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MONDO

Città del Vaticano

Il Sinodo sull’Amazzonia: la risposta di Papa Francesco in difesa dei più vulnerabili

Il Sinodo speciale si terrà dal 6 al 27 ottobre e coinvolge le chiese di nove paesi: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese. Il Cardinale del Perù Pedro Barreto, gesuita, arcivescovo di Huancayo e vice Presidente della rete Panamazzonica (Repam), spiega il significato di questo evento

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di Roberto Montoya

“Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale”. È il tema del Sinodo speciale rivolto all’Amazzonia e ai suoi popoli che si terrà in Città del Vaticano dal 6 al 27 ottobre. Un Sinodo voluto da Papa Francesco che coinvolge le chiese di nove paesi: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, Perù, Venezuela, Suriname, Guyana e Guyana francese. E’ il Sinodo della generazione del “Laudato Sì” che rende partecipe tutto il popolo di Dio, secondo le competenze di ciascuno. Uno dei temi sarà l’ecologia integrale del creato, in cui tutto è in relazione. Sarà al contempo una contestazione degli interessi economici, della deforestazione indiscriminata, della contaminazione di fiume e laghi, fino ad arrivare allo sfruttamento e ai problemi che arreca il narcotraffico. Una presa di posizione radicale da parte del Vaticano, che prende a cuore le tematiche ambientali e affronta con coraggio i danni irreparabili al bene comune causati dall’incuria dell’uomo.

Il documento l’Instrumentum Laboris è frutto di un lungo lavoro di ascolto delle comunità amazzoniche, che sarà alla base del dialogo durante il Sinodo. Si tratta di un progetto ecclesiale, civile ed ecologico che cerca di superare i confini e ridefinire le linee pastorali, adattandole ai tempi contemporanei. Un sinodo dal volto umano, che parte da un territorio specifico, l’Amazzonia, per costruire un ponte verso altri biomi del nostro pianeta. È il grido della terra e dei suoi abitanti.

Abbiamo incontrato Il Cardinale del Perù Pedro Barreto, gesuita, arcivescovo di Huancayo, vice Presidente della rete Panamazzonica (Repam) e uno dei tre delegati, nominati da Papa Francesco, che ha il compito di guidare i lavori del Sinodo.

Cardinale Barreto, lei che ha vissuto per molto tempo nella zona orientale del Perù, quali sono i problemi più gravi per la foresta Amazzonica?
Senza dubbio l’identità dei popoli indigeni, che si sentono minacciati da diversi fronti. A ciò si aggiunge la sordità di molti, all’interno e all’esterno della Chiesa di fronte alle urla dell’Amazzonia e al grido dei poveri, nonché il mancato riconoscimento dei membri delle popolazioni indigene come persone “create ad immagine e somiglianza di Dio”, dotate della propria dignità e degli stessi doveri e diritti inalienabili. Un’altra grande sfida è la difesa della vita, delle culture e dei loro territori. Non dimentichiamo che migliaia di anni prima dell’arrivo dei portoghesi e degli spagnoli, gli indigeni dell’Amazzonia hanno arricchito questo grande ecosistema amazzonico. Non avevano bisogno di titoli di proprietà, perché già si prendevano cura del territorio e lo arricchivano.

Eminenza, non pensa che oggi la gente sia più consapevole sulla deforestazione in Amazzonia?
L’umanità inizia ad essere consapevole che l’Amazzonia è essenziale per la vita del pianeta grazie alla ricchezza della biodiversità e degli ecosistemi che costituiscono il 20% dell’ossigeno del mondo. Ma la sua grande ricchezza sono i suoi abitanti con la loro cultura, le lingue, le tradizioni, la spiritualità e l'armonia con l’Essere Supremo, le persone e il loro ambiente naturale. Ma è necessario mantenere in vita la memoria storica e sociale dei popoli dell’Amazzonia; il senso della giustizia, e il rispetto dei diritti degli individui e dei popoli, nonché la ricchezza della loro spiritualità e la saggezza ancestrale delle comunità dell’Amazzonia.



