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ITALIA

Operazione "Cuci e scuci"

Palermo, costruttore denuncia tangenti per appalti in opere pubbliche: arresti

Eseguiti 4 arresti e altre misure cautelari (in tutto gli altri indagati sono 10). Tutto è cominciato un paio d'anni fa con la denuncia di un imprenditore che si è rifiutato di pagare una tangente -rivolgendosi invece alla polizia - dopo essersi aggiudicato l'appalto per la ristrutturazione di una scuola

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Vasto giro di tangenti nel settore degli appalti pubblici. Scattata all'alba un'operazione della polizia di Stato di Palermo in esecuzione a numerose misure cautelari, emesse dal gip, su richiesta della procura della Repubblica, nei confronti di imprenditori e di Funzionari della pubblica amministrazione, per corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato. Eseguiti 4 arresti e altre misure cautelari (in tutto gli altri indagati sono 10).
 
Le indagini nell'ambito del blitz "Cuci e scuci", hanno avuto inizio dalla denuncia di un imprenditore edile, imbattutosi in una richiesta di tangenti da parte di alcuni funzionari pubblici in servizio presso il Provveditorato interregionale per le Opere pubbliche, per la ristrutturazione edile di una scuola elementare nella provincia di Palermo. Quattordici le misure cautelari disposte, fra cui quattro arresti, che hanno coinvolto anche funzionari pubblici. E' il risultato delle indagini della Sezione "Anticorruzione" della Squadra mobile di Palermo, che ha registrato un sistema corruttivo nel settore degli appalti per opere pubbliche e che ha interessato l'importante distretto ministeriale deputato a veicolare rilevanti fondi pubblici.

Mazzette anche per caserma in bene mafia
A un certo punto hanno avuto anche qualche contrasto: uno pensava che le mazzette bisognava chiederle senza troppi indugi, gli altri erano per un metodo meno diretto: accelerare le pratiche, dire sì a una perizia di variante per aumentare l'importo dell'appalto, in modo che la tangente non gravasse sui conti dell'impresa (su questo i funzionari controllori degli appalti si trovavano tutti d'accordo) ma sulle casse pubbliche. La tecnica del primo, l'ingegner Carlo Amato, sarebbe però prevalsa, tanto che nell'operazione "Cuci e scuci" la procedura adottata dai funzionari del Provveditorato interregionale per le opere pubbliche viene definita "Sistema Amato". L'ipotesi di reato formulata dalla procura è corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato.

Tutto è cominciato un paio d'anni fa con la denuncia di un imprenditore che si è rifiutato di pagare una tangente -rivolgendosi invece alla polizia - dopo essersi aggiudicato l'appalto per la ristrutturazione di una scuola. La cricca non si faceva scrupoli: aveva chiesto denaro anche per la ristrutturazione di beni confiscati alla mafia che dovevano essere destinati a caserma dei carabinieri (a Capaci) e ad alloggio per gli uomini dell'Arma (in via Giusti, a Palermo)."Quando poi ci sarà l'inaugurazione verrà il ministro dell'Interno, verranno prefetti, una cosa che finisce in televisione. Quindi il lavoro tra l'altro si deve fare in una certa maniera", dicevano due degli arrestati, intercettati il 14 luglio 2017.

I funzionari posti ai domiciliari, oltre ad Amato, sono Francesco Barberi, Antonio Casella e Claudio Monte. Altri due -l'architetto Antonino Turricciano e il geometra Fabrizio Muzzicato - sono stati sospesi per un anno. Coinvolti anche otto imprenditori, che per 12 mesi non potranno contrattare con la pubblica amministrazione.   "Le dichiarazioni dell'imprenditore sono state il punto di inizio delle indagini - afferma Rodolfo Ruperti, capo della squadra mobile - Gli appalti tenuti sotto osservazione sono stati numerosi; quelli che hanno portato agli arresti di oggi sono otto".

I funzionari avrebbero preteso pranzi, cene, regali e naturalmente denaro, per migliaia di euro. "Un rapporto corruttivo di 'do ut des' attraverso il quale i funzionari piegavano l'interesse pubblico dell'opera ai fini del loro arricchimento", aggiunge Ruperti. L'inchiesta riguarda appalti in quattro province: Palermo, Messina, Agrigento ed Enna.  L'indagine è coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e dai sostituti Giacomo Brandini, Pierangelo Padova e Maria Pia Ticino.

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