MONDO

La risoluzione ha valore politico ma non è vincolante

Il parlamento europeo vota risoluzione per la sospensione dei negoziati di adesione della Turchia

La risoluzione è stata approvata con 497 voti a favore, 37 contrari, 107 astensioni. La votazione è stata chiesta dopo la denuncia di ripetute violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa in Turchia. Il presidente turco Erdogan ribadisce che per la Turchia non cambia nulla. Ad Atene il ministro della Difesa greco respinge l'ipotesi di una revisione del trattato di Losanna (1923) tra Grecia e Turchia 

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Il Parlamento europeo ha approvato oggi a larga maggioranza una risoluzione che chiede la sospensione dei negoziati per l'adesione della Turchia alla Ue. Il documento, sostenuto da conservatori, socialisti, liberali e verdi, ha ottenuto il via libera con 479 voti a favore, 37 contrari e 107 astensioni. "Le misure repressive adottate dal governo turco nel quadro dello stato di emergenza - si afferma nel testo – sono sproporzionate, attentano ai diritti e alle libertà fondamentali sanciti nella costituzione turca e minacciano i valori democratici dell'Unione europea".
 
I negoziati per l'adesione di Ankara all'Ue sono cominciati nel 2005. La risoluzione approvata oggi non ha valore vincolante. A opporsi a una sospensione delle trattative sono stati finora sia la maggior parte degli stati membri dell'unione europea che Federica Mogherini, alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue.  
 
Gli eurodeputati ribadiscono "che la reintroduzione della pena capitale da parte del governo turco dovrebbe comportare una sospensione formale del processo di adesione" e osservano "che, allo stato attuale, la Turchia non soddisfa 7 dei 72 requisiti definiti nella tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti, alcuni dei quali rivestono particolare importanza".
 
"Il congelamento temporaneo dei negoziati di accesso all'Unione vuole essere un forte e chiaro segnale politico a Erdogan: se proseguirà la repressione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, non vi sarà ritorno". Così l'eurodeputato del Pd, Brando Benifei dopo il voto alla plenaria di Strasburgo. "Tuttavia - aggiunge – non possiamo permettere che il popolo turco sia lasciato solo in una situazione tanto preoccupante. Come io stesso ho potuto ascoltare durante la mia visita nel carcere dove è rinchiuso Selahattin Demirtas leader del partito filocurdo Hdp, chi rischia  la libertà personale e molto altro per la sua contrarietà al regime ha bisogno dell'Europa. Per questo - conclude - il nostro è un voto politico ma non una decisione definitiva, e spero vivamente che non si debba arrivare a tanto".  
 
Il ministero turco per gli Affari europei ha commentato con un comunicato la mozione votata dall'Europarlamento. Nella nota, il ministero afferma che la votazione non ha effetti pratici, visto che il Consiglio europeo è l'unica istituzione a poter decidere la sospensione. "Anche se una decisione che suggerisce di sospendere i negoziati con la Turchia è presa dal Parlamento europeo - si legge nel comunicato – questa decisione non è vincolante da un punto di vista giuridico".
 
Anche il presidente Recep Tayyip Erdogan si era espresso sulla risoluzione parlamentare. "Lo dico in anticipo - diceva Erdogan - il voto non ha per noi alcun valore". Il presidente turco aveva aggiunto che la votazione è una prova che l'Europa "prende le parti" delle organizzazioni terroristiche.
 
In un ulteriore sviluppo nelle già tese relazioni tra la Turchia e l’Unione europea, il ministro greco della Difesa Panos Kammenos ha messo in guardia Ankara dal cercare di rivedere il Trattato di Losanna del 1923 con il quale la Turchia cedette alla Grecia  parte della Tracia orientale e alcune isole dell'Egeo. La nota è stata diffusa dopo un incontro tra lo stesso Kammenos e il nuovo ambasciatore turco ad Atene, Yasar Halit Cevik. A settembre il presidente turco Recep Tayyip Erdogan aveva criticato il Trattato di Losanna asserendo che fu imposto alla Turchia dai suoi nemici. In quell'occasione il presidente aveva aggiunto che la Turchia ha ceduto alla Grecia isole con luoghi sacri e moschee turche.
 
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