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POLITICA

Gesti e fuori programma

Due strette di mano che spiegano un governo: il triangolo Renzi-Alfano-Letta

Prima un caloroso saluto al Quirinale durante il giuramento tra il neopremier e il ministro dell'Interno, poi un imbarazzato e gelido passaggio di consegne con il presidente del Consiglio uscente

Il passaggio delle consegne
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di Giancarlo Usai Dietro due strette di mano, si nasconde gran parte delle ragioni che hanno portato alla nascita del governo Renzi. Durante la cerimonia ufficiale, al momento del giuramento di Angelino Alfano, è evidente l'immediata intesa che si è subito creata tra il neopremier, in piedi accanto a Giorgio Napolitano, e il confermato ministro dell'Interno. Un caloroso e convinto saluto accompagnato da un fuori programma: il leader del Nuovo centrodestra stringe la mano a Renzi prima di salutare formalmente il Capo dello Stato, ancora impegnato nella firma del documento ufficiale. Un gesto di distensione dopo giorni di trattative tra i due per trovare l'intesa decisiva.

Cambio di scena, dal Quirinale a palazzo Chigi: è il momento del passaggio delle consegne tra il premier uscente Enrico Letta e il nuovo presidente del Consiglio. Tra i due il gelo è calato da tempo ed è evidente, evidentissimo. Letta non concede neanche un sorriso ai fotografi: solo una presenza dovuta a necessità di protocollo. L'ormai ex capo del governo passa la campanella a Renzi, fa un cenno a Patroni Griffi, sottosegretario alla presidenza Consiglio nel suo governo, e poi via, una stretta di mano fredda e velocissima, neanche accompagnata da uno sguardo. Un modo per confermare anche con la gestualità del rituale una rottura con il segretario del Pd, già definitiva al momento delle dimissioni. 
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