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POLITICA

Commissione Lavoro del Senato

Reddito di cittadinanza, audizioni al Senato. Upb: rischio disincentivo al lavoro

Per il presidente dell'Ufficio parlamentare di bilancio in termini di reddito disponibile i soggetti che lavorano e che percepiscono salari bassi avranno una disponibilità economica uguale a quelli che non lavorano

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"Abbiamo individuato in 1,7 milioni al massimo i potenziali destinatari di politiche attive che rientrano in una potenziale platea di 5 milioni di destinatari del reddito di cittadinanza, anche se questo non significa che saranno effettivi destinatari del reddito". È la stima fornita dal presidente uscente dell'Anpal (Agenzia Nazionale Politiche Attive Lavoro) Maurizio Del Conte, nel corso dell'audizione sul decretone in commissione Lavoro del Senato.

"Ci sono delle criticità, delle insufficienze e anche sofferenze della rete dei centri per l'impiego", ha sottolineato Del Conte. "È chiaro che bisogna anche capire se l'intera platea di beneficiari del reddito
debba passare per i centri per l'impiego", ha concluso. 

Upb: effetto spiazzamento
"Nel disegno del reddito di cittadinanza l'obiettivo di contrastare comportamenti opportunistici da parte dei beneficiari si affida a complessi meccanismi coercitivi piuttosto che a incentivi volti a favorire la scelta spontanea di partecipare all'attività lavorativa". Lo ha rilevato il presidente dell'Upb (Ufficio parlamentare di bilancio), Giuseppe Pisauro, ascoltato in commissione Lavoro del Senato, che ha sostenuto come "va considerato che nella determinazione della misura del beneficio l'intero reddito da lavoro guadagnato al momento della richiesta entra nel reddito del nucleo familiare da integrare con il RdC. Questo corrisponde all'applicazione di un'imposta implicita del 100 per cento se il reddito da lavoro è pari o inferiore alla soglia. In termini di reddito disponibile quindi i soggetti che lavorano e che percepiscono salari bassi avranno una disponibilità economica uguale a quelli che non lavorano". Pisauro ha aggiunto che "questo disincentivo è aggravato dal fatto che la misura del RdC potrebbe spiazzare alcuni segmenti del mercato del lavoro, caratterizzati da retribuzioni particolarmente modeste eventualmente dovute a rapporti part-time o di collaborazione, per i quali lo svolgimento dell'attività lavorativa non risulterebbe economicamente conveniente".

Per Pisauro, in pratica, i "rischi" del reddito di cittadinanza "possono derivare dall'insorgere di comportamenti opportunistici di incentivo all'evasione e disincentivo al lavoro" con possibili "effetti di spiazzamento: "chi oggi lavora e ha un reddito inferiore a quello del beneficio in teoria ha un vantaggio a smettere di lavorare e a portare a casa il beneficio".

Caritas: rischio paradosso, più diseguaglianza
Il requisito di 10 anni di residenza in Italia per percepire il reddito di cittadinanza esclude migranti regolari e rischia di escludere le persone in grave marginalità a partire dai senza dimora. È la denuncia arrivata, nel corso delle audizioni sul decretone, da parte della Caritas, secondo cui "un provvedimento di contrasto alla povertà non può invece che essere inclusivo, altrimenti crea la paradossale situazione di generale o implementare condizioni di disagio grave o di diseguaglianza nell'accesso".

Sindacati: preoccupati, risorse insufficienti
Il reddito di cittadinanza "avendo un carattere ibrido tra contrasto alla povertà e misure di politiche attive, coniuga in modo improprio la povertà come criterio di accesso e le politiche attive come interventi previsti". Così Cgil Cisl e Uil, unitariamente, pur riconoscendo le forti aspettative legittimate dalla necessità di rispondere a una porzione sempre più ampia di popolazione che non può avere accesso a un reddito dignitoso", esprimono dubbi e perplessità sullo strumento varato dal governo, nel corso di una audizione in Senato.

Non solo. A preoccupare i sindacati, come si legge in un documento unitario consegnato alla commissione lavoro, anche le risorse economiche destinate alla povertà assoluta nonostante il governo abbia aumentato i limiti di reddito per l'accesso al beneficio rispetto al Rei: "il RdC è una misura che viene finanziata fino ad esaurimento delle risorse stanziate per l'anno di competenza (limite di tetto). Qualora le domande superino la disponibilità delle risorse stanziate per l'anno in corso scatta la "tagliola" e viene ristabilita la compatibilità finanziaria attraverso la rimodulazione del sussidio ovvero la sua riduzione in modo tale da coprire tutti i beneficiari in regola con i requisiti", spiegano.
 
Nel mirino delle critiche anche e soprattutto "la rigidità" del criterio di suddivisione dei beneficiari tra Patto per il Lavoro e Patto per l'Inclusione Sociale, legato prevalentemente all'età e alla situazione occupazionale che "può portare ad una suddivisione tutt'altro che ottimale dei nuclei beneficiari" e il mancato coinvolgimento in questa fase di scelta dei Comuni" che insieme all'abrogazione del Piano Nazionale per la lotta alla povertà ed esclusione sociale (introdotto dal Rei) potrebbe penalizzare " disabili e  le famiglie numerose".

E se è "positivo" il coinvolgimento dei Caf, sono forti le critiche dei sindacati relativamente alle sanzioni previste a carico dei furbetti del Rdc. "La pena dai due ai sei anni di detenzione è largamente sproporzionata rispetto ad analoghi reati che possono determinare problemi di entità anche assai superiore per l'erario. Siamo consapevoli dell'importanza di impedire comportamenti "predatori" ed ostacolare il sommerso ma chiediamo di riportare queste sanzioni entro limiti più ragionevoli. Inoltre sia il sistema sanzionatorio che di decadenza del beneficio si accaniscono esclusivamente e dettagliatamente verso eventuali illeciti delle famiglie beneficiarie, diventando molto marginali per quelli eventuali dei datori di lavoro", sottolineano ancora.
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