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ITALIA

Il summit

La sfida di Papa Francesco: tolleranza zero per gli abusi sui minori nella Chiesa

Bergoglio convoca la leadership della Chiesa per tre giorni di incontri in cui si parlerà di tre temi: responsabilità, accountability e trasparenza

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di Roberto Montoya Nuova grande sfida per il Pontificato di Papa Francesco, che questo fine settimana affronta un tema molto scottante: gli abusi dei minori nella Chiesa Universale. Un incontro fortemente voluto dallo stesso vescovo di Roma e che per la prima volta si tiene in Vaticano. Il summit, molto atteso, ha inizio oggi per concludersi il 24 febbraio e vede la partecipazione dei vescovi di tutto il mondo.

Un evento che avrà come prerogativa fare una “catechesi”, educare i pastori, rendendoli consapevoli della responsabilità che hanno davanti al loro ministero, dal punto di vista pastorale, giuridico e spirituale. Da questo incontro dovranno uscire con le idee chiare, su ciò che deve essere fatto per prevenire e combattere il dramma globale dell'abuso sui minori.

I temi principali di questi tre giorni di incontri con la leadership della Chiesa saranno tre: “Responsabilità, accountability e trasparenza”. Per Papa Francesco è una tappa molto importante di un lungo percorso che la Chiesa ha già intrapreso 35 anni fa, in paesi come Stati Uniti, Canada, Australia, Irlanda, e da circa 9 anni in Germania, e in altri paesi dell’Europa centrale ed oltre. Un messaggio chiaro, forte, di cambiamento, di trasparenza quello che vuole dare Papa Francesco a tutta la Chiesa, ma soprattutto a coloro che lavorano a stretto contatto con le anime. Francesco cercherà di dare impulso per un radicale cambiamento di atteggiamento; dal suo linguaggio è bandito qualsiasi ‘clericalismo’, non cercherà di aggiungere nuove leggi, che già esistono da secoli sulla tutela dei minori, ma che sono state trasgredite da una parte dei pastori e della società nel mondo.

L’abuso è un fenomeno umano non sconosciuto nella storia dell’umanità, ma Jorge Mario Bergoglio è l’unico leader su questa terra che gode di credibilità, insieme ai precedenti papi (San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI) e che abbia avuto il coraggio, a viso aperto, di scoperchiare e mettere in luce ogni caso di abuso sui minori nella Chiesa. E’ un Pastore che vuole lasciare traccia dell’Amore, che non vuole una chiesa sterile, e che si assume tutto il peso della responsabilità che ne deriva, atto che nobilita la Santa Chiesa di Gesù, che ha per fine la salvezza degli uomini. Una croce pesante portata con amore.

La vicinanza di Papa Francesco alle vittime e familiari, credenti e non credenti è stata sempre quella di un Padre amorevole che guarda con sofferenza il dolore dei suoi figli: “Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire, ancora una volta, il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità” – aggiunge – “Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme”. Un messaggio che va dritto alla coscienza di noi laici, al nostro agire quotidiano, alle scelte sbagliate, che portiamo avanti incoscientemente, che conducono verso una società priva di amore e priva di perdono: “Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi”.

Una lotta senza battute d’arresto, quella di Francesco, contro il clericalismo, l’abuso di potere e di coscienza, che si sono annidati per anni in alcuni membri e istituzioni della Chiesa. Tolleranza zero verso chi si è macchiato di crimini contro i minori, salvaguardando così le persone più fragili, messaggio traversale per milioni di cristiani e non, per mettere in pratica la cura verso l’altro.

Un’altra tappa, un cammino lungo quello che si propone questo incontro; apre le orecchie, la mente, il cuore, ascoltando le vittime di abusi sessuali. Gente che in passato faceva parte delle nostre parrocchie, gente a cui è stata tolta la Fede in Dio e nel prossimo. Una Chiesa che vuole risanare le sue ferite, che Papa Francesco vuole ricondurre verso l’Opera di Dio.



Abbiamo incontrato la teologa ed ex-direttrice del Centro per la protezione dei minori, presso la Pontificia Università Gregoriana, di Roma la prof.ssa Karlijn Demasure

Secondo Lei che messaggio vuole dare Papa Francesco a tutta la Chiesa con il meeting sulla protezione dei minori?

Credo che voglia dire con forza e con molta fermezza che gli abusi dei minori nella Chiesa non sono più tollerabili, non sono più tollerati gli orrori commessi a discapito dei bambini. E quindi vuole che tutta la Chiesa sia consapevole di questo dramma; riguardo a questo, il pensiero all’interno della chiesa deve essere comune. In Europa gli abusi dei minori all’interno della Chiesa sono un crimine, mettendo e riconoscendo al primo posto le vittime. In paesi come Africa e India ancora c’è la negazione di questa cruda realtà. E quando si scopre l’abuso c’è un po' di insabbiamento, di omertà nello scoperchiare il problema.

