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Nuovi modelli: come la sharing economy trasforma il terzo settore

A Riva del Garda, è in corso la XIII edizione del Workshop sull’impresa sociale (10-11 settembre) di Iris Network. Sposando la diffusa sensazione che il peggio della crisi economica durissima sia alle spalle, il tema della edizione 2015 è ‘Tornare ad investire’, focalizzando buone pratiche di investimento di imprese sociali.

(corbis)
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di M. Vittoria De Matteis Da un lato il terzo settore ridisegna nuovi servizi e riacquista una dimensione sociale grazie all’economia della condivisione, dall’altra nelle pratiche di sharing, ancora agli albori, la persona può tornare al centro. Di questo si parla a Riva del Garda, dove come ogni anno l’economia civile e l’impresa sociale si danno appuntamento: giovedì 10 settembre apre i lavori Carlo Borzaga (presidente di Iris Network) con un excursus sui principali eventi che caratterizzano l’evoluzione dell’impresa sociale. A seguire, Lorenzo Sacconi (professore di politica economia all’Università di Trento e presidente di EconomEtica) tiene un keynote speech sul tema beni comuni e impresa sociale. Venerdì 11 settembre è la volta di Sergio Urbani, segretario generale di Fondazione Cariplo, uno dei più importanti attori filantropici nazionali le cui strategie e iniziative riconoscono nell’impresa sociale un soggetto importante in settori chiave quali welfare comunitario, cultura e tutela del patrimonio, housing sociale. E infine Luigi Bobba, Sottosegretario Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, che presenta il nuovo fondo rotativo da 200 milioni di euro per l’impresa sociale.

Le sessioni parallele rappresentano il cuore operativo per la community del Workshop, occasione di dibattito, confronto, lavoro sul campo. Vari i temi: dal come accompagnare gli investimenti sociali, alla rigenerazione sociale e di luoghi, da buone pratiche di investimento di impresa sociali alla sharing economy come modello di trasformazione del terzo settore, dagli ecosistemi dell’innovazione allo startup d’impresa, dalla tecnologia applicata al sociale all’economia circolare del riuso, dall’innovazione culturale che incontra l’impresa sociale al dibattito sulla riforma del terzo settore.

Secondo una ricerca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in Italia, questa nuovo modello alternativo al consumismo classico è in crescita, con all’attivo circa 250 piattaforme collaborative on line. Lo studio rileva circa 160 piattaforme di scambio e condivisione, circa 40 esperienze di autoproduzione, circa 60 di crowdfunding. Che si tratti di “sharing” per la condivisione di beni, servizi, informazioni, spazi, tempo o competenze, di “bartering”, ovvero il baratto tra privati ma anche tra aziende o di “crowding” con pratiche come il crowdsourcing e crowdfunding ma anche di“making” cioè di autoproduzione dall’hobbismo alla fabbricazione digitale (fablab), dal 2011 a oggi i numeri sono più che triplicati, in particolare nell'ambito del turismo, dei trasporti, delle energie, dell'alimentazione e del design. La sharing economy è un nuovo modello di servizio che può essere un’opportunità per start up, aziende e amministrazioni, ma anche per rispondere alle sfide a cui sono chiamate a rispondere le nostre città.
Per capire il panorama delle start up italiane da più di un anno la directory collaboriamo.org monitora e registra i servizi collaborativi italiani: servizi giovani, nati per la maggior parte tra il 2012 e il 2013, in crescita seppur con qualche difficoltà. Pesano però alcune criticità e ritardi quali la scarsa familiarità con internet degli italiani, la mancanza di regolamentazione normativa, i pochi fondi di investimento erogati, nonché la scarsa preparazione imprenditoriale dei giovani italiani. Tuttavia questi servizi possono rappresentare un’opportunità per aziende e amministrazioni, sia perché offrono nuovi modelli di business, sia perché possono rafforzare la coesione sociale, salvaguardare l’ambiente, favorire la ridistribuzione della ricchezza e trattenere i giovani.

Con un 13% della popolazione che ha utilizzato almeno una volta servizi di sharing,  l’economia collaborativa in Italia si avvicina al tipping point per la diffusione di un fenomeno tra la popolazione (previsto al 15% ).

Gli Early Adopter, per lo più persone con livello di istruzione elevato e residenti in grandi centri abitati, hanno utilizzato almeno una volta servizi di sharing perché propongono soluzioni innovative e rispettose dell’ambiente, favoriscono la socializzazione ma anche il risparmio economico. Tra i servizi più utilizzati quelli legati alla mobilità (car sharing), alloggio condiviso, scambio e baratto.

Il calcolo del Pil non basta più per valutare il benessere degli Stati, perciò è nato il Social Progress Index, che indica la misura in cui i paesi provvedono ai bisogni sociali e ambientali dei loro cittadini grazie anche alla sharing economy.

 
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