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SCIENZA

Lo stato del pianeta

​Ricerca scientifica, prospezione e rischi geologici

Possiamo rinunciare alle indagini geofisiche indirette? Le richieste della Società Geologica Italiana

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Il pianeta Terra è l'unico Pianeta del sistema solare a essere ancora tettonicamente attivo. La dinamica della Terra è legata al calore interno del pianeta, che in parte deriva da quello accumulato inizialmente e in parte è prodotto dalle reazioni termo-nucleari naturali legate al decadimento radioattivo degli elementi chimici che costituiscono il pianeta stesso.

Comprendere la struttura interna della Terra e come le grandi masse profonde agiscano nel quadro della dinamica terrestre è importante per capire come l'Uomo possa difendersi da queste immense forze della Natura, che generano terremoti e vulcani, innalzano montagne e innescano fenomeni franosi, ma anche per comprendere come la vita sul pianeta si sia originata in ambienti estremi quali quelli delle profondità degli Oceani.

Per capire come è fatta la Terra, per avere informazioni sulle caratteristiche delle masse rocciose, non investigabili direttamente, siano esse al di sotto della superficie esposta o al di sotto degli oceani, che coprono la gran parte del nostro Pianeta, la ricerca scientifica ha la necessità di utilizzare metodi indiretti di natura geofisica.

Gravimetria, sismica a riflessione e geoelettrica sono i principali metodi di studio utilizzati sia per la ricerca scientifica sia per quella applicata, come nel caso dell'esplorazione per acqua, gas, idrocarburi, mineralizzazioni (georisorse) o per altre finalità antropiche. Essendo la Terra coperta per la maggior parte da mari e oceani, la ricerca a mare è di fondamentale importanza, se non imprescindibile, per ottenere un quadro conoscitivo quanto più completo del pianeta. Lo  studio dei fondali marini, sia della loro superficie sia dei sottostanti sedimenti di copertura e del substrato roccioso, viene svolta oramai da decenni in tutto il mondo con metodi geofisici per diversissime finalità, non solo per ricerca scientifica o per valutare la presenza di georisorse, ma anche per scopi di protezione civile o di tipo militare/strategico o economico/applicativi sfruttamento ittico, realizzazione di costruzioni portuali o marittime in generale, stendimento di linee cablate sottomarine per le telecomunicazioni, ecc.).

L'air gun, oggetto sin dal 2014 dell'attenzione del legislatore, è uno dei metodi geofisici maggiormente utilizzati per lo studio dei fondali marini sia per scopi di ricerca scientifica (e.g., Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, Università, progetti UE ECORD e IODP, ecc.) che per finalità di tipo civile e militare.

Questo metodo d'indagine sfrutta una sorgente impulsiva di rumore in ambiente marino, che se non opportunamente calibrata e controllata potrebbe avere delle ripercussioni invasive e nocive sull'ecosistema marino, al pari di qualsiasi altra sorgente di rumore eccessiva in ambiente subaereo.

Oggi la tecnica geofisica dell'air gun viene considerata dal gruppo di lavoro TESEO (Tecniche Eco-sostenibili per la Sismica Esplorativa Offshore, 2018) come la più efficace per lo studio delle caratteristiche geologiche del sottosuolo marino, sia per ricerca scientifica che per attività di protezione civile e di prospezione per la ricerca di georisorse, così come per la pianificazione e messa in opera di opere di ingegneria a mare, e cablaggio per telecomunicazioni. Grande attenzione al tema è prestata dalle agenzie ambientali, come nel caso dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) che ha pubblicato un "Secondo rapporto sugli effetti per l'ecosistema marino della tecnica dell'airgun", redatto ai sensi dell'art. 25, comma 3, del Decreto Legislativo n.145/2015. Rapporto che è diventato riferimento consolidato per le autorizzazioni rilasciate anche recentemente dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. Inoltre, la sensibilità crescente della comunità scientifica nazionale e internazionale sull'argomento ha spinto la stessa comunità a dotarsi di linee guida molto attente a ché vengano utilizzate modalità operative mirate a ridurre l'impatto di queste attività di indagine (air gun) sugli organismi marini (ACCOBAMS - Agreement on the Conservation of Cetaceans in the Black Sea, Mediterranean Sea and contiguous Atlantic).

La Società Geologica Italiana, che a livello nazionale rappresenta la principale Società Scientifica delle Scienze della Terra e l'interlocutore privilegiato con la comunità geologica internazionale, pur essendo ben consapevole dei possibili effetti invasivi che alcune tecniche geofisiche, quali l'air gun, possono causare all'ecosistema marino, ritiene doveroso che tali effetti debbano essere mitigati attraverso l'attuazione dell'apposita normativa esistente e finalizzata alla riduzione dei possibili impatti ambientali, senza rinunciare sia alla possibilità di poter continuare a svolgere ricerca scientifica in ambito geologico e geofisico, sia alla possibilità di ottenere informazioni con ricadute importanti su campi economici e militari di rilievo per il Paese.

Per quanto riguarda la ricerca scientifica geologica e geofisica, la rinuncia ad alcune tecniche esplorative avrebbe gravi ripercussioni su tutti gli studi di geologia marina in cui l'Italia svolge un ruolo importante in ambito internazionale (ad esempio in ECORD-IODP) così come lo studio della sismicità e dei georischi in aree marine (frane sottomarine, tsunami, crolli, emissioni di fluidi) con finalità di protezione civile. Le dettagliate conoscenze attuali della geologia del sottosuolo in ambiente marino e della pericolosità sismica delle coste italiane derivano anche e soprattutto da analisi geofisiche di questo tipo.

La Società Geologica Italiana chiede che il Governo Italiano si faccia promotore in ambito comunitario nel favorire la ricerca scientifica e tecnologica per individuare nuovi e meno invasivi metodi d'indagine che, fornendo la stessa tipologia d'informazione scientifica, possano sostituire le tecniche che si basano su sorgenti impulsive di rumore in ambiente marino (air gun, sonar, ecoscandagli, ecc.).

A corollario chiede che le tecniche d'indagine geofisiche a mare non siano vietate a priori nelle acque territoriali nazionali fino a che non siano sviluppate nuove tecniche d'indagine meno invasive che le sostituiscano nell'ottenimento dei risultati attesi.

Infine, chiede che fino a che le tecniche invasive basate su sorgenti emissive di rumore verranno usate siano adottate norme rigorose, basate sull'evidenza scientifica partendo dai protocolli esistenti di mitigazione del rischio collaterale nei confronti dell'ecosistema marino, che saranno sicuramente implementati già dalla prossima settimana a Bruxelles (21-22 gennaio), quando Biologi Marini, Ingegneri, Geofisici e Geologi si incontreranno per discutere questi temi al CSA – Oceans 2 Scoping Workshop: Noise in the Marine Environment.
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