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Santa Sede

​Pedofilia: per Capella si profila processo in Vaticano. "Nessuna richiesta estradizione dal Canada"

Il funzionario vaticano, a quanto si è appreso, gode dell'immunità diplomatica

Greg Burke (Ansa)
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Il fascicolo penale a carico di monsignor Carlo Alberto Capella, il funzionario della Nunziatura di Washington destinatario di un ordine di arresto da parte delle autorità canadesi per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico, resta in Vaticano e andrà avanti cercando di avvalersi anche della "collaborazione internazionale".

Per lui, dunque - secondo quanto risulta all'Ansa - si profila un processo, ancora da fissare, nel tribunale d'Oltretevere. Sulla vicenda il direttore della Sala stampa vaticana, Greg Burke, ha precisato in serata che "non c'è alcuna richiesta di estradizione arrivata dal Canada". Mentre, per quanto riguarda lo stato dell'inchiesta, "nessun processo è fissato in Vaticano: l'indagine richiede collaborazione internazionale e non è ancora terminata".   

Il funzionario vaticano, a quanto si è appreso, gode tra l'altro dell'immunità diplomatica per gli eventuali reati commessi negli Stati Uniti, dove svolgeva le sue funzioni fino a che non è stato richiamato in Vaticano. Inoltre, tra la Santa Sede e il Canada non esiste un trattato di estradizione, e anche da ciò può dipendere l'assenza di notifiche giunte da quel Paese. In ogni caso, la volontà d'Oltretevere è che l'inchiesta vada avanti e che il diplomatico venga processato 'in casa'.   

La vicenda di mons. Capella è emersa il 15 settembre scorso quando si è venuto a sapere che il promotore di giustizia vaticano aveva aperto un fascicolo nei confronti del diplomatico in servizio presso la Nunziatura di Washington dopo che lo scorso 21 giugno il Dipartimento degli Stati Uniti aveva notificato il possibile reato. L'inchiesta a cui fa riferimento il mandato d'arresto delle autorità canadesi è iniziata con una segnalazione del Centro nazionale di coordinamento contro lo sfruttamento dei bambini del Rcmp (la polizia canadese).

La polizia di Windsor lo accusa di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico, scaricato durante un soggiorno che il prete ha fatto in Canada tra il 24 e il 27 dicembre.   

La diocesi di London, in Ontario, ha reso noto di aver ricevuto una richiesta di aiuto per l'indagine; assistenza che è stata data, in relazione alle possibili violazioni della legge sulla pornografia infantile fatte da mons. Capella usando un "indirizzo di un computer in una chiesa locale".   

Attualmente il sacerdote indagato, diplomatico di alto profilo, ex officiale della Sezione per i Rapporti con gli Stati, è in Vaticano, ospitato presso il Collegio dei Penitenzieri, e qui resterà in stato di restrizione in attesa del giudizio.   

Sulla vicenda che lo riguarda si era espresso con parole molto severe dieci giorni fa il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin parlando a margine del congresso internazionale "Child Dignity in the Digital World" sulla prevenzione degli abusi sui minori in Internet svoltosi all'Università Gregoriana.

"È una vicenda dolorosissima, una prova grande per tutti quelli che sono coinvolti", aveva detto il porporato. "Stiamo trattando il caso con il massimo impegno, la massima serietà", aveva anche assicurato aggiungendo che il resto è coperto da "riserbo per proteggere le indagini e quindi per proteggere la verità e la giustizia".  
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