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TECH

Il pagamento di 130 milioni di sterline al centro dell'audizione

Gran Bretagna, il Parlamento vuole ascoltare Google per l'accordo con il Fisco

Annunciato da pochi giorni un accordo tra Google e l'Authority fiscale del Regno Unito, che chiude un contenzioso durato 6 anni. Ma le tasse dovute, per 130 milioni di sterline, sono un cifra "irrisoria", secondo il presidente della Commissione conti pubblici del Parlamento, che vuole convocare Fisco e Alphabet, la società capofila di Google

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Londra Il Parlamento britannico chiederà di ascoltare i vertici di Google sull'accordo fiscale appena concluso, in virtù quale l’azienda di Mountain View dovrà pagare 130 milioni di sterline per chiudere un contenzioso che la vedeva accusata di 10 anni di elusione.
 
Lo ha annunciato Meg Hillier, laburista, presidente della commissione Conti pubblici del Parlamento, che intende convocare davanti ai legislatori sia la holding a capo di Google, Alphabet, sia l'Authority fiscale del Regno Unito, la Hmrc, per chiedere di spiegare un accordo giudicato "comodo" per la multinazionale e irrisorio per quanto riguarda l’ammontare delle tasse.
 
Secondo il Fisco britannico, tuttavia, l'accordo fa sì che Google paghi "l'imposta pienamente dovuta secondo la legge". Un portavoce del premier David Cameron ha considerato come "un passo avanti" l'accordo, ma ha ammesso che c'è da fare di più per garantire che le multinazionali paghino la giusta quota di tasse.

Chiuso il contenzioso
L’accordo è stato annunciato il 22 gennaio scorso; Google ha accettato di pagare 130 milioni di sterline (circa 170 milioni di euro) in tasse arretrate in Gran Bretagna, una somma che copre le imposte dovute tra il 2005 e il 2015. Google ha anche dichiarato che avrebbe cambiato il calcolo dei propri versamenti fiscali nel Paese in modo che siano basati su una percentuale delle vendite locali.

L'accordo, ricorda la Bbc, giunge al termine di un'inchiesta durata 6 anni con il fisco britannico. Nel 2013 Google ha versato alle casse britanniche 20,4 milioni di sterline in tasse nonostante avesse fatturato nel Regno Unito 3,8 miliardi di sterline.

La "digital tax" in Italia
"La digital tax sarà legge in Italia dal primo gennaio 2017", ha annunciato nel settembre 2015 il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Dopo aver atteso per due anni una legge europea, il presidente del Consiglio ha ritenuto che l'Italia può cominciare da sola.

La materia è allo studio da tempo e riguarda anche altri big della tecnologia come Apple e Facebook. Nel maggio 2014 la Commissione Ue ha proposto di rivedere la direttiva sulle sedi 'sussidiarie', allo scopo di impedire il trasferimento di profitti tra aziende e loro filiali in altri Paesi, per evadere il fisco in più Paesi. La nuova legislazione, ha spiegato l’allora commissario alla fiscalità, l’economista e matematico lituano Algirdas Semeta, "affronta un problema che esiste non solo tra i grandi nomi ma anche tra molte altre aziende che usano questi schemi per evadere le tasse".   

Secondo il Financial Times, l'attuale Commissario Ue all’Economia e Finanze, Pierre Moscovici ha già pronto il piano di intervento per evitare che il pagamento delle tasse venga fatto in Paesi europei con regole fiscali più vantaggiose.
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