TECH

Le reazioni all'ordine della giustizia che Cupertino non intende rispettare

Apple versus Fbi: Silicon Valley e Casa Bianca su sponde opposte

Google, WhatsApp, Mozilla, in parte anche Microsoft si schierano dalla parte di Apple, oltre a Edward Snowden. Ma il portavoce della Casa Bianca difende la sentenza, ribadendo che si tratta di un caso isolato. La disputa tra Apple e Fbi irrompe anche nella campagna presidenziale. 

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Dipartimento di Giustizia e Fbi "non chiedono a Apple di ridisegnare o creare un nuovo accesso secondario a uno dei loro prodotti", ha fatto sapere il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest. Anche l'amministrazione Obama ha difeso la sentenza, spiegando che si tratta di un caso isolato. Secondo l'ordinanza del giudice Sheri Pym, Apple deve consentire all'Fbi "l'assistenza tecnica" per accedere all’iPhone di Farook, forzando il codice criptato per disattivare il sistema di sicurezza che altrimenti eliminerebbe i dati del telefono. La Silicon Valley si muove con grande cautela. Tra privacy e sicurezza, il dibattito è solo all’inizio.

Finora Google, WhatsApp (controllata di Facebook, ma con un Ceo proprio) e Mozilla stanno dalla parte di Apple. Jan Koum, fondatore di WhatsApp e membro del consiglio di amministrazione di Facebook, è stato il primo dalla Silicon Valley a dirsi a favore della posizione di Apple: "Non potrei essere più d'accordo con quanto detto nella lettera ai consumatori" scritta ieri dall'amministratore delegato di Apple, Tim Cook. " "Non dobbiamo lasciare che si crei questo precedente pericoloso. Oggi la nostra libertà e autonomia sono a rischio", ha scritto su Facebook.

Il Ceo di Google, Sundar Pichai, ha usato cinque tweet per meglio spiegare la sua posizione: 

Il Ceo di Microsoft Satya Nadella ha retwittato, senza commenti, una proposta di aprire un ampio dibattito sulla questione avanzata dal suo stesso presidente e Chief Legal Officer Brad Smith 

Mozilla, fondazione non profit che sviluppa il browser Firefox, appoggia Apple: il direttore esecutivo Mark Surman ha dichiarato a Wired UK che "il caso crea un precedente pericoloso che rappresenta una minaccia per la privacy dei consumatori. Le aziende dovrebbero essere incoraggiate a rafforzare la sicurezza dei loro prodotti, anziché a minarla". Su Twitter, la Fondazione rilancia il video di qualche giorno fa che sottolinea l'importanza della crittografia:


Ritrovare l'equilibrio
L’ex procuratore generale per la sicurezza nazionale del Dipartimento di Giustizia, Jamil Jaffer, cerca un punto di equilibrio: c’è un ordine di un giudice indipendente di tribunale legale che afferma 'abbiamo bisogno di accedere a questo telefono',  bisogna trovare il modo un per farlo. In questo momento tra Apple afferma 'assolutamente no, in nessun modo' e l'Fbi ribadisce la richiesta; ci deve essere una via di mezzo. Abbiamo sempre avuto in questo Paese una privacy equilibrata da un lato e la sicurezza dall’altro. Dobbiamo ritrovare questo equilibrio perché  la situazione è insostenibile. Purtroppo noi probabilmente subiremo un altro attacco terroristico. Quando ciò accadrà, se i dati crittografati su quel telefono fossero utili per bloccare l'attacco, gli americani si chiederanno 'cosa è successo?' Andranno al Congresso per chiedere una soluzione, che sarebbe imposta e sarebbe un male per la tecnologia, un male per la privacy e la sicurezza avrà già sofferto le conseguenze e le posizioni polarizzate portano al peggior risultato.

Il caso entra nelle presidenziali
La disputa si è già riversata sulla campagna presidenziale e potrebbe approdare alla Corte suprema Usa. Lo scontro sulla privacy tra la magistratura americana e la Apple, dopo che l'azienda di cupertino ha respinto la richiesta di una corte federale di aiutare l'Fbi creando un software speciale per sbloccare l'iPhone5c usato da uno dei killer della strage di San Bernardino lo scorso dicembre (14 morti, 23 feriti) potrebbe essere un "precedente pericoloso" secondo il Ceo di Apple, ma Josh Earnest, il portavoce della Casa Bianca, ha precisato che il Dipartimento della giustizia sta chiedendo ad Apple l'accesso ad un singolo apparecchio, non di ridisegnare i
suoi prodotti o di "creare una nuova backdoor dei suoi prodotti".
  
Nella campagna per la Casa Bianca, l'outsider repubblicano Donald Trump è stato il primo a reagire, schierandosi con i giudici e attaccando Apple: "Chi credono di essere, devono aprire l'iPhone", ha ammonito. Il braccio di ferro cade nel bel mezzo di un dibattito già molto acceso tra Washington e le tech company dopo il 'datagate scatenato dalle rivelazioni di Edward Snowden (che difende Apple): 


L'Fbi è invece convinto che i dati contenuti nell'iPhone del simpatizzante jihadista autore del massacro in California possano fare finalmente chiarezza su alcuni aspetti della strage ancora molto misteriosi. Per questo il giudice federale Sheri Pym si è convinto ad emettere l'ordinanza nei confronti della Apple. Per la Casa Bianca
si tratta di un caso singolo, per le tech company un precedente troppo rischioso. 


 
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