SALUTE

La giornata mondiale

Parkinson, farmaci ed assistenza

L’11 Aprile nel mondo si ricorda che c’è una malattia neurodegenerativa che colpisce milioni di persone, 1 milione e duecentomila nella UE, 300mila in Italia. Di cosa si tratta, come riconoscerne i sintomi, cosa fare.

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La progressione è lenta, ma come le altre malattie neurodegenerative per cui non c’è guarigione la progressione è inesorabile, anche se molto si può fare per controllare i sintomi della Malattia di Parkinson. Una patologia antichissima, una descrizione della difficoltà nel movimento e nell’equilibrio si è trovata in uno scritto indicano di 5000 anni fa, un’altra in una documento cinese di 2500 anni. Nel 1800 fu James Parkinson, nel suo libro “Trattato sulla paralisi agitante” a descriverne scientificamente i sintomi. Che sono appunto un paradosso, da un lato la paralisi, il cosiddetto freeze che può essere letale perché inibisce anche la respirazione, dall’altra l’agitazione, il moto perpetuo soprattutto della dita.

Compare attorno ai 60 anni, ma nel 5% dei casi si ha un esordio molto precoce, tra i 21 ed i 40 anni. Sopra i 80 colpisce l’1% della popolazione, ma si arriva al 5% dopo gli 85 anni.

Il Parkinson è determinato dalla minore produzione della dopamina, per la degenerazione della sostanze nera, una zona del cervello che la produce: questo neurotrasmettitore è essenziale per il movimento, ma incide anche sull’umore: ed infatti una delle manifestazioni della Malattia di Parkinson è la depressione.

Non è ancora chiaro quale sia la causa dell’insorgenza del Parkinson, sono state studiate alcune mutazioni di geni (alfa-sinucleina, parkina, la glucocerebrosidasi ed altri, ed il fatto che il 20% dei malati ha una storia familiare di Parkinson, fa includere anche la base genetica tra le probabili cause.

Si è ipotizzato poi che incida l’esposizione a sostanze tossiche, per esempio pesticidi come il Paraquat o idrocarburi come la trielina, oppure a polveri di mealli pesanti come ferro, zinco e rame: quella che è certa è la sintomatologia, più o meno evidente e grave a seconda dello stadio della malattia.

Tremore a riposo (di una mano, dei piedi, della mandibola), rigidità (agli arti, al tronco, al collo), la bradicinesia (lentezza dei movimenti automatici) e, in una fase più avanzata, l'instabilità posturale (perdita di equilibrio). Quando la malattia avanza, i malati riferiscono di un “tremore interno”, che percepiscono solo loro, e che è molto invalidante.

Ci sono poi i movimenti sempre più lenti, che influiscono anche su attività minime come girarsi nel letto o alzarsi. La modificazione della grafia, che diventa più piccola, l’aumento della salivazione, l’inespressione del viso. Anche la voce cambia, e mano a mano che la malattia progredisce si ha difficoltà a camminare o a tenersi in equilibrio.

La Malattia di Parkinson agisce anche sulla motilità intestinale, e quindi si ha costipazione cronica, si hanno disturbi dell’olfatto, del sonno, dell’umore e un decadimento cognitivo. 

Per diagnosticare questa patologia, oltre all’esame osservazionale del medico, ci sono esami strumentali come la Risonanza ad alto campo, la Spect Datscan, la PET e la scintigrafia del miocardio. Servono soprattutto ad escludere che ci sia un’altra patologia a causare i sintomi, come il tremore essenziale, un tumore, oppure l’uso di alcuni farmaci. 

Per affrontare il Parkinson ci si basa soprattutto sui farmaci, recentemente si è affiancata la chirurgia, in tutti i casi essenziale è la riabilitazione, col fisioterapista ed il logopedista.

Levodopa, farmaci dopaminoantagonisti e gli inibitori enzimatici sono i farmaci più usati, che però danno anche effetti collaterali e dopo un certo tempo assuefazione: in alcuni casi si passa quindi alla stimolazione cerebrale profonda, un intervento chirurgico riservato a malati che non rispondo più alla terapia.

Dicevamo dell’importanza dell’assistenza, ai malati ed alle loro famiglie: e su questo purtroppo in molte regioni non esistono programmi specifici. Così sono a carico del singolo i costi notevoli della “badante”, che deve essere specializzata, e della riabilitazione. La giornata mondiale del Parkinson serve anche a questo: sensibilizzare le persone ad accogliere senza preconcetti questi malati, ma anche le istituzioni a fare di più per supportare le famiglie.







 
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