Original qstring:  | /dl/rainews/articoli/riforma-legge-elettorale-referendum-veneto-maggioritario-proporzionale-f954230b-3122-4bbe-93fb-4880040e0f3c.html | rainews/live/ | true
POLITICA

Occorre il sì di 5 Regioni per andare in Corte di Cassazione

Riforma legge elettorale: da Veneto, Lombardia e Sardegna via libera al referendum

L'appello di Salvini è stato raccolto dalle Regioni a guida centrodestra. Arrivano i primi sì di Veneto, Lombardia e Sardegna all'abolizione della quota proporzionale. Trovato l'accordo per il sì anche in Liguria e Friuli. Tensioni nel consiglio regionale del Piemonte

Condividi
Accordo 'last minute' nel centrodestra sul referendum abrogativo della parte proporzionale del Rosatellum bis. All'indomani della direttiva per l'astensione di Forza Italia emanata da Silvio Berlusconi, che rischiava di affossarne il percorso, i partiti della coalizione hanno trovato una intesa grazie alla quale anche Forza Italia dà il suo via libera alla consultazione proposta dai leghisti. Ciò ha permesso al vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, di annunciare che depositerà il quesito - che deve essere approvato da almeno cinque Consigli regionali a maggioranza assoluta - lunedì, scadenza entro la quale doveva essere presentata una proposta affinché l'iter di esame fosse avviato l'anno prossimo.

La Costituzione
La battaglia è stata lanciata pochi giorni fa dal leader della Lega Matteo Salvini: secondo l’articolo 75 della Costituzione è indispensabile che almeno cinque consigli regionali avanzino la richiesta di referendum e tutti quelli guidati dal centrodestra (Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Sardegna e Friuli Venezia Giulia) hanno immediatamente inserito all’ordine del giorno l’argomento. Salvini aveva lanciato la campagna appellandosi al fatto che deve essere subito chiaro che chi vince le elezioni deve governare il paese. Lo stesso slogan su cui Matteo Renzi puntava in occasione del referendum, perso, del dicembre 2016. 

Votazioni
La prima Regione a dare il via libera è stata il Veneto. A seguire sono arrivate la Sardegna e la Lombardia. Atteso poi l'ok da Piemonte, dove il governatore Alberto Cirio ha annunciato l'accordo, e la Liguria. La Regione Veneto è la prima a chiedere ufficialmente il referendum sulla legge elettorale che vuole abolire la quota proporzionale nell’elezione del Parlamento e imprimere una svolta in senso maggioritario. 

Veneto
La Regione guidata da Luca Zaia è stata la prima a completare l’iter a tempo di record. La proposta è passata con 28 voti favorevoli, 7 contrari e 3 astenuti. Il centrodestra ha votato compatto per la richiesta di consultazione superando le perplessità espresse nei giorni scorsi dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. Il Consiglio ha indicato il Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, quale delegato per il deposito della Proposta presso la Corte di Cassazione.

Lombardia
Il Consiglio Regionale della Lombardia ha approvato con 47 voti positivi su 49 presenti il Referendum per la modifica della legge elettorale in favore di una legge elettorale esclusivamente maggioritaria. Presenti in aula solo le forze di maggioranza, visto che l'opposizione ha abbandonato i lavori e ha definito questo referendum come un "attacco alla democrazia". In aula anche il rappresentante di +Europa, Michele Usuelli, che ha deciso di rimanere e di astenersi dalla votazione.

Sardegna
La votazione (bastava una maggioranza di 31 voti) è stata preceduta da una discussione sull'opportunità di affidarsi al sistema elettronico, considerate le anomalie riscontrate nell'ultimo periodo. Il presidente del Consiglio regionale, Michele Pais, (Lega) ha proposto di ricorrere al voto nell'urna per non incorrere in
malfunzionamenti del sistema. Alla fine è passata sia la mozione che l'ordine del giorno collegato che indica nel presidente Pais il delegato effettivo a depositare la richiesta di referendum entro il 30 settembre e nel capogruppo della Lega, Dario Giagoni, delegato supplente. L'Assemblea sarda ha anche dato mandato a Pais di inviare la mozione agli altri Consigli regionali con l'invito ad adottare una deliberazione analoga. 

Piemonte 
La battaglia più accesa si sta svolgendo nel consiglio regionale del Piemonte dove il dibattito si sta prolungando oltre i tempi previsti. Le opposizioni, Pd in testa, stanno cercando di ostacolare l’approvazione della delibera ed è stata più volte necessaria l’interruzione dei lavori. A partire dal 24 settembre l’assemblea è stata convocata «no stop» fino all’approvazione finale.

Liguria e Friuli 
Tempi più lunghi del previsto si annunciano in Liguria. In commissione la proposta ha subito uno stop in seguito al voto contrario di un consigliere ex leghista ma in consiglio il centrodestra può contare su una maggioranza di tre voti in grado di aprire la strada alla richiesta referendaria. Stesso discorso a Trieste, dove il consiglio del Friuli Venezia Giulia potrebbe votare la richiesta già nelle prossime ore.

L'iter
Quando cinque regioni avranno avanzato la loro richiesta, la parola passerà alla Corte di Cassazione alla quale spetterà valutare se il quesito referendario è ammissibile alla luce della Costituzione. Gli esperti già evidenziano alcune perplessità: se venisse abolita la quota di seggi eletti con il proporzionale oggi prevista dal «Rosatellum», sarebbe indispensabile ridisegnare tutti i collegi altrimenti l’Italia si troverebbe nell’impossibilità di eleggere un Parlamento. 
Condividi