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ECONOMIA

E' la prima occupazione "femminile" di una miniera

Sardegna, 30 donne occupano una miniera nel Sulcis: una di loro ci spiega perchè

Da questa notte sono al buio, al freddo, con il passamontagna e la ferma intenzione a non uscire da lì sotto finchè la Regione Sardegna - azionista della ex Igea, l'azienda di bonifiche e recupero di aree minerarie dismesse di cui sono dipendenti - non darà spiegazioni sul loro futuro. 

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di Veronica FernandesSardegna Sotto l'elmetto hanno il passamontagna per non farsi riconoscere. Sono le trenta lavoratrici della ex Igea - la società, di cui la Regione Sardegna è azionista, che si occupa di bonifiche e recupero di aree minerarie dismesse - che da questa notte occupano la miniera di Monteponi, nel Sulcis. Una di loro - che spiega di non voler dire il suo nome per evitarare ritorsioni - racconta come è nata questa protesta. E' la prima volta che un gruppo di sole donne occupa una miniera: non se ne andranno, assicurano, finchè le loro rivendicazioni non otterranno una risposta.

E' la prima volta che un gruppo di donne occupa una miniera. Perchè questa decisione è arrivata oggi?
Noi vogliamo esprimere la nostra rabbia contro una società che non ci dà garanzie per il futuro, è da un anno che abbiamo solo parole come rispose e quindi l'unico modo per farci sentire è quello di venire qui, in condizioni di estremo disagio. Chiunque conosca la miniera sa in che condizioni siamo: sottoterra, al buio, al chiuso, al freddo, all'umido. Ma nonostante questo non molliamo.

Sono sei mesi che non ricevete lo stipendio. Quali sono le vostre rivendicazioni?
Il problema non è solo lo stipendio. Vogliamo che l'azienda risolva la crisi economica e finanziaria che da un anno affligge la nostra società, si assuma le proprie responsabilità e non risponda solo con parole, vogliamo azioni concrete. 

Fino a quando siete disposte a rimanere lì?
Non abbiamo paura, vogliamo delle risposte. Abbiamo iniziato questa occupazione senza darci un limite temporale. 
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