MONDO

L'eritreo ferito: non ho tirato alcun sasso

Roma. Resta alta la tensione al Tiburtino Terzo dopo lo scontro tra residenti e migranti

Gli abitanti lamentano da tempo di non potersi muovere liberamente nel quartiere, soprattutto nelle ore serali perchè hanno paura. Alcune donne raccontano di essere state avvicinate e importunate dagli ospiti del centro di accoglienza. "Siamo esasperati. Non li vogliamo più nel quartiere"

Immagine di repertorio
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E' stato ascoltato ieri sera dagli investigatori, con il supporto di un interprete, il 40enne eritreo ricoverato nel reparto di Chirurgia dell'ospedale Pertini dopo essere stato accoltellato alla schiena nel corso di tafferugli tra migranti e italiani scoppiati nella notte tra martedì e mercoledì al presidio umanitario per transitanti del Tiburtino Terzo a Roma. Lo straniero avrebbe negato di aver lanciato sassi ai bambini, spiegando di essersi limitato a fare il gesto, presumibilmente in seguito a un diverbio scoppiato per motivi ancora da chiarire. L'uomo ha anche detto di aver avuto paura ma di non essere in cerca di vendetta. Il verbale dell'interrogatorio sarà trasmesso a breve in procura, dove già da ieri è aperto un fascicolo a carico di ignoti.

Resta alta la tensione nel quartiere
Continua il presidio della polizia nel quartiere Tiburtino Terzo, periferia est della Capitale dove resta alta la tensione dopo una lite tra residenti e i migranti del locale centro di accoglienza che ha rischiato di finire un tragedia: un ragazzo eritreo infatti è stato accoltellato alla schiena. La Procura ha aperto una indagine per omicidio volontario. Cosa abbia scatenato la lite ancora non è chiaro.

Da una prima ricostruzione, sembra che un gruppo di bambini abbia avuto un diverbio con un 40enne eritreo il quale avrebbe poi lanciato sassi verso di loro. Circa due ore dopo una madre sarebbe tornata in zona chiedendo aiuto a 50 residenti, sarebbe scoppiato un scontro finito con il 40enne accoltellato alla schiena. L'uomo è ricoverato in ospedale. Le sue condizioni sono critiche, ma non è in pericolo di vita. Secondo quanto hanno riferito i Carabinieri non risiedeva nel centro, sistemazione temporanea per circa 80 persone.

La ricostruzione della madre
"Mi hanno chiuso dentro al centro, mi hanno trattenuto con la forza, mi hanno trascinato per 500 metri. Io volevo solo proteggere mio figlio e i miei nipoti". A parlare all'Adnkronos è Pamela. Ieri sera è entrata nel centro di accoglienza del Tiburtino Terzo per cercare l'eritreo che, spiega, "aveva minacciato i suoi nipoti e il figlio" piccolino, di appena un anno e mezzo, scatenando una serata di ordinaria follia alla periferia est di Roma. Prima di parlare, Pamela mostra le foto dei lividi, i segni delle dita sulle braccia, quelli del trascinamento a terra sulla schiena e sulle gambe, i lividi sul volto, a testimonianza della verità del suo racconto. Poi comincia dall'inizio, da quando ha visto i suoi nipotini tornare a casa in lacrime.

"I miei nipoti di 10 e 12 anni stavano passeggiando insieme a un'amichetta di 15 anni: con loro avevano mio figlio, di un anno e mezzo, nel passeggino, stavano cercando di farlo addormentare - racconta la donna - A un certo punto si è avvicinato questo eritreo, diceva cose che non capivano, si avvicinava al piccolino e lo indicava. Loro si sono spaventati, gli hanno detto di andar via, e lui gli ha lanciato contro i sassi. Sono tornati da me piangendo. Non ci ho visto più, ho preso con me il mio nipotino di 12 anni e sono scesa a cercarlo".

"Ho girato un po', poi, quando l'abbiamo visto, lui ha preso a correre e si è rifugiato dentro il centro di via del Frantoio - prosegue Pamela - Io gli sono corsa dietro, ma quando ho oltrepassato il primo cancello, me lo sono sentito chiudere dietro. Poi ho visto arrivare gli altri immigrati. Mi hanno buttata a terra, mi hanno tenuta giù, hanno preso mio nipote per il collo. Io urlavo, poi sono arrivate delle persone, residenti del quartiere, hanno aperto il cancello e siamo riusciti a uscire. Ma mi hanno preso di nuovo, mi hanno trascinato per 500 metri, prima che mi riuscissi a liberare".

"Ho avuto paura, tanta. Poi ho scoperto che quell'uomo non sta bene mentalmente, che l'avevano cacciato dal centro perché aveva già creato problemi - aggiunge la donna - Dell'accoltellamento non so nulla, non so che cosa è accaduto quando lui è entrato nel centro, non so quello che fanno tra di loro. Quello che so è che qui si ubriacano, danno fastidio, ma io voglio che i miei figli e i miei nipoti abbiano il diritto di passeggiare in pace".

Cri Roma: tensioni fuori da presidio 
"Dalle informazioni che abbiamo raccolto finora emerge che le tensioni sono avvenute all'esterno del presidio umanitario". Lo ha detto il direttore della Croce Rossa di Roma, Pietro Giulio Mariani, parlando dell'assalto al centro di via del Frantoio. "Il migrante ferito è arrivato successivamente nella struttura - aggiunge Mariani - gli operatori non ci riportano episodi di sequestro". Il direttore della Croce Rossa di Roma ha ribadito che l'eritreo ferito attualmente era ospite di un centro di accoglienza straordinaria e non più del presidio umanitario Tiburtino, gestito dalla Cri, che al momento accoglie circa 80 persone, soprattutto eritrei.
 
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