Cardinale, prima di arrivare a Roma Lei ha partecipato al Congresso “Ecologia integrale e sinodo Amazzonico”, che si è tenuto a Quito, in Ecuador. Cosa porta con sé da questo incontro?
Come per gli altri eventi a cui ho partecipato, le testimonianze e i contributi dei nostri fratelli e delle nostre sorelle indigeni sono fonte di grande ricchezza. È impressionante vederli con gli abiti tipici in ambienti diversi dal loro. Anche quando si trovano nelle istituzioni internazionali, si sentono sicuri di sé facendo riconoscere le loro voci e le loro diverse culture. Questa naturalezza nel sentirsi se stessi anche in ambienti così diversi dal proprio, tiene viva la ricchezza della loro cultura e del loro modo di vivere basato sulla semplicità e sull’identificazione con la diversità dei colori e del piumaggio degli uccelli e dell’ambiente amazzonico.

C’è stata qualche testimonianze che ricorda in particolare?
Mi ha colpito una donna indigena – un avvocato di professione – che ha spiegato la situazione in cui vivono gli indigeni e le esigenze che rendono necessario ascoltare la voce dell’Amazzonia. Questa donna disse tra le altre cose che “i politici non hanno tempo per ascoltarli; tantomeno gli imprenditori, ma Papa Francesco e la Chiesa Cattolica sì, loro hanno tempo di ascoltarci con piacere e attenzione”. Questa è la ricchezza del suo grande cuore amazzonico che illuminerà l’esperienza del Sinodo. Loro saranno i primi ad animare la messa in opera degli spunti che ci offrirà Papa Francesco raccogliendo le proposte che gli faremo arrivare verso la fine del Sinodo. Gli stessi indigeni chiamano il Papa “il nostro fratello Francesco”.

La leadership e la credibilità di Papa Francesco sono riuscite a muovere in poco tempo enormi masse di persone sensibilizzandole sul tema dell’ambiente. Quali saranno le cose più concrete che usciranno dal Sinodo e che potranno essere attuate nelle nostre società?
Il Sinodo dei Vescovi non è un Parlamento o un Congresso che fornisce norme specifiche. Il cammino del Sinodo si propone di formulare proposte a Papa Francesco affinché lui in seguito ci indichi gli orientamenti per l’Evangelizzazione della Chiesa in Amazzonia.

Il processo sinodale si compone di tre momenti: ASCOLTARE il grido dei poveri e della natura; DISCERNERE alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa per AGIRE in modo organizzato secondo la volontà di Dio nella regione Amazzonica. Papa Francesco passerà alla storia per aver convocato per la prima volta nella storia della chiesa un Sinodo speciale sull’Amazzonia. Questo bioma, il più grande del mondo, comprende nove paesi ed è abitato da tempi immemori. I popoli indigeni sono oltre 390, con 240 lingue; 100 popoli sono in isolamento volontario.

Perché alcuni settori della Chiesa e della società sono così critici nei confronti di questo Sinodo?
Le critiche a Papa Francesco e alla Chiesa possono arrivare da due versanti: il primo è quello di coloro che sono ancorati al loro punto di vista personale o a quello del loro gruppo su come essere cristiani o chiesa ignorando la grande ricchezza umana e spirituale dei popoli indigeni. Nessuno “ama quello che non conosce”. Questo è vero. Però anche quando si tratta di sconosciuti, sono sempre persone che, secondo la nostra fede, sono create “a immagine e somiglianza di Dio”, pertanto meritano il nostro rispetto. E anche affermando che “Dio ha creato cielo e terra”, si fa riferimento che siamo chiamati a “coltivare e prenderci cura della terra” come suoi amministratori e non come proprietari irresponsabili che cercano di dilapidare le risorse naturali per poi abbandonare la terra con le valigie piene e il cuore vuoto.

Ma quale è il secondo versante?
È quello di coloro a cui interessa solo l’avidità, il denaro, e il lucro a dismisura, senza alcun senso etico dell’esistenza. Esistono solo loro, gli altri non esistono come persone e le usano a loro convenienza. Il loro Dio è la “legge di mercato”, che nasconde il demonio con i suoi frutti di divisione e perversione. Senza dubbio, in questa situazione complessa e delicata, la presenza di Gesù Risorto nella sua Chiesa e nella società emerge trionfante sul male e l’egoismo in tutte le sue forme. Lui ci esorta, come membri della sua Chiesa, a servire il prossimo e a non farci servire. Questo è il cammino del cristiano e di tutti i credenti in Dio, tra cui tutte le persone di buona volontà.

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