72% della ricchezza della nazione è nelle mani del 20% più ricco della popolazione. Soltanto l'1,2% della ricchezza nazionale è posseduta dalle persone più povere mentre il 5% dei più ricchi è titolare da solo della stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% dei cittadini più poveri. 

In Italia la disuguaglianza della ricchezza insomma è ai livelli record del 2000, e continua a crescere. Il Report evidenzia l'escalation dell'indice di Gini - una formula statistica che fornisce un metodo per quantificare la concentrazione del reddito - passato in 18 anni dal 60,33 al 68,99. E se negli anni scorsi, si manteneva pressocchè costante - nel 2014 era del 66,97 per poi passare a 67,31 nel 2015, calando al 66,88 nel 2016 e al 66,55 nel 2017 - l'anno scorso si è verificato un vero e proprio balzo, essendo
arrivato a 68,89. Solo tra il 2000 e il 2002 si era avuto un andamento simile ma al contrario, ossia si era partiti dal 60,33 fino a calare al 57,26. Il discorso non cambia se si va ad analizzare l'andamento delle quote della ricchezza nazionale tra il 2000 e il 2018: per i più agiati, tale quota è salita dal 50,57 al 56,13. Per la fetta di popolazione più povera, tale quota e' scesa dal 13,10 al 7,85. 
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