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MONDO

A rischio le consegne

Cina, sciopero di massa nella fabbrica diventata famosa con Michael Jordan

L'azienda che produce scarpe per i grandi marchi, da Nike a Timberland, ha visto due giorni di sciopero ravvicinato: gli operai chiedono migliori condizioni di lavoro e il pagamento dei contributi previdenziali. Secondo China Labor Watch dietro il mancato pagamento c'è la complicità dei governi locali

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di Veronica Fernandes Dieci anni fa i lavoratori della Yue Yuen - che produce scarpe per i grandi marchi occidentali, da Adidas a Crocs – hanno fatto una pausa per salutare Michael Jordan che veniva a dare un’occhiata alle scarpe Nike che portano il suo nome, le Air Jordan, prodotte in questo colosso della manifattura cinese nel sul del Paese, a Dongguan. Anche all’epoca della visita non erano mancate accuse di sfruttamento e di utilizzo di bambini-operai.

Le ragioni dello sciopero: stipendi e mancato pagamento dei contributi 
Oggi quei lavoratori – e i nuovi arrivati che si sono moltiplicati – sono in sciopero perché chiedono migliori condizioni di lavoro, il pagamento delle assicurazioni e della previdenza sociale, e incentivi per la casa. Perché le assicurazioni? I 60 mila lavoratori, in maggioranza donne, che popolano la fabbrica del Guandong sono immigrati da altre regioni e, per legge, non possono trasferire la loro assicurazione, a meno che non venga pagata una quota supplementare. Siccome l’azienda rifiuta e le trattative sono saltate, loro interrompono la produzione e scendono in piazza, per la seconda volta.

China Labor Watch: complici i governi locali
China Labor Watch, che monitora le fabbriche cinesi, denuncia la complicità dei governi locali che, sostiene l’organizzazione, spesso chiedono ai titolari di pagare la copertura assicurativa per un numero esiguo di dipendenti. In più, spiegano, a volte anche i lavoratori non vogliono pagare i “nuovi” contributi perché li hanno già pagati nella provincia di origine. Secondo un report di CLW, di 400 aziende messe sotto la lente, nessuna aveva pagato i contributi richiesti dalla legge cinese.

A rischio le consegne?
Ad essere preoccupati sono i clienti della Yue Yuen, i giganti delle scarpe sportive: Nike, Crocs, Adidas, Reebok, Asics, New Balance, Puma Timberland. Le proteste dei lavoratori rischiano di mettere a repentaglio le consegne. 

Pochi giorni fa un altro sciopero, arrestati alcuni operai  
Il braccio di ferro ha visto solo pochi giorni fa, il 6 aprile, l’ultimo capitolo, un altro sciopero. Gli operai hanno bloccato la strada davanti all’ingresso della fabbrica e la polizia, secondo quanto riporta Radio Free Asia, li ha dispersi con la forza e ha arrestato un numero imprecisato di persone. Un portavoce della Yue Yuen, di proprietà taiwanese, ha definito le proteste “un fraintendimento”.

Il precedente nel 2011
Nel 2011 circa 7 mila lavoratori della Yue Yuen erano già scesi in piazza per protestare contro il taglio agli stipendi. “La manifestazione ha un basso impatto sulla produttività – aveva detto l’azienda – non ci saranno variazioni negli ordini”.

La Cina delle fabbriche in sciopero 
Lo sciopero della Yue Yuen è solo dei fronti della protesta delle fabbriche cinesi. Una staffetta che solo nel mese scorso, ha visto mille lavoratori della IBM di Shenzhen manifestare contro i licenziamenti. Ancora: due giorni di sciopero alla Foxconn, il costruttore degli I-Phone a Tianjin, e agitazioni in tutti gli stabilimenti Pepsi per i tagli al personale e allo stipendio.
 
 
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