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POLITICA

Dopo il voto

Renzi: il mio ciclo si è chiuso. Non faremo da stampella a Lega o M5S, giochi chi ha vinto

Alle 15 è prevista la direzione del Pd che arriva in uno dei momenti più caotici dove il voto parla di un partito al di sotto del 20% con un segretario che si è dimesso ma che cerca di mettere i paletti sul futuro. La situazione è "complicata": il vicesegretario Maurizio Martina avrà il delicato compito, sin dal'appuntamento di oggi, di ricostruire la "collegialità necessaria"

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"Il mio ciclo alla guida del Pd si è chiuso. Lascio, sul mio successore deciderà l'assemblea". "No a governi istituzionali, nessuna collaborazione possibile con i 5 Stelle o con le destre". Governo d'unità nazionale? "Deve giocare chi ha vinto". Così il segretario del Pd Matteo renzi in un'intervista a Il Corriere della Sera. "Sono stati 4 anni difficili ma belli. Abbiamo fatto uscire l'Italia dalla crisi. Quando finirà la campagna di odio tanti riconosceranno i risultati. Ma la sconfitta impone di voltare pagina. Tocca ad altri. Io darò una mano: noi non siamo quelli che non scendono dal carro, semplicemente perchè il carro lo hanno sempre spinto".

"Siamo passati da milioni di voti del referendum ai 6 milioni di domenica scorsa. Abbiamo dimezzato i voti assoluti rispetto a quindici mesi fa. Allora eravamo chiari nella proposta e nelle idee. Stavolta  e mi prendo la responsabilità la linea era confusa, nè carne nè pesce: cosi' prudenti e moderati da sembrare timidi e rinunciatari. Dopo un dibattito interno logorante, alcuni nostri candidati non hanno neanche proposto il voto sul simbolo del Pd, ma solo sulla loro persona". Se si fosse votato a maggio forse sarebbe andata diversamente, spiega Renzi. "Sarebbe cambiata l'agenda politica. L'agenda sarebbe stata l'Europa, non altro. Come è stato per Macron o per Merkel. E prima ancora come è stato in Olanda per Rune. Sull'Europa non avrebbero vinto le forze sovraniste. Ma poichè avevo visto per tempo questo rischio e l'ho illustrato più volte invano, mi sento io il responsabile delle mancate elezioni anticipate. Nessuna polemica con nessuno".

"Le mie dimissioni non sono un fake - ha proseguito Renzi - . Ho seguito le indicazioni dello Statuto e dunque sul nuovo segretario decidera' l'assemblea. Rispetteremo la volontà di quel consesso. Sui nomi non mi esprimo; anche perchè sono tutte persone con cui ho lavorato per anni". Chi farà le consultazioni?"Il Pd ha sempre mandato al Quirinale i due capigruppo, il presidente e il reggente. Non vedo motivi per cambiare delegazione". 

"Ci attende una lunga traversata nel deserto. Ma ripartire da zero, dall'opposizione, può essere una grande occasione. La politica è fatta di veloci cambi. La sconfitta è una battuta d'arresto netta, ma non è la fine di tutto. Cinque anni fa Pd e 5 Stelle finirono 25 pari. Alle Europee è finita 40-20 per noi. Adesso 32-18 per loro. La ruota gira, la rivincita verrà prima del previsto", ha concluso Renzi.

Alle 15 la direzione del Pd, in uno dei momenti pià caotici nei suoi quasi 11 anni di vita
Il dibattito interno nel Partito democratico non è mai stato semplice, ma l'impressione è che la direzione di oggi arrivi in uno dei momenti più caotici nei suoi quasi 11 anni di vita. Il voto parla di un partito sotto il 20% con il segretario Matteo Renzi che si è dimesso cercando però di dettare anche i paletti sul futuro ("No a intese con M5S o Lega") non facilmente digeribili dalle minoranze dem. La situazione, insomma, è "complicata": il vicesegretario Maurizio Martina avrà il delicato compito, sin dal'appuntamento di oggi, di ricostruire la "collegialità necessaria" a far ripartire il Pd e da qui all'assemblea, che dovrebbe tenersi intorno al 15 aprile, sarà lui a gestire la partita. Sul delicato tema delle alleanze parla chiaro Matteo Orfini, presidente dem: "Qualora sostenessimo un governo del M5S, in varie forme, sarebbe la fine del Pd. Considero il tentativo che vedo da più parti di obbligare il Pd a fare la scelta di appoggiare un un governo M5S una sorta di stalking".

La posizione è decisa e ricalca la tesi di Renzi: "Secondo me, quando si perde si sta all'opposizione: il voto parla chiaro. Non si può immaginare che il Pd vada al governo. Noi abbiamo perso, non si aiuta la nascita di un governo in questi casi. Non esiste in natura un accordo tra Pd e M5S. Anche perché, per Orfini, "il governo M5s e Lega c'è già. In Parlamento hanno votato sempre insieme, sono sovrapponibili più di qualsiasi altra forza e lo si è visto anche in campagna elettorale". Sulla partita delle Camere per il presidente dem è "ragionevole e legittimo" che vengano divise tra le due forze vincenti e non "ci sono le condizioni per una Camera da attribuire al Pd".

In direzione, al Nazareno, Orfini leggerà la lettera di dimissioni di Renzi (che non andrà alle consultazioni al Quirinale e non dovrebbe neanche esserci oggi), mentre spetterà a Martina una relazione dove il fulcro dovrebbe essere il ruolo di opposizione per i democratici. L'assemblea potrebbe poi decidere di eleggere un segretario e posticipare il congresso al 2019, quando la situazione potrebbe essere meno nebulosa.

Dalla minoranza dem intanto Michele Emiliano sembra di altro avviso e 'punta' il M5S: "Queste persone hanno preso 11 milioni di voti e hanno il diritto di provare a governare questo Paese. Se noi non interveniamo per fare il governo, quelli non andranno a casa e di questo ho la certezza, faranno un governo Salvini-Di Maio. Gli si daranno i voti per farli governare e si condivideranno, nell'attività parlamentare, i punti che si possono condividere". Per il governatore pugliese "la presidenza della Camera per il Pd sarebbe opportuna, può essere rivendicata", mentre su Calenda la chiusura è drastica: "Viene da Monti, poi ha votato per la lista Bonino poi, improvvisamente, ha deciso di iscriversi al PD e ha cominciato a dire 'noi'. Tutto questo in una giornata. Uno così non lo voglio vicino".
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