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ITALIA

Nel territorio 4mila imprese asiatiche e 30mila lavoratori

Prato, la conquista cinese del Made in Italy

La cittadina toscana ospita la più grande concentrazione di cinesi in Europa. Gli operai dormono, mangiano e vivono dentro le aziende

Prodotti cinesi
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di Luca Gaballo Ecco come i cinesi si sono appropriati del marchio made in Italy, era questo il titolo di un reportage che già nel 2010 il New York Times dedicava al fenomeno Prato: 4mila aziende cinesi, 600mila metri quadrati di capannoni, 30mila lavoratori tra legali e illegali, capaci di cucire un milione di capi di abbigliamento al giorno.

La più grande concentrazione di cinesi in Europa
Così nell'arco di vent'anni i cinesi hanno trasformato Prato, dal medioevo simbolo dell'eccellenza italiana, in una capitale manifatturiera di fascia bassa in grado di rifornire il mondo intero.  Prato ospita la più grande concentrazione di cinesi in Europa, alcuni sono legali, molti non lo sono.

Case-aziende
Il meccanismo è semplice, le aziende lavorano materie prime importate dalla cina, i lavoratori dormono, mangiano, vivono dentro le aziende, e rivendono il prodotto a migliaia di dettaglianti di fascia bassa che, con i loro furgoncini, passano il confine e riforniscono i centri pronto moda di tutta l'Europa. Una parte delle merci viene spedita direttamente in cina ove viene commercializzata con il prestigioso marchio "Made in Italy".

Eclissi della prodizione di qualità
L'arrivo dei cinesi è coinciso con la progressiva eclissi delle produzioni italiane di qualità. Le aziende italiane dal 2000 ad oggi si sono più che dimezzate, così come è cambiato il profilo dei clienti, si è dimezzato l'export verso la Germania, compensato in teoria dall'esplosione di quello verso la Cina. In realtà, solo una piccola parte degli utili realizzati, circa un milione e cinquecentomila euro al giorno, secondo la Banca d'Italia, compare nelle dichiarazioni dei redditi e la Guardia di Finanza scrive di una evasione ormai miliardaria. Tutto questo è stato possibile, conclude il new york times, grazie alle istituzioni deboli e alla tradizionale tolleranza italiana per chi infrange le regole.
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