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TECH

Aveva inviato foto pornografiche via GMail, avvisata la polizia

Software di Google fa arrestare pedofilo

Un uomo invia immagini di pornografia infantile tramite il suo account di Google. L'algoritmo individua le foto e Mountain View avverte la polizia, facendo partire le indagini. Il pedofilo, che lavorava in un ristorante nel Texas, è stato arrestato. Non è la prima volta che il software viene usato per scoprire questa forma di abuso. 

Pedofilo bloccato da algoritmo
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di Celia GuimaraesPasadena, Texas John Skillern, un 41enne americano del Texas, è stato arrestato per pedopornografia dopo che Google ha informato le autorità che aveva spedito foto esplicite via GMail. E’ stato il software di Google a rilevare tra le immagini inviate, quella di una ragazzina nuda, facendo partire la denuncia.  Gli investigatori hanno quindi potuto chiedere un mandato di perquisizione che ha consentito di scoprire un archivio di pornografia infantile nel tablet e nello smartphone di Skillern.

Sono stati trovati anche testi e email riguardanti argomenti pedopornografici.  La polizia ha reso noto che John Skillern, che lavorava in un ristorante di Pasadena, nel Texas, aveva anche scattato foto di bambini mentre mangiavano. L’uomo è stato accusato di detenzione e spaccio di materiale pedopornografico.

Software blocca-pornografia
"Ogni immagine di abuso sessuale su minori genera un'impronta digitale unica che aiuta i nostri sistemi a identificarla", ha detto un portavoce di Google, sottolineando che questa tecnologia è usata "solo per individuare immagini pedopornografiche e non altri contenuti associabili ad attivita' criminali".

Non è nuovo l'uso di algoritmi per cercare di bloccare la pornografia e la pedofilia online. Nel novembre 2013, i giganti informatici Google e Microsoft avevano annunciato il blocco di oltre 100.000 termini comunemente utilizzati per la ricerca di immagini pedopornografiche su internet.
 
In un articolo pubblicato sul Daily Mail, il consigliere delegato di Google, Eric Schmidt, aveva dichiarato che un'equipe di 200 esperti ha creato dei nuovi algoritmi nei motori di ricerca che garantiscono, grazie all'introduzione di queste parole chiave, di non ottenere risultati per questo tipo di ricerche.

"Questi cambiamenti hanno permesso di bloccare 100.000 ricerche che posso essere collegate all'abuso sessuale sui minori" ha affermato Schmidt.

Il sistema, dopo i primi test in Gran Bretagna, è stato esteso ai paesi di lingua inglese per poi diventare disponibile in 158 lingue. Se un utente ricerca uno di questi termini, oltre ad essere bloccato, viene avvertito dell'illegalità della richiesta.

Foto e video monitorati
Microsoft ha il software PhotoDNA, che viene usato allo stesso scopo anche da Twitter e Facebook, dopo che la società di Bill Gates lo ha donato al Ncmec, l'autorità americana incaricata del controllo su bambini scomparsi e abusati. E gli strumenti di monitoraggio non riguardano solo le foto, ma anche i video. Anche Google utilizza il suo software, Video ID.

Come Sweetie, migliaia di bambini veri vittima di pedofilia online
La 'Lolita virtuale', il finto profilo di una bimba di nome Sweetie, ha fatto incetta di pedofili in rete: in poche ore, migliaia di persone l'hanno contattata da oltre 65 Paesi - Italia compresa - per chiederle prestazioni sessuali su webcam, secondo la denuncia di Terres des Hommes, che ha creato l'esca virtuale, riuscendo a rintracciare un migliaio di pedofili veri, tutti denunciati all'Interpol.

L'iniziativa, del novembre 2013, accompagnava  il lancio di una petizione per sollecitare i governi ad un'azione di investigazione diretta sui pedofili attivi, andando cioè a colpire la 'domanda' del turismo sessuale via web. 

Gli esperti: non basta
Jim Gamble, ex capo del Child Exploitation e Online Protection Center (CEOP) britannico, aveva dichiarato all'epoca alla Bbc di essere scettico: "Loro (i pedofili, ndr) non vanno su Google per cercare immagini. Continueranno a frugare negli angoli bui di internet, nei siti peer-to -peer ".

Per un altro esperto, Pietro Wanless, amministratore della Ong National Society for the Prevention of Cruelty to Children, è necessario "uno sforzo concertato e sostenuto da tutte le parti" per restare un passo avanti rispetto ai reati a sfondo sessuale, che stanno diventando sempre più tecnologicamente avanzati.


 
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