Quante vittime o famiglie che hanno subito abusi all’interno della Chiesa riescono a sanare le loro ferite?
Innanzi tutto dobbiamo tenere tutti presenti, le ferite sono gravissime, indelebili, e quindi la prima cosa è aiutarli. La gran parte di coloro che hanno subito abusi escono con rabbia sbattendo la porta alla Chiesa, non vogliono sapere più niente della chiesa in quanto istituzione, hanno un rigetto forte verso la gerarchia ecclesiastica. Ma ci sono anche tanti casi di vittime che invece vogliono rimanere nella Chiesa, perché sono consapevoli che il dramma che hanno subito non è il Vangelo che professa Gesù. Anzi ho notato che per alcuni la loro spiritualità è maggiore di un qualsiasi cristiano.

Prof.ssa Demasure è possibile una eventuale “guarigione” dal dramma che hanno sofferto?
Coloro che lavorano con le vittime di abuso non devono perdere mai la speranza. Ho lavorato per 25 anni in questo campo, e ho accompagnato molti di loro. Sulla mia esperienza posso dire che è possibile una “guarigione”. Certo richiede molti anni di lavoro, molta pazienza, devi farti carico di loro, sono persone molto impaurite, hanno molto dolore, la loro stima è sotto zero, non vogliono relazionarsi con altri ragazzi della parrocchia, cioè hanno perso fiducia in se stessi e negli altri, e all’inizio c’è un grido di vendetta. Ecco perché dobbiamo ascoltarli molto, aprire il cuore, empatizzare con la loro storia, accompagnarli. In ogni caso il problema non si risolve in un paio di mesi.

Cioè?
Personalmente non sono d’accordo con quelle tesi che parlano solo delle conseguenze negative del problema, è ovvio e siamo tutti consapevoli degli orrori e drammi che porta ogni vittima. Hanno un problema forte con la Fede e con la Chiesa. Si chiedono perché Dio abbia permesso tutto questo nella loro storia personale. Hanno un risentimento nei confronti della Chiesa perché non sono stati ascoltati, nessuno ha ascoltato il loro grido di dolore, il dramma che stavano vivendo. Invece un dato interessante è che molti non hanno mai perso la Fede in Dio, ma si negli uomini, nella gerarchia della Chiesa. Ma la nostra Fede però non si può fermare solo nella croce, la nostra Fede si ferma nella Risurrezione, per ciò la speranza è l’ultima a perdere.

Ci sono luoghi dove si ascoltano e si accompagnano le vittime?
Ci sono già paesi, come gli Stati Uniti, che fanno questo delicato lavoro. Di solito ad occuparsi delle vittime sono laici, donne, molto formati umanamente in materia, e che lavorano strettamente con le vittime all’interno e fuori della Chiesa. Ho lavorato per tanti anni in Canada, ci sono molti terapisti, soprattutto donne, che si occupano della persona e della spiritualità insieme. Sono di origine belga e per quanto riguarda il mio paese in ogni Diocesi è stato istituito un centro dove le vittime vengono ascoltate per poi fare una terapia di accompagnamento.

Lei pensa che nel Pontificato di Francesco si intraveda un nuovo avvenire, un cambiamento che trasformerà il negativo in positivo?
Il problema è culturale. La cultura del clericalismo, dell’abuso del potere, l’imborghesimento, il carrierismo, come dice Papa Francesco, sono stati in gran parte la rovina della Chiesa. I Sacerdoti sono stati più importanti dei laici, e purtroppo non al servizio di tutti. Questa situazione ha dato potere, e ricordiamoci che quando viene commesso un abuso sessuale è perché c’è sempre all’origine un abuso di potere, che permette di commettere questi crimini. L’altro problema è che i laici per anni l’hanno permesso, accettando questa situazione. Questo tipo di cultura sia nella società che nella Chiesa deve cambiare, dobbiamo essere noi laici e clerici ad avere un spirito più di servizio, senza mettere le persone in condizioni di vulnerabilità.

Come la Chiesa deve preparare meglio i futuri sacerdoti?
La formazione dei sacerdoti è molto importante nella Chiesa. Devono studiare materie come psicologia e sessualità; per i futuri diaconi poi è fondamentale, poiché in alcuni casi non sono abbastanza maturi. Non possiamo sapere come sono stati cresciuti nell’affettività e all’interno della famiglia in tenera età. Ci vuole formazione continua, un accompagnatore, un tutor, una famiglia, perché loro come qualunque altra persona, hanno bisogno di parlare, di non sentirsi soli. Insomma occuparsi dell’anime, essere sacerdoti, non è un qualcosa che si possa improvvisare. Francesco conosce meglio di noi questa realtà ed è uno dei motivi per cui vuole il bene della Chiesa ed è contrario a tutto quello che possa danneggiarla. Comunque è molto facile parlare degli abusi dei minori nella Chiesa, ma se dovessimo parlare degli abusi dei minori all’interno delle nostre società sarebbe altrettanto devastante. Ci deve essere l’impegno di tutti se vogliamo un vero cambiamento, più umano, dove si metta la persona al centro di ogni cosa.

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